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cerro tesoro

E non poteva essere che così. Naturalmente la foto di Antonello Pignatiello raffigurante il celebre "Cerro del Tesoro", albero secolare della famiglia delle Fagaceae denominato Quercus Cerris, ha vinto con altre 11 il concorso indetto da Infoirpinia, dell'ottimo Francesco Celli, e sarà l'immagine di uno dei mesi del nuovo calendario. L'organizzazione de quo condivide con Lupus In Fabula la volontà di promuovere il territorio d'Irpinia e pertanto non possiamo che elogiarne l'opera e complimentarci con loro.

Per quel che concerne l'immagine in questione, è da dire che essa è semplicemente spendida, come chiunque può vedere, e comunica cose che nei fatti, di contro, non tutti "vedono" immediatamente, pur osservando attentamente. Antonello è riuscito a cogliere la grandezza, in senso qualitativo e quantitativo, della natura, che è rappresentata proprio dal tronco e dalla ramificazione gigantesca del Cerro, la qual cosa annichilisce quasi del tutto l'elemento antropico, riconducendo l'essere umano alle sue dimensioni, anche in questo caso qualitative e quantitative, reali, ancorché a dire il vero proprio minime. E dunque madre natura, della quale l'albero è figlio, distendendo le sue braccia lignee sulle figure umane sembra quasi volerle coprire e proteggere, anche se la nostra progenie dovrebbe proteggersi soltanto da se stessa. L'albero in questione è importante non solo sotto il profilo naturalistico, cosa di per se stessa già molto importante, ma anche sotto quello antropologico, essendo ad esso legata una leggenda che vede protagonista uno dei briganti post-unitari più famosi, quel Carmine Crocco le cui bande spesso operavano proprio nell'ager compreso tra la Lucania e l'Irpinia orientale, nella fattispecie quello che insiste tra Monteverde, Carbonara e Lacedonia. Si narra che proprio nei pressi del Cerro Crocco in persona abbia nascosto una ingente mole di bottino delle sue scorrerie, che costituiscono il suo "tesoro" mai più ritrovato: da ciò la definizione, entrata ormai a pieno titolo nell'intelletto latente collettivo popolare di zona, di "Cerro del Tesoro". Ancora una volta Antonello Pignatiello, per quel che concerne il media visivo più artistico, ovvero la fotografia, si conferma quale operatore di promozione territoriale tra i più creativi, bravi ed efficaci. E scusate se è poco.

PS. Le mie considerazioni circa l'arte di Pignatiello non dipendono da spirito di amicizia, ma da reale convinzione di carattere estetico - filosofico!

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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