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fontana

ANTONIO LOCURATOLO IMPEGNATO A PIANTARE L'ULIVO.

Allo stato dei fatti siamo ancora in fase di work in progress, anche se i lavori procedono in maniera celerissima, per riportare il tradizione "fontanino", in ghisa pesante e quindi a prova di vandalismo, laddove per moltissimi decenni era stato, al "Collegio". Nello spazio che era adibito a fontana, mai entrata in funzione, sono stati effettuati profondissimi scavi e vi è stata trasportata "terra lacedoniese", quella della contrada Serre, e tra quelle care zolle già è stato trapiantato un ulivo vecchio di una quarantina di anni, in maniera tale che possa prosperare senza che si corra il rischio di un suo disseccamento. Al suo fianco saranno piantate due viti della varietà selvatica locale. Entrambe le piante costituiscono un omaggio alla cultura contadina che era cifra sociale fino a mezzo secolo fa. Non tutti sanno, infatti, che la coltivazione di vigneti e uliveti era caratteristica pregnante nell'epoca precedente la meccanizzazione delle pratiche agricole, che ha poi portato alla cerealicoltura di carattere estensivo che predomina nei tempi nostri. Nei fatti prima di allora il grano che si riusciva a ricavare dai terreni era frutto di una aratura posta in essere a trazione animale, con  buoi o muli a tirare l'aratro e il contadino dietro a guidarlo, perché non sviasse dai solchi, ed ogni fase della filiera produttiva era posta in essere rigorosamente a mano: dalla semina fino alla mietitura e alla successiva spigolatura nei campi, ed ancora alla trebbiatura e al trasporto nei mulini di zona. Altri tempi ed altra fatica immane. Anche in virtù di una economia prettamente autoreferenziale, tutto veniva prodotto in loco, a chilometro zero, come diremmo oggi, e quindi le nostre campagne erano disseminate di vigneti ed uliveti che nelle varie stagioni vestivano di eterogenei colori i panorami. Oggi dappertutto è grano, ma un tempo non era affatto così, perché anche l'orticoltura aveva il suo peso. Ed ecco dunque il significato delle due piante che campeggeranno in Largo Tribuni, che ricorderanno a tutti i sacrifici compiuti dai nostri nonni e in qualche caso dai nostri genitori.

Anche il LUPO ha voluto affondare qualche metaforico colpo di zappa, per ricordare a se stesso da dove viene, ma soprattutto dove deve andare, verso un lavoro tenace, pur se faticoso, di recupero delle tradizioni e della storia dei luoghi a pro esclusivo del BENE COMUNE!

fontana 1

IL LUPO ALLA ZAPPA (Un amico che passava ha detto, ridendo, che finalmente ho scoperto la mia vera vocazione!)

fontana 2

IL PESANTE ED ARTISTICO FONTANINO IN GHISA "ANTIVANDALISMO".

fontana 3

WORK IN PROGRESS.

 

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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