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L'ESTERNO DELLA STRUTTURA CON GIARDINETTO

N.B. Abbiamo scelto di procrastinare l’uscita del presente articolo, pur ritenendo che l’argomento sia di eccezionale importanza, al fine di non inferire in alcun modo nel periodo della campagna elettorale. Chi vuole intendere intenda …

È giunta a conclusione l’annosa vicenda concernente l’ampliamento della Casa di Riposo per Anziani “Ciriello”, una delle cui parti è stata riadattata per ospitare anziani non più autosufficienti. La sua inaugurazione è coincisa, di fatto, con l’ultima uscita pubblica del sindaco uscente Mario Rizzi, che, come è noto, non si è ricandidato. A benedire la nuova struttura don Roberto, che ha fatto le veci del parroco don Sabino, indisposto. Non senza legittima soddisfazione ha presenziato il progettista, arch. Marco Manna, che a nostro giudizio ha fatto davvero un ottimo lavoro. I tempi per la realizzazione sono stati in verità piuttosto lunghi, perché c’erano da superare le notevolissime difficoltà burocratiche. L’edificio, in sostanza, doveva rispondere in maniera puntuale e perfetta alle normative vigenti, per la qual cosa è stato necessario attendere i controlli ed i pareri vincolanti delle autorità preposte. Nel corso della nostra visita abbiamo potuto constatare che le stanze sono attrezzate ed accoglienti, che gli spostamenti sono favoriti da ascensore e da carrelli elevatori per spostarsi da un piano all’altro, che i corridoi e i bagni sono a misura di non autosufficienza motoria. Non manca un ambulatorio medico e una sala per la riabilitazione.

Ciò era quanto ci aspettavamo e possiamo dirci finalmente soddisfatti per un’opera che risponde a criteri di ineludibile civiltà: i nostri anziani potranno finalmente concludere i loro giorni, nella speranza che siano moltissimi, nella terra in cui sono nati e hanno vissuto per l’intera esistenza!

La quale affermazione poggia sulle solide basi di storie abbastanza tristi di vecchi costretti, in forza di legge, ad essere spostati in strutture per non autosufficienti.

Ne sia d’esempio quella di Pasqualino Restaino, lo storico sacrestano della cattedrale, il quale, ormai ultracentenario, fu trasferito in un altro paese perché uno dei soliti ignoti avrebbe presentato, e tale notizia è attinta alla vox populi, un ricorso, non si comprende per quale motivo. Se ciò fosse vero, e non disponiamo di elementi certi per affermarlo, si sarebbe trattato di una vera e propria carognata, di quelle che di tanto in tanto nei paesi trovano, purtroppo, la loro epifania: in vernacolo la chiamano verrigna, da tradurre con cattiveria gratuita. Ma, dura lex sed lex: e ad essa non esiste cittadino che non debba inchinarsi!

A noi pare però che sradicare un albero secolare dalla terra nella quale è germogliato ed ha prosperato, per trapiantarlo in altra zolla, significhi privarlo d’un subito della humus che lo teneva in vita: infatti, poco tempo dopo il suo trasferimento, Pasqualino transitò a miglior vita. Forse era giunto il suo momento o forse il fatale istante è stato anticipato dallo stato di ipocondria della quale gli anziani spesso soffrono. Chi può saperlo? La verità è una sola: consentire agli anziani di vivere fino all’ultimo nella propria comunità era un dovere ineludibile!

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IL MOMENTO DEL TAGLIO DEL NASTRO

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FOTO RICORDO DELL'EVENTO

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LA HALL DELLA NUOVA STRUTTURA

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LA CELEBRAZIONE DEI CENTO ANNI DI PASQUALINO RESTAINO

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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