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FRANCHINO

È già trascorso qualche mese della tragica scomparsa di Francesco Russo, che è stato, e sono certo che nessuno mi possa smentire, il più grande schermidore che la nostra provincia abbia mai avuto. Alle capacità sportive, peraltro, Franchino coniugava una serietà ed una sobrietà nei modi e negli atteggiamenti che costituiscono qualità tipiche delle persone autenticamente grandi. Se a questo si unisce la sua attitudine a coltivare e ad insegnare i veri valori dello sport, e non si tratta in questo caso di mere frasi di circostanza, ben si comprende come per Lacedonia e per tutta l’Irpinia la sua dipartita costituisca una perdita incolmabile. Nato sessantacinque anni or sono a Lacedonia ed ivi vissuto per l’intera esistenza, nondimeno Francesco Russo, conosciuto con il diminutivo di Franchino, di allori ne ha raccolti veramente molti, in giro per il mondo, proiettandosi ai livelli più alti, al punto da aver vinto un campionato europeo di sciabola e da essere stato più volte inserito nella nazionale di scherma, fino agli ultimi anni, nella categoria seniores, avendo partecipato più volte ai mondiali, ultimi tra i quali quelli disputati in Russia. Ma ciò che lo ha connotato è stato l’impegno nell’insegnamento della scherma in qualità di maestro di moltissime generazioni di schermidori d’Irpinia, avendo egli fondato, oltre due decenni or sono, il primo club di scherma nella provincia di Avellino. Fatto è che non agiva per interesse, poiché i suoi allievi non pagavano alcuna retta e spesso era egli stesso a pagare l’iscrizione ai vari campionati. Campione, dunque, non solo sotto il profilo atletico, ma anche e soprattutto sotto quello umano, in una epifania esistenziale che ha trovato un epilogo alquanto tragico. È stato infatti in attività fino al gennaio scorso, quando, nel corso di un controllo medico di routine, gli fu diagnosticato un feroce cancro ai polmoni, cosa del tutto inattesa in un non fumatore che peraltro era persona che aveva abbracciato uno stile di vita salutista. Tuttavia non si era perso d’animo e si era preparato a disputare la sua ultima tenzone sulla pedana della vita contro un avversario temibilissimo, che alla fine ha prevalso. Perfettamente consapevole di ciò che lo affliggeva, egli alternava le chemio a Milano, con una quotidianità attraversata da profonde sofferenze fisiche, specialmente dopo che il cancro aveva invaso la colonna vertebrale. Pur tuttavia si sforzava di condurre una vita normale, per rendere “la vita difficile” all’alieno che si era impossessato di lui, un nemico che lo devastava fisicamente di giorno in giorno, senza mai fargli perdere, però, quella pacatezza nei modi che lo caratterizzava, la fiducia e la speranza che erano altri suoi tratti caratteriali, ragion per la quale ogni stoccata che assestava con le cure al male costituiva per lui un passo verso una vittoria finale che non è riuscito a conseguire, ma per la quale ha combattuto con determinazione e coraggio fino in fondo, al punto da aver deciso di sospendere la somministrazione di morfina per non perdere la sua lucidità e con essa la dignità. Un atto eroico per una persona che rifuggiva dai piedistalli, ancorata ad una umiltà che gli era congenita. Lupus In Fabula si propone, per il semestrale della sua dipartita, di organizzare una manifestazione in suo ricordo, pertanto cerchiamo foto che lo ritraggono. Saremo grati a chiunque possa aiutarci.  

FRANCHINO1

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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