Un gennaio freddo, si legge nelle cronache dell’epoca, quello del 1920, periodo storico difficilissimo perché da poco aveva avuto termine la Grande Guerra ed imperversava la devastante pandemia della spagnola, che andava mietendo vittime a milioni nel mondo, particolarmente virulenta anche nei nostri paesi. Molti i bambini che, aggrediti dal morbo o per mille altre cause, stante un altissimo indice di mortalità infantile, lasciavano prematuramente questo mondo. Il 31 di tale gelido mese vide la luce Carmelinda Cira Zichella e già da infante la madre le fece indossare in due occasioni la “campanella”, ovvero la veste bianca da angioletto con la quale si usava vestire i bambini transitati o in procinto di trapassare a miglior vita, perché ella, per ben due volte, si ritrovò in grave pericolo di morte. In entrambi i casi, fortunatamente, sfuggì agli oscuri artigli della signora con la falce, ragion per la quale la genitrice ebbe ad affidare la “campanella” ad una vicina di casa perché la lavasse in qualche ansa del fiume Osento, il quale, nell’ambito della società contadina, era la “lavanderia” soprattutto della povera gente. Un’ondata di piena, però, si portò via la veste e, mortificata, alla donna altro non restò da fare se non comunicare la cosa alla sua amica. Tale evento, però, fu accolto come un ottimo presagio in casa di Carmelinda, al punto che la mamma ebbe ad affermare che la figlia sarebbe vissuta per cento anni.

 

Ebbene, oggi quella soglia è stata superata di un anno, perché ne ha compiuto centouno, e, come gli auguriamo di tutto cuore, la sua esistenza si protrarrà per moltissimi anni ancora.

 

Eppure la sua epifania esistenziale non è stata affatto tutta rose e fiori, la qual cosa, del resto, è comune a tutti gli appartenenti a quelle generazioni. A livello generale, i suoi occhi hanno visto il terremoto del 1930, mentre, come tutti, ha patito le avversità e la penuria materiale connesse alla Seconda Guerra Mondiale e comunque alle condizioni sociali di quei decenni. A livello personale, per giunta, ha vissuto vicende estremamente dolorose che avrebbero piegato l’animo di chiunque, ma non il suo, forgiato nel sacrificio, che l’ha resa donna di ineccepibile moralità e madre impeccabile, qualità che le hanno consentito di portare avanti la famiglia con grandissima abnegazione e coraggio. Dei suoi otto figli, infatti, ben tre non sopravvissero ai primi mesi di vita. Della restante prole, quattro donne e un uomo, una figlia le è venuta a mancare anni or sono, procurandole un ulteriore profondissimo dolore. La sua bella famiglia si compone, inoltre, di sette nipoti e otto pronipoti, dei quali l’ultima nata ha ben 100 anni, 7 mesi e 15 giorni in meno.

 

Anche una delle sorelle, Filomena, che era emigrata negli U.S.A., ha abbondantemente sforato il secolo di vita.

 

Per quanto non sia stato possibile, per le restrizioni dovute all’attuale pandemia, festeggiare laicamente tale ragguardevole traguardo, pure Carmelinda è stata omaggiata tanto dalla comunità ecclesiale quanto da quella civile. Ha infatti voluto celebrare una messa solenne il vescovo della diocesi di Ariano-Lacedonia, S. E. Mons. Sergio Melillo, accanto al parroco don Giuseppe, mentre, a nome dell’intera popolazione, il sindaco Antonio Di Conza le ha consegnato una targa.

S. E. Mons. Sergio Melillo

Il parroco don Giuseppe

La signora Carmelinda Cira Zichella con le figlie

La consegna della targa da parte del sindaco

 

 

 

 

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