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Rosetta Di Geronimo nel corso di un incontro istituzionale all'epoca dell'Amministrazione presieduta da Gerardo Palladino

Quanti amici, in età non certo avanzata, dovremo ancora salutare prima del tempo? Quanti amici dovranno ancora patire le sofferenze derivanti da patologie innominabili che raramente lasciano scampo?

Anche Rosetta è transitata ad altra dimensione in maniera molto, ma molto prematura. Se n'è andata così come è sempre vissuta: a testa alta, con grandissima dignità! Non aveva voluto che circolasse notizia del suo male, con il quale combatteva coraggiosamente da oltre tre anni, e del quale neppure i suoi parenti più stretti sapevano nulla, ad eccezione del marito Pinuccio e dei figli Rocco e Giancarlo, che l'hanno accompagnata lungo il sofferto percorso del suo personale calvario fatto di operazioni chirurgiche, chemioterapie e, da ultimo, persino la sperimentazione del "metodo Di Bella", per non lasciare nulla di intentato. Non voleva assolutamente che giungesse voce a sua madre, che ella non intendeva far soffrire: sapeva bene che se una sola persona lo avesse saputo all'esterno del suo ristretto nucleo familiare, la brutta nuova si sarebbe immediatamente sparsa a macchia d'olio. E non era nemmeno persona che indulgeva all'autocommiserazione o che cercava l'altrui compassione, dalla quale anzi rifuggiva decisamente, perché era dotata di una combattività e di un coraggio che ha dimostrato con i fatti fino agli ultimi istanti della sua vita.

Di fronte a queste tragedie le parole non servono a nulla, è vero, ma è altrettanto vero che va dato onore al merito. Rosetta Di Geronimo è stata la protagonista di una storia calcistica durata per quasi cinque lustri, un quarto di secolo speso a pro di eterogenee generazioni di calciatori in erba, che ella curava già dalla categoria dei "Primi Calci", guidandoli in un percorso di formazione atletica, ma anche umana, nelle categorie superiori, da quella dei "Pulcini", degli "Esordienti" e dei "Giovanissimi" in poi. Tre anni or sono ha improvvisamente interrotto le attività: soltanto oggi si comprende per quale motivo sia stata costretta a farlo.

È da dire che era dotata di una straordinaria capacità logistica ed organizzativa: era capace di creare eventi calcistici in grado di portare centinaia di bambini sul campo di Lacedonia, provvedendo persino alla ristorazione dei piccoli e degli accompagnatori. Chapeau, cara Rosetta! Una stima, quella che io ho sempre nutrito nei suoi confronti, che moltissime volte le ho manifestato di persona e che è da estendersi a Pinuccio, un marito e padre esemplare che l'ha sempre affiancata ed aiutata, e ai figli, che non mancavano mai di offrirle il proprio apporto.

Dei suoi eventi restano tantissime foto, nelle quali, però, molto raramente Rosetta compare, poiché non amava affatto porsi al centro dell'attenzione o davanti agli obiettivi fotografici.

Ma, se pure ella lascia poche immagini stampate su carta fotografica, una cosa è certa: il ricordo di quanto ha fatto non sbiadirà, soprattutto in quelli che un tempo erano bambini affidati alle sue cure di solerte Presidentessa della scuola calcio più longeva nella storia del nostro paese.

Porgo i sensi del mio personale cordoglio e della mia compartecipazione sentita al dolore innanzitutto alla madre, al consorte e caro amico Pinuccio, ai figli Rocco e Giancarlo, e al fratello e caro amico Tommaso, oltre che a tutti gli altri congiunti ai vari gradi. 

PS Mi è stato confidato che aveva manifestato l'intenzione , se il tumore le avesse dato una qualche tregua o se fosse riuscita a sconfiggerlo, di fondare una squadra di Calcio a Cinque Femminile: sono certo che avrebbe tenuto fede a quanto detto, perché nulla era in grado di frapporsi tra lei e le sue decisioni!

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Rosetta Di Geronimo sullo sfondo nei pressi dello spogliatoio

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Rosetta Di Geronimo a destra nella foto

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Rosetta Di Geronimo sullo sfondo in panchina

 

Le foto sono state fornite da un genitore grato a Rosetta per aver avuto calcisticamente cura dei suoi figli.

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La politica italiana risponde a dinamiche estremamente prevedibili: si occupa dei problemi, senza posticipare la loro analisi, soltanto quando qualche caso eclatante li porta all'attenzione della pubblica opinione, che di conseguenza s'indigna. Non appena, poi, le polemiche si placano, tutto torna a viaggiare ad una velocità molto prossima allo zero assoluto. Sembra quasi che nel Parlamento italiano possano entrarci soltanto i seguaci di Quinto Fabio Massimo, detto Cunctator (Temporeggiatore), perché usava ed osava rimandare l'azione bellica contro Annibale, cosa insopportabile per i Romani che chiedevano invece risposte rapide. Al di là di tutto, una cosa è vera: le problematiche più eterogenee affiorano ciclicamente dall'enorme dimenticatoio nazionale soltanto quando una tragedia, una scelta individuale "rumorosa", una catastrofe naturale sopraggiugono a liberarle dall'involucro di oblio nel quale sono avvolte.

Ciò vale soprattutto per le questioni particolarmente delicate, per le quali legiferare equivale ad assumersi eccezionali responsabilità, come quelle che concernono il "fine vita". Le vicende di Eluana Englaro, Luca Coscioni, da ultimo in ordine di tempo, per non dire di innumerevoli altre, quella di Fabiano Antoniani, il quale per porre fine alla sua vita travolta dalla sofferenza con assistenza medica si è recato in Svizzera, hanno riaperto dibattito e relative polemiche tra diversi schieramenti. Nulla divide quanto le questioni relative alla bioetica e nulla spaventa di più i politici "di mestiere", che naturalmente temono innanzitutto di perdere consenso. Francamente io non sono in condizione di esprimere opinioni di sorta, in quanto sono tra quelli che prima di parlare avvertono il bisogno di erudirsi, cosa che all'atto ancora non ho fatto. E tuttavia l'occasione per comprendere è offerta agli Irpini interessati da un convegno che si terrà venerdì 7 aprile, a Lioni, nella Sala Verde del Centro Sociale. Alle ore 16,00 è prevista la registrazione dei partecipanti, anche perché «l'evento, gratuito, è in fase di accreditamento presso il C.O.A. di Avellino per il riconoscimento di 4 crediti formativi». Infatti l'Ente organizzatore è il Movimento Forense di Avellino, che si avvale del patrocinio dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Avellino.

Il compito di portare i saluti è affidato all'avv. Gaetano Napolitano, Presidente del Movimento Forense di Avellino, mentre a moderare è chiamata l'avv. Emanuela Sica, membro del Movimento anzidetto. Quindi interverranno la dott.ssa Antonella Soldo, Presidente dei Radicali Italiani; il dott. Giuseppe Rosato, Presidente dell'Ordine dei Medici di Avellino, il dott. Giovanni Savignano, medico radiologo e scrittore, il dott. Matteo Mainardi, dell'Associazione Luca Coscioni, l'avv. Giacomo Ambrosino, del Movimento Forense di Avellino.

Gli argomenti di cui si discuterà concerneranno il cosiddetto Testamento Biologico, per il quale è stata presentata in Parlamento, con eccezionale tempismo dopo la morte di Fabiano Antoniani, una proposta di legge dal titolo “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, che vuole offrire ai cittadini il diritto di scegliere a quali trattamenti sanitari essere sottoposti nel malaugurato caso non si fosse più in grado di intendere e di volere.

Sul merito dell'argomento, come detto, preferisco tacere, nel rispetto assoluto di ogni tipo di sensibilità. Ma non pertanto chiudo gli occhi: credo sia importante informarsi e che ancor più importante sia capire. Per questo LUPUS IN FABULA consiglia vivamente la partecipazione all'evento in agenda!

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chiesa del convento

Foto di Antonio Frascione

Domenica 2 di aprile, presso l'antica Chiesa del Convento, detta anche di Sant'Antonio, assegnata nel secondo decennio del 1400 ai Frati Francescani Conventuali in grazia di una concessione papale, si terrà, a partire dalle ore 18,00, una Catechesi Parrocchiale in Preparazione alla Pasqua organizzata dalla Chiesa Concattedrale, Parrocchia della "Natività di Maria".

Interverrano don Antonio Di Savino sul tema «Una possibile cronologia della vita di Gesù» e lo scrivente, Michele Miscia, che invece si addentrerà nei misteri della Sacra Sindone e, per essa, nelle modalità in cui si svolsero gli eventi relativi alla Passione e alla Morte in Croce di N. S. Gesù Cristo. A dire il vero non mi capita molto spesso di narrare qualcosa di me e delle mie attività parlando in terza persona, amando io piuttosto rendere testimonianza dei tempi e delle altrui felici epifanie, piuttosto che di me stesso, ma nel caso di specie non me ne posso astenere. Innanzitutto va detto a chiare lettere che la mia posizione, per quel che concerne la Sacra Sindone, è quella di un convinto assertore dell'autenticità del Telo, che a mio giudizio, alla luce della comparazione delle prove pro e contro, deve essere senza dubbio ascrivibile al primo secolo d. C. (naturalmente) ed ha sicuramente avvolto il corpo di un "uomo morto in croce". Dirò di più: per me non esistono dubbi che il Sudario abbia avvolto il Corpo del Redentore, perché nessun tipo di scienza è stata fin qui in grado di dare una spiegazione della formazione dell'immagine sulla trama della stoffa e né alcuno scienziato è stato in grado di riprodurla, neppure alla lontana, per quelle che sono le sue irripetibili peculiarità. Ma se davvero si fosse trattato di un falso medievale, come gli scettici sostengono, come mai fior di scienziati (o almeno sedicenti tali), che per giunta hanno a disposizione una tecnologia impressionante, non riescono a raggiungere i risultati di un miserrimo e poco attrezzato falsario del medioevo?

Ciò che a me pare certo, invece, è la volontà di taluni (o talune organizzazioni, chiamiamole così) di porre in discussione addirittura l'esistenza storica di Gesù Cristo, creando il binomio "falsa la Sindone, falsa la figura di Gesù di Nazareth". Una associazione di idee che dovrebbe promuovere, negli intenti di costoro, l'ateismo o una qualche religione gnostica, cosa ancor peggiore, perché ripete il peccato primigenio, quello di sentirsi non creature di Dio, ma uguali a Dio.

Alla luce di quanto detto risulta chiara anche la continuità tra il dire di don Antonio Di Savino ed il mio: si transita dai momenti salienti della vita a quelli della Passione così come la Sacra Sindone ce li racconta. Anche per questo si parla di "Catechesi in preparazione alla Pasqua" e non di mera conferenza, nel tenere la quale avrei di contro usato sempre la formula dubitativa onde dimostrare (come pure farò) la validità delle convinzioni che mi sono fatto in anni di studio (a proposito, intendo ringraziare ancora una volta la persona che mi ha addentrato nei "misteri sindonici": la prof.ssa Emanuela Marinelli, che sicuramente può essere considerata, a ragion veduta, tra i maggiori sindonologi mondiali).

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Francesco ai lavoratori cristiani Non sacrificare il lavoro al dio denaro articleimage

Non sono contrario alla ricchezza in linea di principio, a condizione però che essa venga ripartita equamente e che sia utilizzata per il benessere complessivo dell'umanità. Non tollero che tante esistenze umane siano considerate soltanto strumenti per l'arricchimento di una piccola percentuale di magnati che, tra l'altro, presto o tardi saranno comunque costretti ad abbandonare i loro beni. Non ho infatti mai visto alcuna filiale di banca nei cimiteri. Non approvo che per salvaguardare gli interessi di pochi industriali si sacrifichi il futuro di molti: i bambini di Taranto colpiti da patologie tumorali insegnano. Il denaro necessario per la bonifica e per la riconversione dell'impianto dell'ILVA vale forse di più della vita di un solo bambino? Io penso che c'è sempre la possibilità di coniugare tutela della salute con creazione di lavoro: basta soltanto che gli investitori siano un po' meno avidi! Inorridisco al pensiero che le ecomafie continuino ad inquinare la terra dalla quale ricaviamo il nostro sostentamento: come meravigliarsi, poi, di una estrema recrudescenza di patologie terribili che quando eravamo giovani costituivano casi molto rari? Certo, parlo sull'onda di una emotività scatenata dalla perdita di molti amici nel giro di poco tempo, ma non credo di sbagliare affermando che, se si continua in questo modo, si procede inesorabilmente verso l'autodistruzione totale. Non voglio fare il catastrofista, nè la Cassandra, ruolo che non mi si addice affatto. Prendo soltanto atto di nuove realtà di sofferenza diffusa un tempo molto più limitate. Che sia il frutto di quel "nuovo ordine mondiale" che prevede una diminuzione drastica della popolazione planetaria? Queste ipotesi le lascio ai complottisti, ma a ben guardare controluce qualche dubbio affiora.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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