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Anni di battaglie per la riapertura della tratta ferroviaria Rocchetta/Lacedonia - Avellino, a quel che sembra, hanno dato i loro frutti, perché, finalmente, qualcosa pare essere emerso dalle paludi della burocrazia italiana, che notoriamente si nutre di numeri trascurando gli aspetti culturali, umani e spesso anche economici delle situazioni. Merito, questo, che va attribuito ad una straordinaria sinergia tra associazioni, prima tra le quali InLocoMotivi, di Pietro Mitrione, nata proprio con tale scopo sociale, che ha saputo coagulare ed attrarre intorno a sé il consenso sociale ed anche politico indispensabile per riaprire una questione che sembrava già abbondantemente chiusa. Anche il film L'Ultima Fermata, di Giambattista Assanti, certamente è servito a rinfocolare un'attenzione sopita. E dunque ecco che la tratta de quo finalmente sembra essersi trasformata in attrattore turistico: una opzione minima che però offre slancio ad un'azione che non troverà certamente la sua fine. Da domani, 22 agosto, la Rocchetta - Lacedonia riprenderà vita, come da indicazioni riportate nella esaustiva locandina, nella quale sono riportati tutti gli Enti, pubblici ed associativi, che hanno prodotto tali risultati.

Fino agli anni cinquanta del secolo scorso non esisteva altro modo per compiere lunghi viaggi se non quello ferroviario. Nella nostra Irpinia la strada ferrata più importante, ma meglio è dire la sola, quella che ha visto centinaia di migliaia di nostri conterranei abbandonare le proprie terre per cercare fortuna in un ignoto altrove, era proprio la Avellino – Rocchetta Sant’Antonio/Lacedonia, d'un tratto inopinatamente chiusa al traffico in nome di un incomprensibile anelito al “risparmio”. Nei fatti fin da subito si affermò che tale linea avrebbe potuto costituire un importante attrattore turistico, ma farlo comprendere ai burocrati di certa politica è stato come pretendere che un neonato comprenda le teorie di fisica quantistica. Quante lacrime sono state versate in quelle stazioni e quante storie hanno avuto inizio o fine: sarebbe impossibile raccontarle tutte. Tuttavia una è veramente simpatica.

Anni cinquanta. Un vecchio contadino sta per salire in vettura quando dai diffusori della stazione si annuncia «I signori viaggiatori sono pregati di prendere il treno che è in partenza».

Udito ciò il vecchio scende. Passa un altro treno, ed un altro ancora, e la storia si ripete, finché il capostazione non chiede al vecchio:

«Nonno, ma voi dovete prendere il treno?»

«Sì, devo andare ad Avellino».

«E perché non avete preso i treni che sono passati?»

«Perché la voce ha detto che i signori devono salire sul treno, ma io non sono un signore, io sono un contadino. Quando passa il treno dei cafoni?»

La persona dalla quale ho appreso tale aneddoto mi ha giurato che è vero e non ho alcun motivo per non crederci. Fatto è che con la chiusura della linea ferroviaria gli inutili idioti responsabili di tale atto hanno annichilito non solo una grande storia, ma centomila microstorie di gente comune. 

LUPUS IN FABULA porge i complimenti alle Associazioni e agli Enti coinvolti ed esprime la propria soddisfazione.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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