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IL FORNACIARO

Tegole cotte al sole, come il volto di chi le impastava, prima che il fuoco della fornace le indurisse donandogli una durata che oggi è impensabile. Mani sapienti, avvezze a maneggiare l'argilla, a sera, dopo una giornata di dura fatica, spezzavano il tozzo di pane guadagnato, da intingere nel piatto comune, la "spasetta", alla quale tutti si servivano al tavolo familiare fiocamente illuminato dalla lampada a petrolio o da una candela, ed ancor spesso dalla sola fiamma del focolare. Ed aveva un sapore buonissimo quel "cibo povero", condito dalla fame, un gusto che i viventi di oggi, avvezzi agli agi e a lamentare i pur minimi disagi, non conoscono e non conosceranno mai.

No! Nessuno pensi che il LUPO auspichi un ritorno a quel passato fatto di sacrifici, a quella vita disseminata di asperità esistenziali. Il nostro intento è soltanto quello di onorare la memoria di chi ci ha preceduto sul cuoio capelluto del mondo, transitandovi con grandissima dignità, pur nell'indigenza.

E un ulteriore intento ci anima, racchiuso in una semplicissima domanda. Se persino l'umilissima creta, un tempo, era fonte di reddito, perché non riusciamo più a scorgere le potenzialità che ci offre la MADRE TERRA in questo lembo montano dell'Irpinia?

Perché non riusciamo ad estrarre i metalli nobili dalla roccia? Parlo per metafore, è ovvio. Fatto sta che il nostro territorio possiede potenzialità che non riusciamo a scorgere perché siamo preda dell'assuefazione ottica. Lo scetticismo regna sovrano nelle nostre menti, le nostre braccia restano inerti adagiate sul bassoventre, il futuro appare come un tunnel oscuro percepito senza via d'uscita. Ed allora non sarebbe più saggio ritornare a riveder le stelle invertendo la direzione di marcia di un sistema socio - economico che probabilmente non è quello giusto? In questa accezione un ritorno al passato non credo costituirebbe un errore: ma naturalmente parliamo di un passato in senso culturale. Una nuova cultura del lavoro, un nuovo rispetto per il lavoro, un nuovo utilizzo (e non lo sfruttamento) delle risorse umane e territoriali: ma tutto il "nuovo" citato era presente in quel passato che abbiamo alienato dalla memoria storica e perciò è saggio pensare che il futuro, il solo futuro possibile, risiede nel passato.

E quindi mi tolgo il cappello e m'inchino davanti a te, antico e caro FORNACIARO,  magister vitae, e come tu creavi dalla duttile argilla le tue tegole, così dovremmo lavorare la nostra mente per renderla prima elastica e poi plasmarla perché diventi solida!

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LA VECCHIA FORNACE A RIDOSSO DEL CIMITERO

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LA VECCHIA FORNACE A RIDOSSO DELLA "FONTANA VECCHIA"

 

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

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