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Strada Provinciale 6 per Lqacedonia Monteverde

Finalmente una buona notizia: e quanto ci piace darla! La SP 6, la strada in condizioni più vergognose dell'intera Irpinia, è stata resa transitabile almeno al 70/80%, anche se rimangono alcuni punti con dossi. Anni di battaglie, che hanno visti protagonisti gli amministratori di Monteverde, affiancati da quelli di Lacedonia, ma soprattutto i cittadini, sembra abbiano sortito qualche risultato di rilievo. Le condizioni viarie furono oggetto di un servizio andato in onda su Striscia La Notizia alcuni mesi or sono: era venuto in zona Eugenio Il Genio. Non sarà tutto merito della "lampada magica", ma fatto è che il transito oggi non è più pericoloso come prima. Naturalmente la battaglia continua, perché il dissesto idrogeologico non si cura affatto di interventi di superficie, e chi scrive ritiene si debba rimettere mano al vecchio progetto di una "bretella" di congiunzione tra il Calaggio e l'Ofantina che attraversi i territori di Lacedonia, Monteverde ed Aquilonia, riducendo i tempi di percorrenza in maniera notevole. Nonostante tutto, però, quello ottenuto è già in sè un ottimo risultato, per il quale LUPUS IN FABULA esprime la sua soddisfazione!

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IL MAESTRO CHICONE CON UNA DELLE SUE SCOLARESCHE

Vi fu un tempo nel quale la Scuola, specialmente quella elementare, era "buona" a prescindere dalle artificiose "buone scuole" dei tempi nostri, in grazia delle qualità dei maestri, da un canto estremamente preparati e professionali, ma in taluni casi "umani", cosa ben più importante. Quella dell'insegnante unico, che seguiva i suoi alunni per cinque anni, è stata una figura quasi genitoriale per molte generazioni di bambini che s'avviavano all'adolescenza e pertanto il ricordo dei loro mentori infantili è spesso impresso a fuoco nella loro memoria, ivi compresa la mia. In verità v'erano due categorie di maestri sotto il profilo metodologico: quelli che facevano affidamento sul "terrore" prodotto dalla "bacchetta" che s'imprimeva sui palmi delle mani, dai "ceci" sui quali si era costretti ad inginocchiarsi o dal fruscio che preceveda sonori ceffoni in volto, e quelli, come Roccuccio Chicone, che di contro stabilivano un rapporto empatico con gli alunni, al cui bene futuro tenevano grandemente, perchè consideravano l'azione didattica non un mero lavoro, ma un'autentica missione alla quale si erano votati e con la quale si identificavano in pieno, non solo a parole, ma soprattutto con i fatti. Peraltro Roccuccio, come tutti quelli della sua generazione, aveva vissuto un'infanzia non troppo agiata, in tempi attraversati dai venti di guerra, ma certamente forieri, tanto in famiglia quanto in società, di solidissimi valori etici cui avrebbero conformato il loro comportamento futuro. Parlo con cognizione di causa, essendo anch'io figlio di due maestri.

Non mi sono pertanto sorpreso punto quando stamattina, parlando con un amico ch'era stato suo alunno, egli ne tesseva le lodi: «Tu sai - mi ha detto - che io vengo da una famiglia povera e quindi sai anche quanto discriminassero alcuni maestri i bambini come me. Ebbene io ti devo confessare che il "mio maestro", Roccuccio Chicone, non era così. Anzi mi voleva un gran bene e quando seppe che avevo intenzione di lasciare gli studi, alla fine delle scuole elementari, mi chiamò a casa sua e si offrì di aiutarmi gratuitamente per prepararmi ad affrontare la nuova esperienza scolastica. Mi riempì di buoni consigli, che io ho immancabilmente disatteso, pagandone poi le conseguenze». Quel che mi ha colpito è stato il tono perentorio e marcato con il quale egli ha pronunziato le parole "il mio maestro" e ciò mi ha riportato alla memoria due figure di insegnanti a me molto care, che usavano agire in questa maniera. Il "mio maestro" Michele Caggiano e mio padre Angelo. E ciò mi ha provocato un'ondata di commozione interiore che, caro Roccuccio, mi ha fatto sentire vicino a te come non mai, persona magnanima e pacata, come ti ricordo da sempre. Una grande anima la tua e pertanto ho sentito il bisogno di dirti "arrivederci" a quando Dio vorrà. Ma tu, intanto, per favore salutami mio padre. Sono convinto che vi sarete già ritrovati perché non esiste altra chiave che la "bontà" vera e spontanea per aprire le porte del Paradiso.

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IL MAESTRO CHICONE TRA TANTI VOLTI A ME NOTI E CARI, ALCUNI DEI QUALI GIÀ TRANSITATI AD ALTRA DIMENSIONE

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Dovunque ci sia una battaglia per la libertà, per la pace, per i diritti umani e per il diritto dei popoli ad abitare nella loro terra, LUPUS IN FABULA c'è, e c'è personalmente. Specialmente qualora si tratti di un "conflitto dimenticato", della tragedia di un popolo scacciato da decenni dalla propria terra e confinato in pieno deserto, in villaggi in cui la temperatura media si aggira intorno ai 40/45 gradi centigradi, raggiungendo picchi di 55 gradi (usiamo la desueta unità di misura più nota alla gente), ovvero una temperatura che rende la vita quasi impossibile. Parliamo del popolo Saharawi, scacciato nel 1975 dal proprio territorio situato nell'Africa nord occidentale dal Marocco, e da allora profugo in un lembo interno del deserto del Sahara in territorio algerino. Nulla contro il popolo marocchino, annoverando  io stesso diversi amici rispettabilissimi e molto in gamba di tale etnia, gente che, peraltro, ha sofferto esso stesso la tragedia della colonizzazione da parte della Spagna: ma ho più di qualcosa da dire sul comportamento dei suoi governanti, a cominciare dai regnanti, i quali si sono immediatamente trasformati da colonizzati in colonizzatori, dimostrando uno scarsissimo senso di umanità e di non aver appreso nulla dalle proprie sofferenze. E dunque il popolo del Saharawi (popolo del deserto), da decenni rincorre la propria libertà, chiedendo, spesso invano, aiuto alla comunità internazionale. Anche l'Irpinia, nella fattispecie l'Associazione di Volontariato "Vita" di Ariano Irpino, da circa venti anni affianca il Saharawi nella sua leggitima battaglia non violenta di libertà. Ospita infatti per il periodo estivo un gruppo di bambini, nel ruolo di "piccoli ambasciatori di pace nel mondo", che provengono da quei poveri villaggi (altri gruppi sono ospitati in diverse regioni d'Italia): il loro compito è quello di sensibilizzare la comunità internazionale sulla loro difficile situazione. L'Associazione "Vita", per il tramite di un inesausto servizio, garantisce loro assistenza anche sanitaria, avvalendosi di medici e professionisti molto conosciuti che volentieri si prestano all'opera di cura e prevenzione di eventuali patologie riscontrate nei bambini. Meritano tutto il nostro apprezzamento e pertanto li citiamo uno ad uno: la dottoressa Ienco, medico del 118 a Bisaccia, l'oculista dottor Tarone, l'odontoriatra dottor Michele D'Ambrosio, il medico dottor Lena. Chapeau al cospetto di tutti loro. E il nostro grande rispetto e l'ammirazione all'Associazione Vita, presieduta da Guglielmo Ventre. Per quel che mi concerne, ho avuto modo di incontrare i bambini ed i loro accompagnatori nel corso di una giornata organizzata a Flumeri in casa del dottor Lena e della consorte, professoressa Andreottola, volontaria dell'associazione, con la quale già avemmo modo di occuparci della questione, altra piaga purulenta sull'epidermide del mondo, del Darfur. E sono stati proprio gli accompagnatori adulti dei bambini ad invitarmi in Saharawi, con le parole: «All'interno delle nostre tende sarai nostro fratello e dividerai con noi il cibo e l'acqua. la notte berremo il tè sotto il cielo stellato del deserto. Vieni e osserva. Poi scrivi un libro e aiutaci nella nostra causa». Sinceramente ne sono rimasto toccato (anche i Lupi talvolta si commuovono) e ho deciso che ci andrò, ma solo nel periodo in cui fa meno caldo: un Lupo irpino par mio, avvezzo ad alture e boschi, non credo riuscirebbe a sopportare temperature al di sopra dei 50 gradi; quindi farò quanto m è stato chiesto. Una considerazione di carattere geopolitico è ora d'obbligo. Pur soffrendo, questo popolo non ha scelto la via del terrorismo e non si sogna neppure di emigrare dal proprio lembo di deserto: vorrebbe soltanto vivere in pace ed armonia a casa propria e questa non mi pare proprio essere una richiesta ambiziosa. Un doveroso apprezzamento per i meravigliosi ragazzi dell'Associazione SSC Baronia Sports Week, che raccoglie giovani ambosessi di San Sossio, San Nicola e Castel Baronia, i quali si prestano a fare da animatori per i bambini, che ho visto, con grande piacere, rilassati e divertiti. Questi i loro nomi: Lucia, Giacinto, Michelengelo, Elisabetta e Jaco (e se ne dimentico qualcuno mi dispiace davvero).

 

LUPUS IN FABULA si ferma qui, ma promette che "non finisce qui"!

(PS. Un "applauso" ai media italiani, molto più interessati al destino delle banche piuttosto che a quello dei popoli! Guai a chi mi chiamerà "giornalista": lo sono stato in passato, sbagliando, ma non lo sono più perché non voglio più esserlo. (Peraltro a differenza di molti di loro posseggo "qualche competenza di ordine grammaticale e sintattica"). Non sono e non sarò mai un giornalista perchè non svenderò la mia libertà a nessun prezzo e continuerò a parlare del Saharawi, del Darfur e di ogni altro popolo oppresso! E le banche, i politici d'alto bordo e i cosiddetti VIP, vadano in blocco a quel paese!)

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GLI OTTIMI ANIMATORI: I NOSTRI COMPLIMENTI. CHI RIESCE A FAR SORRIDERE UN BAMBINO RIESCE A RALLEGRARE L'INTERO MONDO.

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GLI OTTIMI CONIUGI LENA NELLA LORO CASA A FLUMERI.

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Fu una notte molto strana quella tra il ventidue e il ventitre luglio del 1930. Le vecchie generazioni, alle quali ho attinto narrazioni, ne serbano un ricordo indelebile, quasi stampato a fuoco nella fresca memoria degli adolescenti che furono. Per quanto anche in piena estate l’aria, tra le nostre montagne, rinfreschi notevolmente, una inusuale calura s’era impadronita delle ombre serotine e si manifestava in vapori che sembrava sortissero direttamente dal ventre della terra. Un abbaiar di cani convulso e costante, gli inusuali belati di pecore ed agnelli, il chiocciare delle galline, insomma una sorta di agitazione generale che sembrava attraversare l’ambiente naturale, come una scarica di elettricità, erano i cattivi presagi che avremmo decifrato soltanto in seguito. Si dice che gli animali riescano a presentire con anticipo la sventura. Quindi, verso la mezzanotte e mezzo, un silenzio quasi irreale ammutolì ogni essere vivente e taceva anche il vento, che era solito arpeggiare delicatamente tra i rami degli alberi. Alle ore una e dieci circa si scatenò l’inferno. Una scossa pari al settimo grado circa della Scala Richter squarciò le viscere della terra, rimestando tutto quanto esisteva sulla sua superficie.

Quando la terra si placò, interrompendo l’interminabile “ballo si San Vito”, tutto intorno erano macerie che avevano inghiottito vite d’infanti soprattutto, e di donne e di anziani, i quali non dormivano nei pagliai in campagna, come gli uomini impegnati nei lavori agricoli. I feriti gemevano, la gente s’aggirava come intontita tra le rovine: il mondo, tutto il mondo che le popolazioni conoscevano, era scomparso per sempre.

A Lacedonia perdemmo centinaia di esistenze, e tutto ciò che resta di loro è il nome impresso su una lapide. Aquilonia fu completamente distrutta e ricostruita in altro luogo. Bisaccia subì gravi dannie così gli altri paesi dell’Irpinia orientale.

LUPUS IN FABULA non vuole dimenticare ed invita tutti a non dimenticare!

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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