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pietre

Addentrandosi nel dedalo dei vicoli, un vero labirinto, che compongono il nucleo medievale del centro storico di Lacedonia, ci si imbatte, spesso, in antichi portali che recano simboli alla loro sommità. Da essi, se correttamente interpretati, si possono ricavare notizie attendibilissime sulle famiglie che abitavano tali dimore e, nel caso di edifici pubblici o di culto, sulla destinazione d'uso del fabbricato. Le pietre sono molto loquaci, e talora anche estremamente eloquenti, e riescono nell'intento di farsi capire alla perfezione, sempre ammesso che chi tenta di ascoltarle sia dotato di un udito affinato.

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Questo, ad esempio, è lo stemma araldico della famiglia cui si deve la costruzione della cosiddetta "Caserma Vecchia". Il primo elemento che appare evidente è l'assenza di una data o almeno delle iniziali di un qualche nome. Questo ci lascia supporre che non se ne sia avvertito il bisogno perché la famiglia era molto conosciuta in loco. Si tratta certamente di "gentili", ovvero di piccola nobiltà locale, votata all'arte della guerra, giacché sono ben due i richiami all'attitudine marziale: l'elmo di un'armatura medievale in alto e una mano che sorregge una lancia in basso. Nel mezzo, invece, ci sono tre gigli, i quali, come è noto, costituiscono, dall'epoca dei regnanti Capetingi di Francia, simbolo di regalità. È dunque possibile che tale famiglia fosse di origini francesi, considerato che molti cognomi lacedoniesi richiamano direttamente alle dominazioni d'oltralpe del Regno di Napoli. Tuttavia la magnificenza dello stemma mi dice di un soverchiante orgoglio familiare e di un'importanza tutto sommato limitata al solo centro di Lacedonia. In altri termini, maggiora se stesso nei simboli che non ha altra alternativa, oggi come ieri.

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I due simboli che campeggiano sulla parte superiore di un arco gotico a sesto acuto, quello della Chiesa di San Nicola, uno dei quali, raffigurante la croce gigliata, costituisce chiave di volta dell'arco stesso, mi hanno dato un bel po' da pensare. Alcun tempo è trascorso da quando, accompagnando una comitiva in visita a Lacedonia, una persona, evidentemente addentro a certe problematiche, avanzò l'ipotesi che potesse trattarsi di due simboli dei Cavalieri Templari: l'Agnus Dei e la Croce, appunto. Egli suffragava la sua ipotesi con la considerazione dell'esistenza di innumerevoli commende templari nella vicina Basilicata. Ci ho pensato e ripensato e alla fine mi sono convinto che tale eventualità è del tutto da scartare. Piuttosto io ritengo, in linea con le fonti storiche disponibili, che la chiesa oggi dedicata a San Nicola fosse stata in un primo tempo consacrata a San Giovanni Battista, precedente Patrono di Lacedonia. Lo starebbero a dimostrate proprio il simbolo dell'Agnello, che caratterizza la figura del Battista, ed il fatto che i Templari usavano la Croce Greca e non quella Gigliata.

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Quella raffigurata è l'epigrafe che campeggia sull'ingresso della diruta cappella di San Pasquale. Almeno così la chiamavano per antonomasia i lacedoniesi. In realtà la legenda in lingua latina ci dice che essa è dedicata alla Vergine Maria del Monte Carmelo. Inoltre ci offre notizie certe circa il committente, il sacerdote don Francesco Antonio, esponente di una Familia Gentilium, ovvero appartenente alla piccola nobiltà locale, quella dei Papaleo. Anche l'anno di costruzione (o di ristrutturazione) è riportato: si tratta del 1734.

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Questo stemma è a mio parere estremamente significativo. Esso non predica appartenenze nobiliari, ma indica una precisa abilità del suo proprietario: quella di scrivere, cosa non affatto comune nel 1766, anno riportato in legenda. Il solo simbolo presente consiste infatti in una mano che regge una piuma d'oca. Credo si trattasse di una persona che svolgeva attività di scriba, ma non ritengo che possa trattarsi di una professionalità di carattere noratile o avvocatizio. Penso piuttosto a persona che, sapendo leggere e scrivere, in tempi nei quali quasi tutti, compreso molti nobili, erano analfabeti, per vivere "scrivesse conto terzi". Ciò mi diverte, se penso che taluni LUPI, nell'epoca attuale, sono costretti ad esercitare la stessa "arte" onde rubare scintille al sole e alla fuggente luce della sopravvivenza.

 

Questi sono solo taluni degli elementi architettonici che ci parlano della nostra storia, leggibile nelle rughe di talune antiche case ormai cadenti, venerande come i solchi impressi nel volto dei nostri vecchi, veri e propri romanzi esistenziali: sempre ammesso che si sia in grado di leggerli!

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ISABEL

 

 

Quella di Mario Perrotta, noto ingegnere di Avellino, è senza dubbio una delle menti creative e votate all’estetica più solide dell’intera provincia, che egli non manca mai di attraversare, nei suoi viaggi, giammai fermandosi all’epifania superficiale dei luoghi, ma andando a scavare, con il suo obiettivo fotografico e soprattutto con la sua sensibilità sottile, nei più negletti anfratti, onde portarne in luce le peculiarità uniche ed irripetibili ed offrire il proprio contributo alla loro valorizzazione. E tanto vale anche e soprattutto per Lacedonia, paese al quale è particolarmente legato. E proprio qui, nella nostra terra, egli ha compiuto l’ennesimo tour fotografico nella prima domenica di giugno, in compagnia degli inseparabili amici Antonello, Leonardo e Gerardo, per catturare le bellezze paesaggistiche dei nostri campi imbionditi dal grano maturo ed offrirle in dono all’occhio dei tantissimi amici di Lacedonia che vivono altrove.

LUPUS IN FABULA è felice di farsi tramite di tale nobilissimo intento.

perrotta

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Lacedonia La Porta di Basso 1953

La Port' R' Pier" - 1953

N.B. Quasi tutte le foto appartengono all'archivio Franciosi, scattate all'inizio degli anno 50 dal celebre Ing. Vincenzo Franciosi. Si ringrazia il figlio Ing. Claudio.

 

Ci fu un tempo nel quale il centro urbano di Lacedonia mostrava con orgoglio il suo "spirito" di pietra nuda, testimone eloquente delle epoche precorse. Le mura esterne delle abitazioni, che parevano reggersi l'un altra ad evitar di cadere, l'una all'altra addossate, ostentavano rughe profonde, come quelle degli anziani contadini che le abitavano. C'era gente, all'epoca, tanta gente avvezza al sacrificio e portatrice di una umanità che spesso latita negli opulenti tempi nostri, nei quali, fatte salve le situazioni di evidente necessità, le persone si palesano al mondo sempre insoddisfatte a prescindere da ciò che possiedono. E come le case, rivestite d'intonaci freschi dagli improbabili colori a partire dagli anni ottanta, così gli esseri umani non portano più abiti sdruciti e logori, eppur forieri di una eleganza derivante dal senso di dignità di coloro che li indossavano. Ma il futuro di certo non si può arrestare, come pure il progresso, né è pensabile un ritorno tout court all'antico, alla comune cultura tipica di qualche decennio fa, pertanto non è questo che intendiamo quando paventiamo un possibile "ritorno al futuro". Parliamo in sostanza di recupero tanto degli elementi urbani quanto di una cultura fondata su valori solidaristici, entrambe le cose strettamente connesse, perché è pur vero che l'esteriorità, se non dice tutto dell'interiorità, quanto meno offre indizi abbastanza eloquenti. E dunque ci sembrerebbe bello se la pietra tornasse in luce o vestisse, con poca spesa, anche le abitazioni costruite in cemento armato: si può fare e non costa poi tanto. E sarebbe meraviglioso se si pensasse di offrire una idea di rifioritura sociale attraverso l'abbellimento delle stradine del centro con fioriere curate dagli stessi abitanti: si potrebbe ad esempio incentivarli istituendo un concorso per la "strada più bella". Le idee sono molte e vertono tutte sul recupero di un'estetica che da sola potrebbe costituire un eccezionale attrattore turistico.

LUPUS IN FABULA non pretende di ergersi ad arbiter elegantiae, né di dettare il gusto, che naturalmente è e resta soggettivo. Ma amiamo parlare di  bellezza, proprio così, perchè non aveva certamente torto Fëdor Michajlovič Dostoevskij, quando, nel romanzo "L'idiota", affermava che «La bellezza salverà il mondo!».

Intanto speriamo di indurre tutti alla riflessione e alla proposta, poi quel che sarà, sarà!

lacedonia1954 0016

Vico De sanctis - Il mulino di Mastro Mosè - 1954

Lacedonia C.so del Sole 1953

Via del Corso del Sole alla confluenza con il Corso Augustale - anno 1953

Franciosi Porta di basso 10x15

La Port' R' Pier' - Anno 1953

santa maria anni 30

Santa Maria negli anni trenta

pza s modificato 1

Oggi - Una casa di Piazzetta S. Gerardo alla quale è stata riportata in luce la pietra nuda

g.b modificato 1

Oggi - Una casa di C.so G. B. Vico alla quale è stata riportata in luce la pietra nuda

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ciceroni

Una delegazione dell'Associazione "I Ciceroni di Formia", ricca di molti iscritti che operano per la promozione del patrimonio culturale nelle splendide città marinare di Formia e di Gaeta, è venuta in visita a Lacedonia per scoprirvi i "tesori" storici, artistici e culturali, guidata dall'ottimo Presidente Rocco Pio. E non è rimasta certamente delusa ed anzi molto meravigliata dalla ricchezza di attrattori del quale il nostro paese è foriero. Presto si organizzeranno per condurre da noi nutrite comitive, piacevolmente sorpresi tanto dall'interessante tour quanto dall'accoglienza loro riservata oltre che dal gusto della nostra cucina tradizionale. Ad onor del vero Lacedonia non difetta certo di luoghi ove è possibile degustare cibi genuini preparati secondo ricette antiche di secoli. A fare gli onori di casa il vicesindaco ed assessore uscente alla cultura, Antonio Caradonna, che in questa maniera ha voluto offrire il suo contributo fino all'ultimo giorno del suo mandato amministrativo, giacché la visita si è tenuta domenica scorsa, giorno di elezioni. A far da guida l'UNLA di Lacedonia, nella persona dello scrivente. Molto interesse ha suscitato il Pozzo del Miracolo, a conferma di quanto da anni andiamo sostenendo, ma anche i reperti archeologici e quelli artistici hanno suscitato eccezionale stupore. 

Ebbene, LUPUS IN FABULA invita chi ancora nutrisse una qualche forma di scetticismo circa la possibilità reale di uno sviluppo turistico, naturalmente in maniera benevola, a ricredersi e a crederci. Tale comparto potrebbe riservare grandi sorprese in ordine all'economia e all'occupazione di zona.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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