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Un paio di anni or sono ebbi a scrivere un libro dal titolo «Sangue e Sabbia», il cui fulcro erano le memorie di guerra di Vitantonio Solazzo, al quale toccò la ventura di combattere in Africa nel grado di sergente, uscendone miracolosamente vivo e indenne. Aveva già superato la pandemia della "spagnola" e il terremoto del trenta ed il suo sguardo ha potuto spaziare lungo l'arco di un intero secolo, avendo egli oggi compiuto cento anni di età, rendendolo scrigno di una sapienza antica che ormai si va disfacendo. Naturalmente è stato festeggiato dalla famiglia al completo, riunita presso il ristorante Zì Nicolina, ma anche la società civile non è mancata all'appuntamento, rappresentata per l'occassione dalle persone del sindaco Marcello Arminio, che ha tenuto un breve discorso e consegnato a "Zio" Vito, come viene chiamato da tutti, una splendida targa ricordo, e di Valentina Aloisi, assessore alla cultura. Il parroco, Don Antonio Di Savino, ha recitato una preghiera di ringraziamento e benedetto tutti i presenti, pronunciando parole veramente toccanti, ma il momento più commovente è stato quello nel quale Vitantonio Solazzo, con il suo bagaglio secolare sulle spalle, ha preso la parola per ringraziare di cuore tutti i presenti. Dalle sue labbra è fiorita una frase suonata al contempo come un monito ed un auspicio: «Dobbiamo volerci bene!».

E la speranza è proprio quella, caro sergente Vitantonio Solazzo, in una società in cui più che mai è vera l'aspressione latina, di plautina memoria, homo homini lupus!

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MEMORIAL

Un dovere morale è stato assolto ieri dalla Comunità di Lacedonia. Presso il campo sportivo è stato reso meritatissimo onore alla memoria di tre persone che hanno offerto tantissimo al calcio locale, inteso non soltanto nella sua accezione di sport, ma anche e soprattutto in quella di promozione di valori, parte dei quali ormai desueti, che soli possono porre un argine alla degenerazione dei costumi che va investendo il mondo intero. Rosetta Di Geronimo e Gianni Caggiano hanno insegnato tanto ad intere generazioni di bambini e di adolescenti. Domenico Di Ninno, detto Mingucciello, invece, parlava con il suo esempio di vita.

A ricevere le targhe alla memoria Pinuccio Patanella, marito di Rosetta, dalle mani del sindaco, che ha pronunciato intense parole di ricordo dei tre amici scomparsi. Il Consigliere delegato allo sport ed attuale Mister della U.S. Lacedonia, Antonio Vece, ha consegnato la targa a Concetta Zichella, moglie di Gianni, mentre Michele Rizzi, Presidente della US Lacedonia, l’ha consegnata a Linda, moglie di Domenico, che era accompagnata dal figlio Nicola.

I bambini, in tenuta da calcio, hanno infine fatto volare i palloncini, metafora dei pensieri di gratitudine e di affetto che tutto il folto pubblico avrà certamente indirizzato al cielo.

Quindi il decano dei calciatori lacedoniesi, Ciro Autorino, classe 1935, ha dato il calcio d’inizio alle partite disputate in memoria. Molta la commozione …

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Cinque anni or sono Vincenzo Saponiero, il Presidentissimo, lasciava la gabbia d'argilla per librarsi verso l'infinito. Già due anni or sono, per il triennale, ne feci una rievocazione che è oggi più che mai valida. La si può leggere su LUPUS IN FABULA cliccando su questo link: http://www.latuairpinia.it/personaggi/99-lacedonia-in-memoria-del-presidentissimo-vincenzo-saponiero.html

Intanto voglio ricordarlo fotograficamente con scatti entrati nella storia. LUPUS IN FABULA non dimentica.

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BENIGNO BLASI

Muor giovane colui ch'al cielo è caro!, scrisse Menandro tre secoli prima che nascesse il Salvatore. E credo fermamente che tale massima conservi tutta la sua valenza catartica rispetto alle tante tragedie umane che costellano le nostre quotidianità. Quanti amici coetanei se ne vanno prematuramente, come è accaduto al carissimo Benigno Blasi, con il quale ho avuto il piacere di lavorare gomito a gomito in una televisione e in una redazione giornalistica di Avellino. Un tumore furibondo, impietoso e repentino ne ha stroncato l'esistenza in pochi mesi. Egli che praticamente non aveva altro vizio che quello di lavorare. L'ho appreso stamattina da Massimo Ieppariello, che all'epoca faceva squadra con noi sullo sport. Ne ho chiesto conferma telefonica al carissimo Antonio Caggiano, che dirigeva Telenostra e Giornale di Avellino all'epoca nella quale era punta di diamante della cronaca televisiva Ottavio Giordano: Antonio era affranto, come me e come tutti quelli che hanno avuto il piacere di conoscere Benigno e di interagire con lui. Grande giornalista professionista, ha resistito nell'esercizio della professione in una terra che tiene in assoluto non cale la categoria, perché ci credeva, perché la amava: io, molto più insofferente, l'ho abbandonata. Ma ammiro la sua estrema tenacia, sempre vestita di un sorriso. Non era uno sciacallo, nè un cercatore di scoop a tutti i costi: era una persona che leggeva con equità la realtà e la riportava fedelmente, senza acredine, con l'occhio del testimone. Una professionalità indiscutibile accompagnata da una inossidabile umanità: ingrediente necessario per l'esercizio corretto del giornalismo. Buon viaggio, Benigno!

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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