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CALITRI modificato 1

Il comune di Calitri sarà presente presso la Borsa Internazionale del Turismo di Milano (acronimo BIT) dal 2 al 4 di aprile.

L'ottima notizia è stata diffusa direttamente dal primo cittadino Michele Di Maio con un post sul suo profilo facebook.

Chi scrive ha sempre sostenuto che l'agglomerato di Calitri, come il suo agro, è foriero di enormi potenzialità espresse da attrattori turistici unici, a cominciare proprio dall'impianto urbano, la cui forma ricorda una piramide a gradoni egizia. E nei fatti di storia ne è transitata moltissima tra quei venerandi vicoli e tra le zolle, o ancora nelle grotte, fin dalla metastoria, essendo certo che il luogo era già abitato quando gruppi di cacciatori raccoglitori trovavano riparo dal gelo notturno e dai predatori nelle cavità tufacee che ivi abbondano. Come molti dei paesi dell'Irpinia orientale, infatti, anche Calitri è figlia del Vulture, essendo sorta sui depositi della roccia piroclastica più diffusa, ovverossia il tufo, che come è noto spesso somiglia ad un gruyère ricco di buchi, i quali peraltro costituiscono una importante attrattiva. Mi sono ritrovato spesso, ad esempio, a visitare talune gigantesche cavità del centro storico, delle quali dall'esterno neppure si intuisce la presenza, adibite a luoghi di conservazione e di stagionatura di formaggi ed insaccati, che in quegli ambienti acquisiscono quel gusto unico, tutto particolare, che connota le produzioni d'eccellenza locali. Una tradizione gastronomica, quella calitrana, che non ha nulla da invidiare a nessuna nel meridione, entrando a pieno titolo, a parere di chi scrive, in quello che andrebbe definito come un vero e proprio patrimonio culturale immateriale. Naturalmente una voce turistica importante è nella vocazione artistica di Calitri, che vede nella ceramica il suo punto di maggior forza, essendo una pratica locale ultrasecolare, la qual cosa si riflette nella presenza in loco di un pluridecorato Liceo Artistico, il quale sovente interagisce con il territorio.

Sarebbe estremamente lungo, anche se interessantissimo, continuare a parlare dei tantissimi attrattori turistici di Calitri, la qual cosa mi propongo presto o tardi di fare in maniera molto più approfondita. Per il momento LUPUS IN FABULA si complimenta con il Sindaco Di Maio per essere riuscito a procurare al paese che rappresenta la partecipazione a quella che a ragion veduta è considerata la maggiore vetrina turistica del mondo.

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Il sindaco di Calitri  Michele Di Maio.

 

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Cerimonia partecipata e toccante quella della vigilia della festività di San Gerardo Maiella. Finalmente qualcosa si muove in direzione del rafforzamento del culto del  Santo a noi più prossimo, essendo vissuto per oltre tre anni a Lacedonia, ove ha compiuto eccezionali miracoli, il più famoso dei quali è senza dubbio quello della "Chiave caduta nel Pozzo". E proprio presso il Pozzo del Miracolo, quello vero, si è tenuta la benedizione del grano a conclusione della fiaccolata dipartitasi da Santa Maria, ove è stata celebrata la Santa Messa. Ad officiare il parroco don Sabino e il suo vicario don Roberto, del quale peraltro oggi ricorre il compleanno ed al quale porgiamo sentitissimi i nostri auguri.

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ANTONIO LOCURATOLO IMPEGNATO A PIANTARE L'ULIVO.

Allo stato dei fatti siamo ancora in fase di work in progress, anche se i lavori procedono in maniera celerissima, per riportare il tradizione "fontanino", in ghisa pesante e quindi a prova di vandalismo, laddove per moltissimi decenni era stato, al "Collegio". Nello spazio che era adibito a fontana, mai entrata in funzione, sono stati effettuati profondissimi scavi e vi è stata trasportata "terra lacedoniese", quella della contrada Serre, e tra quelle care zolle già è stato trapiantato un ulivo vecchio di una quarantina di anni, in maniera tale che possa prosperare senza che si corra il rischio di un suo disseccamento. Al suo fianco saranno piantate due viti della varietà selvatica locale. Entrambe le piante costituiscono un omaggio alla cultura contadina che era cifra sociale fino a mezzo secolo fa. Non tutti sanno, infatti, che la coltivazione di vigneti e uliveti era caratteristica pregnante nell'epoca precedente la meccanizzazione delle pratiche agricole, che ha poi portato alla cerealicoltura di carattere estensivo che predomina nei tempi nostri. Nei fatti prima di allora il grano che si riusciva a ricavare dai terreni era frutto di una aratura posta in essere a trazione animale, con  buoi o muli a tirare l'aratro e il contadino dietro a guidarlo, perché non sviasse dai solchi, ed ogni fase della filiera produttiva era posta in essere rigorosamente a mano: dalla semina fino alla mietitura e alla successiva spigolatura nei campi, ed ancora alla trebbiatura e al trasporto nei mulini di zona. Altri tempi ed altra fatica immane. Anche in virtù di una economia prettamente autoreferenziale, tutto veniva prodotto in loco, a chilometro zero, come diremmo oggi, e quindi le nostre campagne erano disseminate di vigneti ed uliveti che nelle varie stagioni vestivano di eterogenei colori i panorami. Oggi dappertutto è grano, ma un tempo non era affatto così, perché anche l'orticoltura aveva il suo peso. Ed ecco dunque il significato delle due piante che campeggeranno in Largo Tribuni, che ricorderanno a tutti i sacrifici compiuti dai nostri nonni e in qualche caso dai nostri genitori.

Anche il LUPO ha voluto affondare qualche metaforico colpo di zappa, per ricordare a se stesso da dove viene, ma soprattutto dove deve andare, verso un lavoro tenace, pur se faticoso, di recupero delle tradizioni e della storia dei luoghi a pro esclusivo del BENE COMUNE!

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IL LUPO ALLA ZAPPA (Un amico che passava ha detto, ridendo, che finalmente ho scoperto la mia vera vocazione!)

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IL PESANTE ED ARTISTICO FONTANINO IN GHISA "ANTIVANDALISMO".

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WORK IN PROGRESS.

 

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fornaciaro

IL FORNACIARO

Tegole cotte al sole, come il volto di chi le impastava, prima che il fuoco della fornace le indurisse donandogli una durata che oggi è impensabile. Mani sapienti, avvezze a maneggiare l'argilla, a sera, dopo una giornata di dura fatica, spezzavano il tozzo di pane guadagnato, da intingere nel piatto comune, la "spasetta", alla quale tutti si servivano al tavolo familiare fiocamente illuminato dalla lampada a petrolio o da una candela, ed ancor spesso dalla sola fiamma del focolare. Ed aveva un sapore buonissimo quel "cibo povero", condito dalla fame, un gusto che i viventi di oggi, avvezzi agli agi e a lamentare i pur minimi disagi, non conoscono e non conosceranno mai.

No! Nessuno pensi che il LUPO auspichi un ritorno a quel passato fatto di sacrifici, a quella vita disseminata di asperità esistenziali. Il nostro intento è soltanto quello di onorare la memoria di chi ci ha preceduto sul cuoio capelluto del mondo, transitandovi con grandissima dignità, pur nell'indigenza.

E un ulteriore intento ci anima, racchiuso in una semplicissima domanda. Se persino l'umilissima creta, un tempo, era fonte di reddito, perché non riusciamo più a scorgere le potenzialità che ci offre la MADRE TERRA in questo lembo montano dell'Irpinia?

Perché non riusciamo ad estrarre i metalli nobili dalla roccia? Parlo per metafore, è ovvio. Fatto sta che il nostro territorio possiede potenzialità che non riusciamo a scorgere perché siamo preda dell'assuefazione ottica. Lo scetticismo regna sovrano nelle nostre menti, le nostre braccia restano inerti adagiate sul bassoventre, il futuro appare come un tunnel oscuro percepito senza via d'uscita. Ed allora non sarebbe più saggio ritornare a riveder le stelle invertendo la direzione di marcia di un sistema socio - economico che probabilmente non è quello giusto? In questa accezione un ritorno al passato non credo costituirebbe un errore: ma naturalmente parliamo di un passato in senso culturale. Una nuova cultura del lavoro, un nuovo rispetto per il lavoro, un nuovo utilizzo (e non lo sfruttamento) delle risorse umane e territoriali: ma tutto il "nuovo" citato era presente in quel passato che abbiamo alienato dalla memoria storica e perciò è saggio pensare che il futuro, il solo futuro possibile, risiede nel passato.

E quindi mi tolgo il cappello e m'inchino davanti a te, antico e caro FORNACIARO,  magister vitae, e come tu creavi dalla duttile argilla le tue tegole, così dovremmo lavorare la nostra mente per renderla prima elastica e poi plasmarla perché diventi solida!

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LA VECCHIA FORNACE A RIDOSSO DEL CIMITERO

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LA VECCHIA FORNACE A RIDOSSO DELLA "FONTANA VECCHIA"

 

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