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LAURA

Laura Rocco è una persona splendida in tutti i sensi. Portatrice della sensibilità umana che talvolta germoglia, quale fiore solitario, anche tra le asperità dei monti d’Irpinia, non è affatto nuova a gesti di solidarietà. Laddove ci sia gente avvolta dal buio della sofferenza, non di rado ella va ad illuminarla con il suo sorriso, con i suoi gesti concreti. Ritengo sia una “mahatma” dotata di un cuore che raggiunge le stesse altezze delle cime che circondano Serino. Ebbene, ha voluto toccare con mano la situazione di uno dei Paesi più arretrati al mondo, quella stessa Eritrea che indebitamente invademmo in un passato non tanto remoto. Una nazione poverissima, per di più avvinta nelle maglie strette di una dittatura che depriva tutti delle libertà più semplici e dei diritti umani più elementari. Ne ho contezza precisa. Nella mia scuola di italiano per rifugiati minori non accompagnati, di ragazzi eritrei ne ho visti transitare diversi. Ho ascoltato molte delle loro storie. Taluni hanno impiegato due anni per raggiungere l'Europa da Asmara. Sono partiti che avevano quattordici e quindici anni. Ora ne hanno sedici o diciassette. Emaciati e denutriti. A piedi, nel deserto, in Sudan, cristiani in un paese fondamentalista, sfuggiti alle grinfie dei terroristi in Libia e all'insaziabilità assassina del mare mediterraneo e degli scafisti senza scrupoli. Cerco di fare il possibile, ma è molto difficile fronteggiare la sindrome post-traumatica da stress.

Per quel che concerne Laura, anche nell’anno in corso si è recata in quei paraggi. Il suo reportage fotografico mi ha francamente impressionato in maniera molto positiva, perché mi ha fatto comprendere che un movimento di solidarietà, con le adozioni a distanza, potrebbe contribuire ad arrestare i flussi della disperazione. Queste le sue parole: «Una terra arida, l'Eritrea ... per chilometri interi il nulla ... la mia meta è Hebo, questo villaggio dell'entroterra dove ci sono anche le spoglie di San Giustino De Jacobis di San Fele. Là insiste la missione più grande dei Padri Vincenziani, con un orfanatrofio che raccoglie tutti i bambini che vi giungono e che hanno una sola matrice comune: la madre morta di parto. Qui purtroppo è un fatto "normale". E allora ecco che l’adozione a distanza diventa la salvezza. Quell’euro al giorno, un regalo di dignità per ogni bambino. Dove la speranza non c'è, la speranza poi ritorna grazie alla tanta generosità. Essere lì e vivere l'Africa come uno stato mentale e primitivo, e pensare addirittura di non ritornare: anche se poi si ritorna a casa ogni anno dopo aver visto il mondo per quello che è ed aver immaginato il mondo per ciò che invece dovrebbe essere. Semplice!».

Il nostro blog, LUPUS IN FABULA, a breve provvederà ad adottare a distanza un primo bambino, il primo dei figli del LUPO!

GRAZIE LAURA!

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A quel che risulta Nicola non lascia il Comitato Festa di San Filippo Neri. Evidentemente quando ci ho parlato non ci siamo intesi bene. Ne sono contento, soprattutto perché la festa anche quest'anno ci sarà grazie ad un gruppo di ragazzi che hanno dato vita al comitato. Esprimo loro il mio apprezzamento per la sensibilità che dimostrano nel preservare una tradizione irrinunciabile. 

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MONT

Correvano gli anni settanta o giù di lì e Lacedonia era letteralmente traboccante di giovanotti ambosessi di belle speranze, che sciamavano in tutti i luoghi. Tra di loro persone indimenticabili, perché portatrici di calore umano e simpatia promanante da peculiarità caratteriali uniche. E tra di loro l'amico Pinuccio Montesion, che amava ed ama il nostro paese in maniera quasi viscerale, per quanto, come la maggioranza dei giovani di allora, anche lui sia stato costretto a fare le valigie e a recarsi, in prima istanza, nella mecca dei lacedoniesi, quella Torino che all'epoca offriva opportunità a tutti. Ebbene, agli inizi degli anni ottanta si era accorpato, nel capoluogo piemontese, un gruppo di giovani compaesani che frequentavano la discoteca Big Nepenta. Me li ricordo tutti, perché anch'io all'epoca consumavo le mie notti in caccia nei locali della Torino da vivere. Pinuccio sempre in prima linea, con tutto il gruppo che abitava a Lacedonia in prossimità del campo sportivo, come l'amico Gerardo Quatrale, ma anche il compianto Gaetano Caggiano, i fratelli Cringoli e molti altri. Tutti rigorosamente indossavano il chiodo e molti avevano i capelli cotonati. Un simpatico casino bestiale. Ciò che accomunava tutti era quella Lacedonia che nessuno si rassegnava a dimenticare, ma nella quale pochi ormai ritornano. Tranne Pinuccio, che qualche apparizione, anche se sporadica, perché da molti anni vive in Sardegna, ogni tanto la fa. Auguri di buon compleanno amico mio e di tutta Lacedonia e fatti vivo più spesso.

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santoli

Era un po' di tempo che il LUPO si riproponeva di narrare la storia di Gerardo Santoli, soprattutto per il suo valore esemplare, poiché, senza aiuto alcuno e senza santi in paradiso, ma fidando soltanto su indiscutibili qualità alimentate dagli studi e dall'apprendimento in situazione pratica, sottoponendosi ad un gavetta estenuante, ha visto premiato il proprio impegno ascendendo ai vertici di Confimprenditori, organizzazione della quale è diventato Vicepresidente Nazionale. L'occasione mi è offerta dal fatto che oggi ricorre il compleanno di questo figlio d'Irpinia, rigorosamento a denominazione d'origine controllata ed estremamente amante della sua terra, in considerazione del fatto che, pur vivendo a Roma, opera in maniera costante sul nostro territorio a beneficio dello stesso.

Ebbene sono ormai lontani i tempi in cui in maniera molto precaria e mal retribuita si lavorava fianco a fianco presso Telenostra - Giornale di Avellino, egli sulla cronaca ed io a dirigere la redazione cultura, essendo all'epoca direttore del network Antonio Caggiano, altro grande amico che attualmente dirige il settore comunicazione di RAI 1. Amici, entrambi, che ce l'hanno fatta trascinati dal loro merito e dai sacrifici personali, compagni di strada di un tempo dei quali vado veramente molto fiero. Ricordo, di Gerardo, l'estrema umanità, l'affabilità, una prudenza nel raccontare vicende e soprattutto persone, per tema di danneggiarle, nei suoi articoli di cronaca, in nome di un'etica che ormai sembra essersi perduta in grazia dello sciacallaggio giornalistico, della vollontà egocentrica che ispira molti a ricercare lo scoop a tutti i costi, magari creando, nelle prime pagine, incolpevoli "mostri". Ciò non era nel nostro modus operandi e Gerardo costituiva un esempio di ricerca della verità da fonti certe. Parlava soltanto quando era sicuro di essere nel giusto e condiva i suoi articoli di quella dose di tolleranza umana, nella consapevolezza dei limiti della nostra specie, necessaria al giornalismo d'autore.

Come terminò questa esperienza? Nel modo tipico imposto dalla categoria degli editori, vere "iene" del mondo dell'informazione: con un licenziamento. Fummo fatti fuori in diversi, evidentemente quelli più scomodi, e in diversi momenti, ivi compreso Antonio Caggiano.

Per me non è stata l'ultima volta, perché ho perseverato - errore grossolano - in un lavoro fatto di sfruttamento e di scarne soddisfazioni economiche e spirituali. Ma tant'è: homo faber fortunae suae!

A Gerardo non è toccata la stessa sorte, perché, scottato dal mondo del lavoro, si è dedicato allo stesso, dapprima conseguendo una laurea in Sicurezza sul Lavoro, a testimonianza di quanto egli tenga a tali tematiche, e quindi intraprendendo la carriera in questo mondo molto più appagante.

Ebbene, amico mio, ti auguro veramente tutto il bene possibile, ma soltanto perché è nel tuo pieno diritto ambirvi.

LUPUS IN FABULA è orgolgioso di questo irpino che si è fatto da sè!

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

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aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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