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PARORAMALACEDONIA

È pervenuto sulla nostra e-mail un ricordo di Michelangelo Franciosi da parte del suo amico e compagno di classe alle elementari, Rocco Di Stefano. Abbiamo immaginato che fosse implicita la richiesta di pubblicarlo, la qual cosa facciamo con grande piacere, giacché LUPUS IN FABULA è di tutti e non soltanto di pochi. Ecco il testo:

 

«E ancora uno della classe di Michele Caggiano è venuto a mancare. Va da sé, il primissimo della classe, ma che non aveva problemi a passarci i compiti o suggerirci le risposte del maestro che, complice, faceva finta di non accorgersi dei suggerimenti. Erano gli anni dal 62 al 67.Ci siamo divisi alle medie. Tu alla sezione B perché alla A insegnava il tuo illustre genitore. Dopo ci siamo persi di vista. Ma quelle rare volte che in seguito ci siamo incontrati disarmava la tua semplicità pur nel grande genio che tutti ti riconoscevamo. E pure ti piaceva ricordare gli anni di scuola assieme e di quando ti assentavi io ero addetto a portarti i compiti assegnati a scuola dal maestro. Non so come chiudere ne' mi vanno le solite frasi ad effetto. Ti rimprovero solo che la tua genialità avresti dovuto metterla al servizio del nostro paese. Ciao Michelangelo. Rocco Di Stefano».

 

Una partenza improvvisa ed inattesa, quanto prematura, giacché egli non raggiungeva neppure i sessanta anni di età, quella di Michelangelo Franciosi, che a nostro giudizio è stato un grandissimo umanista, studioso instancabile, un vero genio che non si è mai curato di dimostrarlo. La tragedia si è consumata per via di un infarto fulminante che lo ha colpito mentre egli era alla sua scrivania, la testa china sui libri, compagni dell'intera sua esistenza. Confesso che sono particolarmente toccato da questo evento infausto: lo avevo incontrato un paio di giorni or sono al Calaggio, egli proveniente da Napoli, ove insegnava, e ci eravamo dati appuntamento a casa sua per discutere di alcune questioni storiche. Ci sono stato questa mattina, ma soltanto per recitare, di fronte al suo feretro, l'eterno riposo nella grazia di Dio che egli ha certamente meritato in vita.

Era figlio del compianto prof. Carlo ed apparteneva per via diretta alla famiglia più volte citata dal De Sanctis nel suo "Viaggio Elettorale". Quando tornava a Lacedonia, ove trascorreva tutti i fine settimana, egli abitava con la madre, essendo figlio unico, nella casa ove fu ospitato a Lacedonia il grande critico.

«Vegliate dunque, perché non sapete nè il giorno nè l'ora!», scrive Matteo nel suo Vangelo, e nulla di più vero per quel che concerne questa inattesa dipartita. Fatto è che quando giunge il nostro treno è obbligatorio prenderlo e con biglietto di sola andata.

Domani, 11 luglio, alle ore 15.30, nella Chiesa Concattedrale di Lacedonia, le esequie.

LUPUS IN FABULA non può che esprimere profondo cordoglio per questa perdita che coinvolge l'intera comunità e, in via più generale, tutto l'ambiente culturale della Campania.

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Nicola D'Amelio ci ha lasciato.

Colpito da un'ischemia cerebrale mentre stava per terminare il suo intervento all'’assemblea nazionale della logistica in corso a Bologna domenica scorsa e trasportato in ospedale, le sue condizioni erano apparse subito gravissime.
Nicola non è riuscito a vincere quest'ultima battaglia, ed è deceduto.
Da alcuni mesi si era buttato con tutta la sua energia nella lotta per rivendicare quei diritti che altrove sono la naturale applicazione di norme e contratti, non così ad Avellino dove  in un clima di omertà, di ricatti, di desolante e criminale non curanza delle istituzioni, i padroni della logistica fanno il bello ed il cattivo tempo. Per la sua attività era stato sottoposto ad attacchi infami con trasferimenti e pressioni di ogni tipo, ma questo non gli aveva impedito di continuare nella sua attività di responsabile aziendale USB alla SVA, contro i soprusi e per la conquista di dignitose condizioni di lavoro, di salario e di sicurezza.

Appassionato sostenitore della sua squadra, l'Avellino, con lo stesso entusiasmo si era dedicato all'attività sindacale.

La sua morte ci lascia sgomenti e addolorati, ma non dimenticheremo il suo coraggio, la sua totale disponibilità, il suo sorriso.

Alla famiglia, ai suoi compagni di lavoro, ai suoi amici va tutta la nostra più forte solidarietà.
Ciao Nicola, non ti dimenticheremo.

I compagni e le compagne dell'USB - ’Unione Sindacale di Base

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vincenzo

VINCENZO CON I NIPOTI DANA (ORMAI RISTABILUTASI) E OLIVER

 

Domenica scorsa gli amici e i nipoti italiani di Vincenzo Zichella si sono ritrovati nella Chiesa Concattedrale di Lacedonia per partecipare ad una messa in suffragio celebrata da don Roberto Di Chiara e ad un ricordo del nostro compianto conterraneo. Presenti il Sindaco Antonio Di Conza e l'assessore al lavoro Michele Ruberti, è stata letta dallo scrivente una lettera di ringraziamento alla popolazione di Lacedonia pervenuta da parte della figlia Serafina Johnston Zichella ed una dei nipoti che abitano in Italia, a Reggio Calabria. Il sindaco a breve invierà una missiva alla famiglia di Vincenzo ribadendo che possono trascorrere anche decenni, ma il legame che lega chi è nato a lacedonia alla sua terra e alla sua comunità è impossibile da recidere. I funerali di Vincenzo si terranno domani in Inghilterra alle ore 10.00 orario di Greenwich e sarà possibile seguirli il diretta su internet cliccando sul seguente link:

http://vincenzozichellalive.com/content/view.php

Ci è inoltre stato proposto un video, girato nello scorso maggio, che raffigura Vincenzo intento a ritirare un uleteriore premio dalla Federazione Nazionale dei Maestri del lavoro d'Italia prima che le sue condizioni si aggravassero e il cancro contro il quale combatteva con grande forza se lo portasse via. Sappiamo di fare cosa gradita proponendolo nella nostra pagina.

 

Stamattina è squillato il telefono. All'altro capo era Pinuccio Bianco, meglio conosciuto come Carletto, mitico portierone della grande Folgore degli anni '70. «Vincenzo se ne è andato, Michè! Vieni che dobbiamo scrivere un manifesto». In tal modo ho appreso della dipartita di un carissimo amico, mio e di moltissimi lacedoniesi. Vincenzo Zichella, conosciuto in gioventù  a Lacedonia come "Vincenzo La Roma", essendo il solo tifoso romanista del paese, ha concluso la sua esistenza terrena a causa di un male incurabile che lo ha bruciato in un anno di sofferenze atroci. Stando a quanto racconta chi è andato a trovarlo, però, egli ha sopportato il dolore con il sorriso sulle labbra, essendone peraltro abituato. Da decenni risiedeva in Inghilterra, ove era stato costretto ad emigrare, come tanti, a causa della miseria, ed ivi aveva consumato la sua intera esistenza nella cura degli ammalati, in qualità di infermiere, guadagnandosi l'affetto e la stima soprattutto dei degenti, specialmente dei bambini ricoverati nei reparti oncologici, e la gratitudine dei loro familiari, perché egli li accudiva come se fossero tutti figli suoi. E tali meriti gli sono stati riconosciuti ufficialmente con l'attribuzione, in età avanzata, del Cavalierato al Merito della Repubblica Italiana e con la nomina a Maestro del Lavoro d'Italia, organizzazione nel cui ambito da un paio di anni rivestiva il ruolo di Viceconsole in Gran Bretagna.

Ma l'autentico "capolavoro" della sua vita è consistito nel ruolo che ha avuto nella salvezza della sua nipotina, sulla cui storia è stato scritto un libro da un autore londinese, poiché certi tipi di narrazioni colpiscono molto nel mondo anglosassone.

Infatti una delle grandi felicità della sua vita, la nascita della sua nipotina Dana, coincise con il massimo dei dispiaceri. In grazia di un errore medico, la neonata rischiò il soffocamento all’atto del parto: il suo cervello restò per lunghi attimi senza il necessario apporto di ossigeno, ragion per la quale, per circa dodici anni, pur non essendone state lese le facoltà mentali, la bimba subì la paralisi totale degli arti inferiori, costretta su una sedia a rotelle. Ma Vincenzo, forgiato nella fucina del sacrificio, portatore di sentimenti forti, trasmessi alla prole, non si è affatto perso d’animo. Accanto alla figlia e alla nipote ha girato prima l’Europa, per poi approdare negli USA, nel solo luogo e dal solo medico in grado di effettuare un’operazione chirurgica difficilissima, un primario di origine cinese, il dr. Palk. Circa ottantamila euro il costo del solo intervento, senza considerare quelli sostenuti per la permanenza e per i precedenti “viaggi della speranza, molta parte dei quali coperti proprio dai risparmi di una vita di Vincenzo, senza chiedere nulla a nessuno. L’amore di un nonno questi miracoli li compie: da un paio di anni circa sua nipote Dana ha cominciato a tenersi in piedi e quindi, pur con fatica, a deambulare autonomamente.

Da amici, abituati a vederlo ogni agosto seduto in Piazza De Sanctis, nel posto consueto dal quale salutava tutti, avremmo desiderato che fosse seppellito nella sua Lacedonia, ma forse è giusto che le sue spoglie permangano vicino alla sua Dana, in Inghilterra.

Addio Vincenzo, vero LUPO d’Alta Irpinia, indomito di fronte alle disgrazie e sempre pronto a lanciarsi nella mischia delle difficoltà proprie ed altrui!

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VINCENZO "LA ROMA" ALL'EPOCA DELLA SUA EMIGRAZIONE IN INGHILTERRA

 

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BARONE

Che il caro amico Gerardo Bianco sia un autentico "Barone" è fuori di discussione: il suo feudo sono i boschi, le grotte, i tesori della Valle dell'Osento, che egli conosce pianta per pianta, anfratto per anfratto, pietra per pietra. Un patrimonio di conoscenze naturalistiche di zona, il suo, senza uguali, essendo egli motivato da una passione senza pari per la natura ed i suoi misteri. Già cofondatore del gruppo "Osento Lo Sento", è sempre disponibile a sostenere le azioni intraprese da organizzazioni come il Club Alpino Italiano, nella specie il gruppo Terre Alte, che da alcun tempo ha segnato i sentieri percorribili dai gruppi praticanti il trekking con i sistemi GPS. E non di meno si è messo a disposizione del CCEP UNLA di Lacedonia, che ha intenzione di censire puntualmente flora e fauna ancora presente nel territorio, onde documentarla e contribuire alla sua salvaguardia. Grazie infinite per questo, caro Barone.

Sotto il profilo umano Gerardo è di un'affabilità e di una umanità che lo rendono simpatico a tutti, essendo peraltro di ottima compagnia. E non gli manca quella sana vena autoironica che rende le persone più umane. Ama scherzare, quando è il caso, e non si sottrae nemmeno allo sfottò benevolo: ma quando occorre percorrere la strada della serietà è sempre in prima linea.

Riguardo alla sua goliardia mi piace raccontare un breve aneddoto che la dice lunga e che si fonda su un gioco degli equivoci che nasce dalla sua omonimia con un notissimo politico democristiano.

Alcuni decenni or sono l'Irpinia ospitava due Gerardo Bianco (in verità li ospita ancora), l'uno dei quali era il nostro Barone, poco più che ventenne, mentre l'altro era ed è un professore di chiarissima fama ed un politico democristiano all'epoca molto ma molto potente. E accadde che il nostro Gerardo, il Barone intendo, telefonò presso un rinomato ristorante che serviva pesce prenotando con il suo nome e cognome per sè e per l'allegra e, diciamoci la verità, un po' scapestrata combriccola che egli all'epoca frequentava. Quando giunse con i suoi amici presso il locale, si sentì negare l'accesso: non era certamente quello il Gerardo Bianco che i gestori attendevano, e fu costretto a mostrare i suoi documenti perché gli credessero. Avevano apparecchiato con servizio e candelabri in argento ed avevano preparato ogni sorta di prelibatezze ittiche per l'onorevole. Ma tant'è! Furono fatti dunque accomodare ed alle quattro di mattina erano ancora là a degustare e a divertirsi, stavolta in compagnia dei proprietari, che si erano lasciati conquistare dalla simpatia dei ragazzi.

Questo è il nostro Barone, portatore di quella nobiltà d'animo che non dipende affatto dal censo, perché: SIGNORI SI NASCE!

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