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Sono ormai undici anni che all'inizio dell'estate, per alcuni giorni, le strade di Monteverde si riempiono di persone diversamente abili, nell'ambito dell'iniziativa denominata "Un paese accessibile", che è parte di una progettualità di più lungo respiro, mirata alla promozione e all'esercizio della solidarietà umana coniugata a legittime istanze di sviluppo locale, soprattutto laddove si consideri il trend di decrescita antropica delle nostre zone, che finirà per annichilirle laddove non si trovino soluzioni adeguate. E a me pare che puntare su un turismo che trovi nei disabili utenza privilegiata, rendendo l'agglomerato urbano a misura di "diversa abilità", costituisca una scelta non soltanto condivisibile, ma addirittura encomiabile. È il borgo, con i suoi suggestivi percorsi culturali e naturalistici (Castello, Serro della Croce etc.), ad essere centrale e questo è molto importante.

Per l'edizione de quo il focus è stato centralizzato sui "non vedenti", che confluiranno in grandissimo numero, stando alle prenotazioni, sabato 29 e domenica 30 luglio, in grazia anche dell'entusiasmo con il quale l'Unione Nazionale dei Ciechi ed Ipovedenti ha accolto l'iniziativa voluta dall'Amministrazione Comunale in collaborazione con la Pro Loco, della quale è partner. Tutto è stato predisposto in maniera tale che gli ospiti possano "vivere" il luogo, pur senza vederlo con gli occhi, attraverso esperienze uditive e tattili. Anche il gusto delle vivande racconterà le sue storie di antiche tradizioni mai dimenticate.

Questo il programma.

Programma

29 luglio

 

ore   10,00 Arrivo degli ospiti

ore   10,30 Accoglienza

ore  11,00 Convegno: «Il turismo Accessibile: nuovo modello di sviluppo sociale»                                    

ore  16,30 Percorso Storico/Culturale, con visita al borgo ed al castello di Monteverde con in mostra il basso rilievo «Le sette meraviglie di Caravaggio»

ore   21,00 intrattenimento

Programma

30 luglio

ore     9,30 Percorso naturalistico

ore   10,30 Visita alla Premiata fabbrica di organi a canne «Vincenzo Continiello & Figli»

ore   11,30   Visita al Birrificio artigianale “ Serro Croce”

ore   13,00 Pranzo

Per chi volesse organizzare delle visite singole o di gruppo può contattare la

Segreteria organizzativa: Francesco Vella   3400922189

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Si presenta in questa maniera il panorama del prospiciente agro di Sant'Agata di Puglia da Lacedonia in questi frangenti. Le fiamme sembrano avvolgere i fitti boschi che circondano il suggestivo paese vicino. Il gran caldo ed un vento sostenuto sono ingredienti veramente micidiali, in grado di alimentare incendi difficilmente controllabili. Si spera che le cause di quello che all'atto di prospetta come un evento ecologico quasi disastroso, almeno stando alle immagini scattate da Antonello Pignatiello, siano naturali e non vedano responsabilità umane.

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TRANS

I campanacci annunciano di solito il loro arrivo, la mattina sul presto: è così da secoli! Quando giungono dalla pianura di Capitanata annunciano l'estate, se scendono dalle alture, di contro, portano con sè l'inverno. L'ager nostrum è attraversato dai sentieri della transumanza, la cui conoscenza gli allevatori si tramandano di generazione in generazione, anche se non di rado gli armenti percorrono le lingue d'asfalto delle provinciali e delle statali. I bovini trottano di buona lena,  anelando, io penso, all'acqua e ai pascoli nei quali troveranno ristoro. Mi piace osservarne l'andatura dinoccolata, mentre i mandriani agitano lunghe aste, emettendo strani segnali sonori, nel tentativo di tenere la mandria unita. Intanto io penso che questa è la nostra storia e che il migliore di noi, in altre epoche, era colui il quale possedeva più capi di bestiame. Ed ancora mi balena il pensiero che certamente mucche avvezze a "pedalare" a questa andatura, a bere acqua di sorgente e a brucare erba dai prati non possono che offrire latte di prima qualità, dal quale ricavare caciocavalli e formaggi, ma anche scamorze, mozzarelle e burri privi dei veleni che le meno  fortunate colleghe che vivono nelle stalle, nutrite a mangimi e antibiotici (nella migliore delle ipotesi) espellono dal loro corpo nel latte. L'Irpinia è anche questo: genuinità. Intanto qualche automobilista, intimorito, accosta sulla sua destra, osservando le corna appuntite avvicinarsi pericolosamente alle carrozzerie e temendo il peggio fino a quando l'ultima mucca è transitata. Vedo allontanarsi l'ultima arrivata ed anch'io riprendo la mia giornaliera transumanza alla ricerca di pascoli intellettuali che sempre più raramente mi accade di trovare.

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FORNA

Non è azzardato affermare che la Madonna Delle Grazie è stata considerata alla stregua di una sorta di Madre comune da innumerabili generazioni di lacedoniesi, la cui devozione mai è scemata, nonostante l'epoca nostra proponga modelli sociali indirizzati verso il materialismo più squallido, che sovente uccide anche le tradizioni più sentite. E devo dire che stamane il pensiero è corso non già ai numerosi presenti, ma ai tantissimi lacedoniesi assenti per causa di forza maggiore, quelli che, per intenderci, vivono nell'altrove nel quale hanno trovato la propria fonte di sostentamento quotidiano. Il ricordo vola su una folla di volti che non vedo da decenni e che, un tempo, costituivano l'anima della festa, intenti com'erano ad armeggiare su braci e spiedi e ad ungere con l'olio i pezzi di carne esposti alle fiamme. Ed ancora mi par di udire il suono di organetti ed i canti di persone che, magari, avevano un po' esagerato con le libagioni di vino. Mi piglia un certo qual magone se penso che il numero dei residenti cala costantemente (ma questa è una triste realtà che riguarda tutti i paesi dell'Alta Irpinia) e che ancora in molti sono costretti, per trovare un lavoro, ad abbandonare la propria casa e i propri affetti per andare a spersonalizzarsi, a diventare meri numeri, in realtà metropolitane estremamente alienanti. E dunque rivolgo un silente pensiero alla Madonna Delle Grazie: proteggili e, se possibile, consenti che ritornino alle proprie radici.

UN ABBRACCIO A TUTTI I LACEDONIESI EMIGRATI

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

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aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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