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È ormai vicinissima alla consegna definitiva la caserma della Guardia Forestale situata in Rione Vittoria a Lacedonia. Si parla del mese di marzo per completare tutte le procedure. Ciò è quanto è emerso da un sopralluogo preliminare al collaudo definitivo effettuato stamane dal Provveditorato alle Opere Pubbliche. Erano presenti, per l’Ente de quo, l’architetto Emilia Bersabeo Cirillo, molto nota soprattutto per la sua inestimabile qualità di scrittrice e storica, dotata di una sensibilità estetica finissima, il geom. Nunzio Troilo, l'ing. Gennaro D’Onofrio. Presenti anche il titolare dell’impresa APS Servizi Immobiliari, che a suo tempo si aggiudicò l’appalto, e la ditta Faraone, di Lacedonia, che ha curato l’impiantistica speciale, da quella elettrica ai sistemi di sicurezza. Hanno fatto da anfitrioni, per l’Ente comunale, il sindaco Mario Rizzi ed il consigliere Antonio Mercadante. È da sottolineare la soddisfazione espressa dalla dott.ssa Cirillo, che ha tenuto a rimarcare l’ottima qualità di lavori posti in essere in una zona geologicamente non ottimale, oltre all’accoglienza e alla funzionalità della struttura nel suo insieme. Lo stabile ospiterà quindi gli uffici, ma anche tre appartamenti dotati di tutti i confort, dal duplice bagno, ai terrazzini, e così via. All’ultimo piano una ampia sala convegni e riunioni completa la caserma, che possiede anche innumerevoli garage per le automobili di servizio. Anche il profilo estetico è stato rispettato, perché è stata scelta, per i muretti laterali e per quelli di base dell’edificio, la pietra nuda, che ben si adatta alle caratteristiche montane del territorio.

Notevole la soddisfazione del primo cittadino di Lacedonia, che ha tenuto a rimarcare il lavoro di squadra che è stato fatto per condurre a buon fine l’opera.

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Quella che segue è la traduzione di una relazione ad limina scritta dal vescovo La Morea in latino e spedita in Vaticano nel 1695.

Questo è ciò che accadeva la notte dell'Epifania a Lacedonia a quell'epoca. Mi riservo di studiare ed approfondire l'argomento.

 

“Lacedonia 15 gennaio 1695 […]. Attualmente [Lacedonia] è una cittadina cadente, circondata da quelle mura che si possono vedere in parte crollate. Una terza parte è crollata quest’anno, l’8 settembre [1694] a causa del terremoto non di meno con panico dei cittadini che si sono rifugiati in grotte e in pagliai nelle campagne; si contano suppergiù 2.000 anime, di cui 1.000 abili alla comunione. Ho scoperto un’antica usanza pagana, per cui all’epifania, dalle prime ore della sera e per tutta la sacra notte del Signore, i più abietti cittadini correvano e andavano avanti e indietro per la città con timpani rustici, campanacci, mostruosamente mascherati con pelli bovine e di diversi animali, facendo un baccano infernale con catene di ferro e vari strumenti anche dopo che io avevo introdotto nell’ultimo quinquennio le quaranta ore con la precedente esposizione del santissimo sacramento e la solenne processione delle santissime reliquie e del santissimo sacramento, con mio intervento, nel tentativo di sedare così vane insanie; neppure quest’anno desistette il diabolico impulso, nonostante i continui terremoti e neppure per la durata degli scuotimenti, rinunciarono a celebrare le loro stoltezze disturbando i concittadini e le quaranta ore […].

Lacedonia dal palazzo vescovile il 15 gennaio 1695.

 

 

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il pozzo del miracolo

Alfonso Amarante, nel suo pregevole testo dal titolo “Gerardo Maiella - Strada Facendo”, a proposito di Lacedonia si esprime in questi termini:

«Lacedonia è stata, ed è forse, la città più legata e cara a Gerardo, nella buona e nella cattiva sorte. Sua residenza per quattro anni (1740 – 1744), l’ha frequentata, poi, spesso, a più riprese, per diversi mesi...»

Nei fatti non si può che concordare con l’ottimo studioso, anche perché la storia della “santità” di Gerardo trova proprio tra queste strade antiche, oggi vestite dei cementi nuovi del dopo terremoto, i momenti fondamentali del suo farsi. A Lacedonia, infatti, avvenne il primo miracolo attestato e posto in essere in presenza di testimoni.

Gerardo era stato assunto in qualità di servitore dal Vescovo Albini, pastore della diocesi di Lacedonia , essendo suo conterraneo. L’iconografia tradizionale ci mostra l’alto prelato nelle vesti di uomo collerico e per nulla incline alla dolcezza, anzi piuttosto rude nei modi e addirittura manesco. Probabilmente tale tradizione amplifica le caratteristiche negative del pastore d’anime per fare in modo che le virtù gerardine di pazienza e di sacrificio rifulgano ancora di più. Nei fatti, però, quella era un’epoca nella quale l’educazione dei giovani passava attraverso la frusta e non è escluso che anche la pedagogia dell’Albini si basasse sul celebre detto popolare “mazz’ e panell’ fann’ li figl’ bell’” (bastone e pane rendono i figli belli).

Accadde dunque un giorno che, uscito il Vescovo, Gerardo chiuse la porta degli appartamenti episcopali e si recò ad attingere acqua al sottostante pozzo. Poggiata la chiave sull’antica pietra circolare che ne costituisce il bordo (oggi ancora visibile), questa gli cadde accidentalmente in acqua poggiandosi sul fondo. Non fu certamente il timore della punizione a preoccupare Gerardo, anche perché egli ricercava la penitenza in tutti i modi, e quando non la trovava in altri se la infliggeva da solo. Fu invece il pensiero che avrebbe dato un dispiacere al suo Vescovo ad intristirlo oltremodo, al che fece la sola cosa che gli venne in mente in quel momento: decise come sempre di affidarsi a Gesù. Corse in chiesa e staccata la statuetta di un bambinello dalle braccia di un santo, la cinse alla vita con una corda e la calò nel pozzo pronunziando due semplici parole: “Pensaci Tu”. Tra la meraviglia degli astanti, tirata su la statuetta, si vide che questa recava tra le mani la chiave perduta.

Era giovanissimo, all’epoca, Gerardo, ed ancora non era in odore di santità, essendo per altro reputato piuttosto alla buona. Per quanto, dunque, le biografie postume ci dicano che anche in infanzia egli era stato protagonista di eventi prodigiosi, questo è il primo miracolo “attestato”, ovvero riconosciuto ai fini della beatificazione del Santo.

Il Pozzo è allo stato dei fatti visitabile nei locali dell’Episcopio, che ospitano il museo dedicato proprio al nome di San Gerardo Maiella, e sorprende non poco che esso non goda ancora delle visite che merita.

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Il Museo Diocesano “San Gerardo Maiella” di Lacedonia conserva, oltre a preziosissime opere d’arte quali il Trittico di Andrea Sabatini da Salerno, datato intorno alla fine del millequattrocento o al celebre Pozzo del Miracolo, anche vestigi archeologici di grande valore storico, la cui importanza viene talvolta scoperta casualmente. E questo è il caso in questione. Ciò che ad occhi inesperti sembrava un semplice pezzo di ferro arrugginito è in realtà un preziosissimo reperto archeologico, il secondo del genere ritrovato nella penisola italiana. Si tratta, infatti, di una spada di fattura italica datata al IV o III secolo avanti Cristo, ovvero risalente all’epoca sannitica.

 

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A dichiararlo senza tema di smentita due archeologi dell’Università degli Studi di Cassino, Dante Sacco e Manuela Tondo, che sono stati in visita al Museo soltanto per visionare da vicino e studiare tale oggetto, della cui esistenza erano venuti casualmente a sapere da un visitatore occasionale. I due studiosi hanno affermato che si tratta di un pezzo importantissimo, molto raro, di sicuro interesse addirittura internazionale. Infatti una spada analoga, da loro ritrovata nei pressi di Cassino, è esposta da circa un anno e mezzo ad Innsbruck, in Austria, e per giunta è malridotta rispetto alle ottime condizioni nelle quali si è conservata la spada ritrovata a Lacedonia. Una ulteriore conferma dell'importanza del territorio sotto il profilo del patrimonio culturale.

 

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Tale ritrovamento giunge a dimostrare ulteriormente quanto gli storici vanno da decenni sostenendo circa l'ubicazione di Akudunniad, la città dei Sanniti che i Romani  chiamavano Aquilonia in Hirpinis, sede della battaglia del 293 a. C.

L'INTERVISTA ALL'ARCHEOLOGO DANTE SACCO SULLA SPADA DI LACEDONIA -

 

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