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uova di pasqua

Se questi giovani sono il "futuro", parola mia!, credo proprio che sarà un futuro radioso. Gli aderenti al gruppo informale "I Ragazzi del Salotto" hanno dimostrato, nell'attuale grave contingenza, una disponibilità all'aiuto disinteressato ed uno spirito di solidarietà veramente encomiabili. Accanto agli operatori e responsabili istituzionali (l'Ente comunale e la Polizia municipale), sono loro, infatti, l'asse portante della locale protezione civile, avendo risposto, fin da subito, all'appello rivolto ai potenziali volontari. Si prendono cura soprattutto degli anziani, ai quali prestano aiuto in tutti i modi possibili, a cominciare dal disbrigo delle incombenze quotidiane che essi non possono espletare. Sono stati loro a consegnare le mascherine, porta a porta, che il Comune  è riuscito a procurarsi nell'ambito delle innumerevoli attività che svolge per prevenire il contagio. Hanno dato una mano anche al progetto della Caritas e sempre del Comune, chiamato "Carrello Solidale", consistito in una raccolta di viveri (ancora in corso, attraverso la spesa solidale) che poi sia il parroco don Giuseppe e sia loro stessi, per conto dell'Amministrazione comunale, distribuiscono alle famiglie che ne fanno richiesta avendone veramente bisogno (naturalmente, in tempi nei quali chi attinge la sopravvivenza al proprio lavoro quotidiano si trova in notevoli difficoltà e fortunatamente, sia pure con qualche pudore, riesce a chiedere un aiuto che gli viene immancabilmente prestato, perché incontra una grande disponibilità da parte delle istituzioni civili e religiose).

Ultima in ordine di tempo, ma non meno importante, è una iniziativa che hanno posto in essere autonomamente: la compera e la distribuzione a tutti i bambini di Lacedonia, nessuno escluso, ed ovviamente quelli compresi nella fascia di età tra gli 0 e i 13 anni, di uova pasquali, la qual cosa, in verità, è stata possibile anche in grazia della cospicua donazione economica di una persona che ha voluto restare nell'anonimato.

Lo hanno fatto nel segno della volontà di donare un sorriso ai fanciulli, che insieme agli anziani sono forse i soggetti che maggiormente soffrono per la situazione di confinamento forzato tra le mura domestiche. Sul bigliettino di auguri accluso insiste una frase evangelica a me particolarmente cara: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non vi entrerà» (Mc 10.13-16).

Credo proprio che la solidarietà avvicini anche la nostra esistenza terrena al regno di Dio, perché rende il mondo un posto migliore. E se la solidarietà germoglierà da questi semi, anche Lacedonia sarà certamente un luogo migliore. Merito dei ragazzi: chapeau a loro!

uova di pasqua 1

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zichella

Ormai è chiaro che il nostro futuro, almeno quello prossimo, è strettamente connesso alle tecnologie informatiche e alla possibilità di interazione a distanza. La qual cosa vale anche e soprattutto per le dinamiche formative che impegnano la scuola a tutti i livelli, da quella dell'infanzia all'università. A dire il vero gli atenei italiani si sono prontamente adeguati, anche in virtù di una dimestichezza con il mondo digitale abbastanza avanzata rispetto ai livelli scolastici dell'obbligo. Fatto è che sempre più studenti compiono il passo finale del loro percorso di studi da casa propria, cosa che inibisce, posso garantirlo, soltanto la possibilità di festeggiare in compagnia di amici e parenti, come sarebbe giusto, ma nulla toglie però alla qualità della discussione della tesi.

A Lacedonia ha discusso la sua tesi stamattina, 8 aprile del 2020, SIMONA ZICHELLA, che ha conquistato, presso l'Università di Teramo, la laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari.

Vogliamo porgere i nostri migliori auguri di un futuro radioso, soprattutto in un ambito come questo, strettamente connesso alla tutela della salute individuale e pubblica, quale è appunto quello che concerne l'alimentazione umana.

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umberto

Voglio esternare le mie felicitazioni a Umberto Cardellicchio, che ha realizzato il sogno di laurearsi in economia con la discussione della tesi di  laurea ieri, pur tenutasi in videoconferenza per le nuove disposizioni governative in materia di prevenzione del contagio da coronavirus. Nonostante sia stato costretto a parlare attraverso un monitor, Umberto è stato estremamente brillante, al punto da meritare i complimenti della commissione. Gli stessi, amplificati, che gli rivolgo io, tenuto conto della tenacia con la quale una persona sposata, impegnatissima nella cura della famiglia, della moglie e dei figli, oltre che nel lavoro, ha perseguito i suoi obiettivi raggiungendoli. Credo sia un esempio per tante persone che, pur potendo agire, si lasciano invece andare alla corrente dell'apatia. Complimenti, Umberto.

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copertina

Questa è certamente una notizia che non avrei mai voluto dare, perché io per primo ne sono scosso. In maniera estremamente prematura è transitato ad altra, e spero luminosissima dimensione dell’essere, Nicola Bianco. Una malattia, che egli ha affrontato con estrema dignità fino alla fine, pur nella sofferenza non comune, lo ha strappato a quanti, e sono in tantissimi, gli hanno voluto bene e a quelli, del pari moltissimi, che lo hanno sempre stimato e che hanno avuto l’onore di godere della sua amicizia. Io sono tra coloro i quali di Nicola apprezzano (mi si consenta di parlare al presente) la grandissima cultura, molto vasta e profonda, la sua umanità, la sua coerenza, il cuore gigantesco. È stato, peraltro, una vera leggenda del calcio locale (ma non solo, come dirò), giocando nella mitica Folgore. Lo ricordo, da ragazzo, danzare nel campo e, non me ne vogliano i tanti amici che hanno vestito quella maglia, è stato certamente il migliore tra i numeri 10 della storia calcistica lacedoniese, una mezzapunta dotata di un tocco di palla di gran classe e di una tecnica "pazzesca", un brasiliano che faceva veramente divertire il pubblico con le sue trovate: un vero pilastro in ogni squadra nella quale ha giocato. Fatto è che appena ventenne cominciò a lavorare come istitutore a Prato, in Toscana, ove fu notato da Ferruccio Valcareggi, l'allenatore della nazionale italiana che aveva ottenuto il secondo posto ai mondiali di Mexico 70. Un uomo, Valcareggi, d'altri tempi, dotato di un notevolissimo fiuto, che aveva lasciato la nazionale, ma senza rinunciare a rimanere nel mondo calcistico, avendo cominciato a collaborare proprio con il Prato, essendo egli toscano, che all'epoca militava in Serie C, ma che aveva intenzione di scalare le vette fino alla A. E il vecchio Ferruccio notò questo giovanotto che si era stabilito nei dintorni di Firenze da tre mesi soltanto, ma che si era già distinto giocando alcune partite. Lo fece contattare con l'intenzione di inserirlo in squadra come professionista. Nicola Bianco fu tentato, ma disgraziatamente in quel periodo perse suo padre e decise di tenere fede a quanto gli aveva promesso, ovvero di conseguire una laurea, anche a costo di rinunciare alla carriera calcistica, cosa che peraltro fece. Negli anni però ha giocato in diverse squadre toscane, ma senza compromettere quanto si era prefisso. Ha trascorso la sua vita da docente acquistando grande stima in ogni luogo si sia trovato ad interagire e dimostrando che per essere veri uomini non c'è affatto bisogno di calarsi nella luce dei riflettori mediatici. Un grande calciatore e un grande uomo. Sono veramente addolorato e sono convinto di interpretare i sentimenti della gran parte della popolazione della sua Lacedonia esprimendo tutto il mio cordoglio per questa grave perdita.

BIANCO 4

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