Viveva in Sardegna da decenni Michelangelo Caggiano, scomparso recentemente al termine di una triennale guerra combattuta contro una malattia feroce, di quelle che molto raramente lasciano scampo, ma combattuta dal nostro concittadino con grande coraggio, lo stesso che aveva caratterizzato la sua intera esistenza. Personalmente nutro di lui un ricordo estremamente nitido, quello di persona dotata di una gentilezza d’animo squisita, capace di autentica amicizia, di generosità, altruismo e senso di solidarietà elevati all’ennesima potenza. Era sagace, Michelangelo, ed intellettualmente profondo, essendo egli stato per giunta precursore e precoce interprete nelle nostre zone, tanto nelle idee quanto nei comportamenti, dei rivolgimenti sociali globali intervenuti alla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo in seguito al “Maggio francese” e passati alla storia, complessivamente, sotto il nome di Sessantotto. Aveva compreso quanto stava accadendo ed aveva aderito alle innovazioni culturali caratterizzanti quell’epoca, la cui portata, probabilmente, molti ancora non hanno capito appieno. L’anelito alla libertà di autodeterminazione, la volontà di realizzare hic e nunc, in quel presente ormai lontano, la giustizia sociale, erano soltanto talune delle istanze che promanavano soprattutto dal mondo giovanile, e Michelangelo le propugnava apertamente, sfidando le consuetudini alquanto farisaiche e falsamente moralistiche che un conservatorismo arroccato su se stesso opponeva al vento del cambiamento, che poi si è immancabilmente prodotto. Erano quelli gli anni nei quali Michelangelo frequentava l’Università di Salerno, entro le cui mura egli era oltremodo conosciuto proprio perché anche in quell’ambito risultava essere in anticipo sui tempi.

Il caro Michelangelo sarà ricordato domani, 14 luglio, in una cerimonia religiosa nel cui corso quanti gli hanno voluto bene si uniranno, in preghiera, alla famiglia. Per tutti resterà il ricordo di una persona che non ebbe mai paura di esternare le proprie idee.  

 

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