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Cerimonia partecipata e toccante quella della vigilia della festività di San Gerardo Maiella. Finalmente qualcosa si muove in direzione del rafforzamento del culto del  Santo a noi più prossimo, essendo vissuto per oltre tre anni a Lacedonia, ove ha compiuto eccezionali miracoli, il più famoso dei quali è senza dubbio quello della "Chiave caduta nel Pozzo". E proprio presso il Pozzo del Miracolo, quello vero, si è tenuta la benedizione del grano a conclusione della fiaccolata dipartitasi da Santa Maria, ove è stata celebrata la Santa Messa. Ad officiare il parroco don Sabino e il suo vicario don Roberto, del quale peraltro oggi ricorre il compleanno ed al quale porgiamo sentitissimi i nostri auguri.

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ANTONIO LOCURATOLO IMPEGNATO A PIANTARE L'ULIVO.

Allo stato dei fatti siamo ancora in fase di work in progress, anche se i lavori procedono in maniera celerissima, per riportare il tradizione "fontanino", in ghisa pesante e quindi a prova di vandalismo, laddove per moltissimi decenni era stato, al "Collegio". Nello spazio che era adibito a fontana, mai entrata in funzione, sono stati effettuati profondissimi scavi e vi è stata trasportata "terra lacedoniese", quella della contrada Serre, e tra quelle care zolle già è stato trapiantato un ulivo vecchio di una quarantina di anni, in maniera tale che possa prosperare senza che si corra il rischio di un suo disseccamento. Al suo fianco saranno piantate due viti della varietà selvatica locale. Entrambe le piante costituiscono un omaggio alla cultura contadina che era cifra sociale fino a mezzo secolo fa. Non tutti sanno, infatti, che la coltivazione di vigneti e uliveti era caratteristica pregnante nell'epoca precedente la meccanizzazione delle pratiche agricole, che ha poi portato alla cerealicoltura di carattere estensivo che predomina nei tempi nostri. Nei fatti prima di allora il grano che si riusciva a ricavare dai terreni era frutto di una aratura posta in essere a trazione animale, con  buoi o muli a tirare l'aratro e il contadino dietro a guidarlo, perché non sviasse dai solchi, ed ogni fase della filiera produttiva era posta in essere rigorosamente a mano: dalla semina fino alla mietitura e alla successiva spigolatura nei campi, ed ancora alla trebbiatura e al trasporto nei mulini di zona. Altri tempi ed altra fatica immane. Anche in virtù di una economia prettamente autoreferenziale, tutto veniva prodotto in loco, a chilometro zero, come diremmo oggi, e quindi le nostre campagne erano disseminate di vigneti ed uliveti che nelle varie stagioni vestivano di eterogenei colori i panorami. Oggi dappertutto è grano, ma un tempo non era affatto così, perché anche l'orticoltura aveva il suo peso. Ed ecco dunque il significato delle due piante che campeggeranno in Largo Tribuni, che ricorderanno a tutti i sacrifici compiuti dai nostri nonni e in qualche caso dai nostri genitori.

Anche il LUPO ha voluto affondare qualche metaforico colpo di zappa, per ricordare a se stesso da dove viene, ma soprattutto dove deve andare, verso un lavoro tenace, pur se faticoso, di recupero delle tradizioni e della storia dei luoghi a pro esclusivo del BENE COMUNE!

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IL LUPO ALLA ZAPPA (Un amico che passava ha detto, ridendo, che finalmente ho scoperto la mia vera vocazione!)

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IL PESANTE ED ARTISTICO FONTANINO IN GHISA "ANTIVANDALISMO".

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WORK IN PROGRESS.

 

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IL FORNACIARO

Tegole cotte al sole, come il volto di chi le impastava, prima che il fuoco della fornace le indurisse donandogli una durata che oggi è impensabile. Mani sapienti, avvezze a maneggiare l'argilla, a sera, dopo una giornata di dura fatica, spezzavano il tozzo di pane guadagnato, da intingere nel piatto comune, la "spasetta", alla quale tutti si servivano al tavolo familiare fiocamente illuminato dalla lampada a petrolio o da una candela, ed ancor spesso dalla sola fiamma del focolare. Ed aveva un sapore buonissimo quel "cibo povero", condito dalla fame, un gusto che i viventi di oggi, avvezzi agli agi e a lamentare i pur minimi disagi, non conoscono e non conosceranno mai.

No! Nessuno pensi che il LUPO auspichi un ritorno a quel passato fatto di sacrifici, a quella vita disseminata di asperità esistenziali. Il nostro intento è soltanto quello di onorare la memoria di chi ci ha preceduto sul cuoio capelluto del mondo, transitandovi con grandissima dignità, pur nell'indigenza.

E un ulteriore intento ci anima, racchiuso in una semplicissima domanda. Se persino l'umilissima creta, un tempo, era fonte di reddito, perché non riusciamo più a scorgere le potenzialità che ci offre la MADRE TERRA in questo lembo montano dell'Irpinia?

Perché non riusciamo ad estrarre i metalli nobili dalla roccia? Parlo per metafore, è ovvio. Fatto sta che il nostro territorio possiede potenzialità che non riusciamo a scorgere perché siamo preda dell'assuefazione ottica. Lo scetticismo regna sovrano nelle nostre menti, le nostre braccia restano inerti adagiate sul bassoventre, il futuro appare come un tunnel oscuro percepito senza via d'uscita. Ed allora non sarebbe più saggio ritornare a riveder le stelle invertendo la direzione di marcia di un sistema socio - economico che probabilmente non è quello giusto? In questa accezione un ritorno al passato non credo costituirebbe un errore: ma naturalmente parliamo di un passato in senso culturale. Una nuova cultura del lavoro, un nuovo rispetto per il lavoro, un nuovo utilizzo (e non lo sfruttamento) delle risorse umane e territoriali: ma tutto il "nuovo" citato era presente in quel passato che abbiamo alienato dalla memoria storica e perciò è saggio pensare che il futuro, il solo futuro possibile, risiede nel passato.

E quindi mi tolgo il cappello e m'inchino davanti a te, antico e caro FORNACIARO,  magister vitae, e come tu creavi dalla duttile argilla le tue tegole, così dovremmo lavorare la nostra mente per renderla prima elastica e poi plasmarla perché diventi solida!

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LA VECCHIA FORNACE A RIDOSSO DEL CIMITERO

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LA VECCHIA FORNACE A RIDOSSO DELLA "FONTANA VECCHIA"

 

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GLI SPLENDIDI AFFRESCHI CHE ADORNANO LA VOLTA DELLA CHIESA DI SAN FILIPPO

 

Pochi anni or sono la Chiesa di San Filippo Neri, in Piazza De Sanctis, fu oggetto di un corposo e costoso restauro che restituì agli affreschi e ai marmi il loro originario splendore. In occasione della festa dell'anno in corso, che si terrà il 25 e il 26 del corrente mese, la statua del nostro Protettore tornerà al suo posto, laddove è stata fin dalla fondazione del citato tempio. Una encomiabile decisione, quella presa dalla parrocchia, a cui va il nostro assoluto plauso.

Intanto un gruppo di volontari, che fanno parte del gruppo parrocchiale, è impegnato a ripulire la chiesa da cima a fondo, chiusa da molto tempo e quindi bisognosa di pulizie impegnative e molto faticose. Onore al merito. Questi, dunque, il loro nomi: Angelo, Anna e Donato Santagata, Mariangela Cordisco, Maria Zizzari, Rosanna Accetturro, Donato Zichella, Giuseppe Imbriani, Tonino Palmisano e consorte, Elena Palmisano.

Il gruppo parrocchiale, ispirato dai sacerdoti don Sabino e don Roberto, agisce in stretta connessione con il Comitato per i festeggiamenti, occupandosi della parte religiosa delle celebrazioni.

Martedì prossimo, 24 maggio, la statua del Santo sarà condotta in solenne processione dalla Cattedrale alla Chiesa a Lui dedicata ed ivi sarà celebrata una Santa Messa. A seguire ci sarà la proiezione di un film che racconta la vita di San Filippo, operazione posta in essere grazie all'impegno del gruppo sopra citato e del comitato giovanile del quale vogliamo qui ricordare i nomi: Francesco Pasciuti, Miriam Giammarino, Miriam Solazzo, Natalia Solazzo, Martina Pasciuti, Giusy Pasciuti, Raffaele Zichella, Sarah Gallicchio, Roberto Toto, Caren Imbriani, Gerardo Bozzone, Ilaria Palladino, Rocco Caggiano. Accanto a loro, per dare una mano, due figure storiche delle feste dedicate a San Filippo,  Nicola Ferrante (Guest Star) e Tonino Perla (Also Starring).

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IL BELLISSIMO ORGANO A CANNE

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L'INTERNO DELLA CHIESA

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WORK IN PROGRESS

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WORK IN PROGRESS

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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