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Anche quest’anno le associazioni locali, con il patrocinio del Comune di Lioni, hanno pensato alla gioia dei più piccoli con un nuovo progetto: “Il Laboratorio segreto di Babbo Natale” aprirà le porte il 10 Dicembre 2017 alle ore 17:00 e rimarrà attivo sino al 23 Dicembre, dalle 17:00 alle 21:00 tutti i giorni.

L’iniziativa è pensata per dare continuità a “La Villa di Babbo Natale”, realizzata lo scorso anno nell’antica Villa Bianchi, oggi divenuta abitazione seminariale. L’impegno profuso nella programmazione e nella promozione del progetto, nondimeno nell’allestimento della Villa, condusse ad un vero successo. Grande fu la partecipazione all’evento con migliaia di visitatori, arrivati anche dalle regioni limitrofe.

La location quest’anno sarà diversa, se possibile ancora più centrale, poiché si tratta di una tendostruttura allestita in piazza della Vittoria. Ciò che non cambia, però, è la centralità della figura di Babbo Natale, con tutte le sue abitudini, le sue attività, e la sua quotidianità. Subito dopo il riconoscimento e la consegna di un tesserino personalizzato, il visitatore sarà introdotto in una dimensione magica, attraverso la foresta incantata, lungo un percorso sorprendente che lo condurrà direttamente tra le braccia di Babbo Natale. Ma prima di incontrarlo dovrà prender parte a quella straordinaria e frenetica macchina produttiva che è la sua fabbrica. Tra macchinari, ufficio postale, giocattoli, dolci, la visita si trasformerà in un vero e proprio viaggio nel mondo degli elfi operai.

Il team di Babbo Natale – affermano gli organizzatori - quest’anno si arricchisce di artisti e giovani professionisti locali, impegnati su tutto il fronte, dalla scenografia, alla coreografia, alla didattica per i più piccini, tutti a lavoro per porre le basi di una struttura che verrà ripetuta e arricchita di anno in anno, concepita come possibilità di sviluppo e di crescita territoriale.

Dunque, un’occasione da non perdere, soprattutto per la gioia dei più piccoli.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la Pagina Fb dedicata https://www.facebook.com/laboratoriobabbonatale/

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MVM Marzullo Aquilonia

C'è anche una azienda campana, la MVM Marzullo di Aquilonia, tra quelle selezionate dalla giuria del Premio “Campioni di InnovAzioni 2017”,   (www.innovazioni.camp) che avranno la possibilità di presentare ad una platea di imprenditori e manager il proprio caso di innovazione, Sabato 11 Novembre 2017, presso l’Aurum di Pescara, in Abruzzo.

La MVM Marzullo è una azienda artigianale italiana, nata dalla volontà di Pina e dei suoi figli Mariangela, Vito e Martina che hanno ideato e realizzato, dopo una intensa attività di ricerca e sviluppo, collezioni di “Papillon d’autore”; le creazioni in legno, dal design unico, sono leggere e confortevoli (circa 6 grammi), grazie ai morbidi collarini in prestigiosa seta.

Coniugare il design con l’abilità degli artigiani è stata la sfida della MVM, l’innovazione nei processi di lavorazione dei legni e delle sete con una particolare attenzione all’ambiente, caratterizzano il modello di business.

La manifestazione, trasmessa in diretta dal sito innovazioni.camp e da quello della ConvegniOnline, è in programma all’ Aurum di Pescara durante la mattina di Sabato 11 novembre.

L’evento “InnovAzioni”, alla sua quarta edizione, è organizzato dalla sezione Servizi Innovativi di Confindustria Chieti Pescara in collaborazione con la Consulta Servizi Innovativi di Confindustria Abruzzo, il Gruppo Giovani Imprenditori, l’Associazione culturale Pepe Collettivo, con il patrocinio del Comune di Pescara.

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Schopenhauer disse: «Ogni genio è un fanciullo, già per il suo guardare al mondo come a un che di estraneo. Chi nella vita non resta per qualche verso un fanciullo e diventa invece un uomo serio, sobrio, posato e ragionevole, sarà certo un bravo e utile cittadino di questo mondo, ma un genio non sarà mai». Ed io stamattina ho davvero respirato genialità presso il Teatro Comunale di Lacedonia, traboccante di bambini e ragazzi vocianti, eppure estremamente partecipativi, entusiasti di raccontare e raccontarsi, anche se solo in brevi battute. Il palato, in grazia di una magica sinestesia, ha assaporato quel sentore di genuina creatività che soltanto negli anni più verdi si palesa. Quella degli insegnanti, soprattutto delle scuole primarie e secondarie di primo grado, non è certo occupazione poco faticosa, anzi, al contrario, richiede un grandissimo impegno, una serietà senza pari e una ottima dose di tolleranza: parlo naturalmente dei decibel che colpiscono incessantemente i timpani. Eppure ritengo faccia molto bene all’anima prendersi cura dei piccoli, vederli crescere e sapere che notevole è stato il contributo pedagogico e didattico al farsi continuo dell’essere umano lungo la linea temporale. Chapeau a tutti gli insegnati, dunque, e soprattutto a quelli che si sono prodigati perché l’IOS “F. De Sanctis”, nella fattispecie tutte le classi della Primaria di Lacedonia, tutte le classi della Secondaria di Primo Grado di Lacedonia, la classe V della Primaria di Aquilonia e tutte le classi della Secondaria di Primo Grado di Aquilonia, partecipassero all’iniziativa, voluta anche nell’anno in corso dal MIUR, denominata “Libriamoci”.

È un nuovo corso quello intrapreso dai plessi della scuola de quo in seguito al cambiamento al timone del veliero scolastico, che da settembre è tra le mani della D. S. Dott.ssa Alfonsina Manganiello.

Ad organizzare materialmente l’iniziativa, incoraggiate dalla Preside, la Prof.ssa Giuseppina D’Agostino, animatore digitale e coordinatore della Primaria, e la Prof.ssa Stefania Cuozzo, coordinatore della Secondaria di Primo Grado, che si sono raccordate con la Vicepreside Prof.ssa Anna Maria Ruggiero.

Ad accompagnare gli alunni i Proff. Anna Maria Pasciuti, Alessandra Capone, Marilena Falco, Incoronata Megliola, Antonio Ruggiero, Serafina Scola, Giuseppina D’Agostino, Rosetta Di Geronimo, Michelina Tenore, Vincenzo Seneca, Mario Rizzi, Giuseppina Fusco, Concetta De Gianni, Michele Marzullo, Lidia Caradonna, Stefania Cuozzo e Elena Rinaldi.

L’IOS “Francesco De Sanctis” ha tenuto a ringraziare, in una nota, il Sindaco di Lacedonia, Antonio Di Conza, per aver concesso l’uso del Teatro comunale, il Sindaco di Aquilonia Giancarlo De Vito e l'assessore Vito Maglione per aver messo a disposizione l’autobus per il trasporto degli alunni.

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Il Leghiste e il suo avvicato Zuzù

A seguito di accuratissime indagini, finalmente è stato risolto il giallo del galletto scomparso da Lacedonia circa dieci giorni or sono. L’epilogo, purtroppo, presenta decise connotazioni noir. Questi i fatti. Un galletto, capo del pollaio di proprietà di Rocco Pagnotta - sì, proprio quel Rocco!, per intenderci quello che quando tirava il calcio ad un pallone presso il campo sportivo lo mandava talmente in alto che finiva per scendere dopo un quarto d’ora e per giunta ricoperto di neve e ghiaccio – era diventato l’incubo notturno, ma anche diurno, dei domiciliati nelle vie Galilei e De Sanctis. Infatti rompeva i … scassava le …, insomma incrinava i timpani con il suo canto acuto in orari nei quali di solito si dorme. Nel corso delle indagini, svolte in maniera congiunta da una task force internazionale formata dallo special agent americano della CIA (Agricultural Intervention Commission) Gerry McCallon e dal suo collega francese, l’ispettore della Gendarmerie agricole Gerard Tumeòn, sono emerse eterogenee piste, tutte molto verosimili. In prima istanza i sospetti si sono concentrati su Antonio Pagnotta, detto Il Leghista, fratello del proprietario, il quale più volte aveva salvato i suoi galletti dalle mire del congiunto.

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Tumeon

Ma questi, senza colpo ferire, ha dato mandato al principe del foro, l’avvocato Mario Megliola detto Zuzù e per antonomasia impossibile da fregare, di difenderlo da ogni tipo di accusa. Nei fatti la difesa si è fondata su una sostanziale assenza di prove schiaccianti dimostrata ampiamente, stante però la presenza di innumerevoli indizi che tuttavia non hanno potuto condurre ad una incriminazione ufficiale per gallicidio. A questo puto un primo colpo di scena. È spuntato fuori dal nulla un testimone, Ciro D’Agostino detto Yanez de Gomera, che ha dichiarato di aver raccolto per caso una esternazione di un ignoto poi identificato in Mimmo Quatrale, che quando viene a lacedonia abita in via De Sanctis, il quale avrebbe minacciato di torcere il collo al pennuto che con il suo insistente canto non lo lasciava dormire. Ma anche la “pista bergamasca”, visto che Mimmo vive usualmente a Bergamo, ma quella Alta però, si è rivelata essere un vicolo cieco, anche se è stato possibile accertare che in gran segreto i residenti delle sue strade si erano riuniti più volte pronunciando una fatwa, ovvero una condanna, nei confronti del gallo scassamarroni. 

A questo punto è subentrato un nuovo testimone, Mimmo Patanella detto Scolett, che ha aperto di fatto la «pista agricola». Insieme al figlio avrebbe visto di spalle una persona che «dalla conformazione del cozzetto sembrava essere una cozza agricola». Anche tale indicazione è però caduta nel vuoto.

Arenatesi le indagini, nuovo colpo di scena posto in essere dalla difesa del Leghista, che aveva annunciato l’intenzione di inserire nel team l’avvocato Fierro, altrimenti detto «nega tutto, anche l’evidenza!». Mail re dei negatori non ha accettato, ragion per la quale l’avvocato Zuzù ha fatto in modo di aprire un nuovo fronte di indagini puntando l’indice su Mario Pandiscia detto Sandokan e Antonio Mercadante detto Vasco, quindi da non confondersi con Cumbandonio che non c’entra nulla perché di galletti ne ha a volontà nella sua masseria. La «pista ligure» si era presentata promettente perché i due avevano divorato un gallo al forno pochi giorni prima, il quale, secondo fonti molto attendibili, era bello duro e ruspante, oltre che sostanzioso, Incalzato dalle domande dell’avv. Zuzù, che gli chiedeva se il gallo fosse canterino, Sandokan ha smontato le teorie accusatorie con una semplice esternazione: «Saccj sti cazz’ s’ candav!».

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La pista ligure: Mario Pandiscia detto Sandokan (a destra) e Antonio Mercadante detto Vasco

Le indagini finiscono di nuovo nel pantano fino a quando non si vede che è giunto a Lacedonia Antonello Cocozzello detto Lupin.

L’alibi che presenta è però inattaccabile, perché nei giorni della sparizione si trovava in Salento e poi ormai è andato in pensione da un pezzo.

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Antonello Cocozzello detto Lupin

La sola chance offerta agli investigatori ormai era una confessione di un o degli implicati. Come per miracolo, è proprio il caso di dirlo, essa c’è stata. Travestitosi da prete, Gerry McCallon ha confessato Peppino Libertazzi detto Sabbatuccio, che come è noto si confessa spesso e che quindi costituiva l’anello debole della catena di omertà.

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Sabbatuccio e Chicchietto

Ecco come sono dunque andate effettivamente le cose. Caduto in profondo stato di depressione, afflitto dallo stress di essere al centro di tante attenzioni e ormai stanco di ascoltare per anni le cazzate dei lacedoniesi, e prima di tutto le mie, il galletto non ha retto e si è suicidato lanciandosi sulle punte acuminate di un rastrello. Qui è subentrato il Leghista che, con Sabbatuccio e Chicchietto, ha pensato di assolvere ad un dovere pietoso offrendogli degna sepoltura. Si sono messi a cercare un posto adeguato, ma non avendolo trovato, hanno deciso di seppellirlo nei loro stomaci, mentre le onoranze funebri sono state ufficiate dallo chef Enzo La Stella.

Questa spiegazione, tuttavia, non basta all’accusa, che pure avendo creduto alla storia del suicidio, intende incriminare i tre per «occultamento di cadavere aviario». Sembra che saranno rinviati a giudizio e che il processo, nel quale si costituirà parte civile anche Francesco Amadori, si terrà il prossimo anno, sempre a Lacedonia e sempre in Agosto, quando il sole cocente ci predispone molto di più ad esternare immani fesserie.

Un’ultima precisazione: che diavolo c’entrava con il galletto scomparso il “mezzo agnello vivo”? Proprio un bel niente: ma alla fiera delle tante cazzate sparate ci faceva la sua bella figura!

THE END, MAYBE!

 

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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