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DE SAN

Quanto abbia influenzato Francesco De Sanctis il decorso evolutivo della comunità di Lacedonia nel corso del secolo XX è storia nota. Ancora oggi la Scuola superiore che egli vi volle costruire accoglie alunni ed ancora - come ben sanno i docenti di terza fascia - i quattro anni di "magistrale" costituiscono un titolo di studio "finito", ovvero potenzialmente in grado di offrire la possibilità di accesso diretto al lavoro da insegnante della scuola primaria. Naturalmente tale tipo di scuola è soltanto un lontano ricordo, perché le riforme intervenute negli anni hanno mutato le cose, naturalmente in peggio, tal che ai giorni nostri, per accedere alla funzione, e quindi al ruolo, di docente di goni ordine e grado, oltre al diploma occorre in primis la laurea, quindi l'abilitazione, il TFA, qualche master particolare e il superamento di un concorso con una buona dose di fortuna (che naturalmente non serve laddove si sia raccomandati). Al di là dell'ironia, veramente facile in questo caso, è da dire che l'iniziativa desanctisiana centralizzò Lacedonia, sotto il profilo degli studi, facendone un centro didattico di importanza almeno interregionale, se non internazionale nei primi decenni del secolo decimonono, e questo fino a tutti gli anni settanta del 1900, ovverossia fino a quattro decenni or sono all'incirca. 

Onde commemorarne i 200 anni dalla nascita, il Comitato Provinciale per le celebrazioni del Bicentenario, del quale Lacedonia è parte, farà tappa proprio nel paese del "Magistrale" sabato 20 del corrente mese di maggio. L'appuntamento è fissato per le ore 10.00 presso il Teatro Comunale. I saluti sarannop affidatio al Presidente della Provincia Domenico Gambacorta e al Sindaco di Lacedonia Antonio Di Conza, mentre a relazionare saranno  Giuseppe Gargani e Biagio De Giovanni, dell'Università degli Studi di napoli "L'Orientale". Il tema della conferenza è: «De Sanctis e l'impegno etico politico».de sanctis    

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rizzi

La giovane Alessia Rizzi di Lacedonia, Cadetta all'ultimo anno della Scuola Militare della Nunziatella, in abito bianco al "Ballo delle Debuttanti"

Quella del Ballo delle Debuttantiè una tradizione che data al 1700 circa e che nel corso dei secoli XVIII e XIX ha rivestito una importanza eccezionale presso l'alta società e in molte corti reali e imperiali di tutta Europa, in particolare quella viennese degli Asburgo, ove ancora oggi si celebra il meraviglioso Opernball. In Italia questa tradizione è mantenuta in vita soltanto dai cadetti della Scuola Militare "Nunziatella" di Napoli, da quelli della Scuola Militare "Teuliè" di Milano e dagli Allievi Ufficiali dell'Accademia Militare di Modena.

L'evento più prestigioso tra i tre nominati è certamente quello organizzato dalla Nunziatella. Non lo affermo per spirito di campanile, essendo io un autentico Lupo d'Irpinia e quindi della Campania, ma per rendere onore alla verità. Innanzitutto occorre riferire che la Scuola Militare di Napoli è quella più antica attualmente operativa al mondo, perché fondata nel lontano 1787. Peraltro essa è una autentica fucina di personalità di altissimo spessore, poiché non è ammesso alcun gap formativo, ma tutti gli allievi sono chiamati a rendere al massimo delle proprie possibilità, vivendo peraltro in un regime di rigidissima disciplina al fine di formare il proprio carattere. Molti i professori illustri che vi hanno insegnato e vi operano attalmente: tra tutti citiamo soltanto, perché ne ricorre nell'anno in corso il bicentenario della nascita, Francesco De Sanctis. E dunque il "Ballo delle Debuttanti", presso la Nunziatella, nato per festeggiare la fine degli studi presso la scuola da parte dei cadetti del terzo anno, si è oggi trasformato in un avvenimento mondano talmente sentito da tutta l'alta società partenopea, ma anche nazionale, da attirare l'attenzione dei media e da richiedere molti mesi di preparazione accuratissima. Spesso vi partecipano grandi nomi della musica italiana e la preparazione al valzer dei cadetti viene curata da nomi altrettanto celebri, quali ad esempio i ballerini Simone Di Pasquale e Samanta Togni del programma TV Ballando con le Stelle. Si tiene, inoltre, sempre in location di grandissimo prestigio, che cambiano ogni anno, a partire dal Palazzo Reale di Napoli o dalla Reggia di caserta. Nell'anno in corso è stata scelta la celeberrima Villa Domi, una splendida dimora che affaccia sul Golfo di Napoli, famosa per i suoi giardini, costruita nel Settecento dalla potente famiglia di banchieri svizzeri Meuricofree, che avevano preso stanza proprio nella capitale del Regno borbonico.

Nell'anno in corso il ballo ha visto la partecipazione di una lacedoniese a denominazione di origine controllata, Alessia Rizzi, brillantissima cadetta della Nunziatella, frequentante l'ultimo anno scolastico ormai agli sgoccioli. Chi vi ha assistito mi ha confidato che l'ambiente sembrava avvolto da un'aura di magia, quasi si fosse tornati per incanto ai fasti ormai dimenticati di epoche lontane, in un tripudio di musiche, profumi promananti da erbe e fiori e di luci sapientemente disposte per rendere l'atmosfera, semmai possibile, ancora più suggestiva. E sui cadetti il cielo di Napoli e di fronte a loro il Vesuvio, dominus onnipresente nei panorami partenopei.  

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La Banda Musicale Città di Calitri

I bravi musicisti, ancorché in massima parte giovanissimi, della Banda Musicale Città di Calitri hanno intonato, stamane, il nostro inno nazionale prima che il Presidente della Provincia, Domenico Gambacorta, tagliasse il nastro aprendo di fatto la trentacinquesima edizione della Fiera Interregionale di Calitri. A Lupus In Fabula, come è noto, non interessano affatto coloro i quali tagliano i nastri e i discorsi di circostanza che vengono declamati nelle occasioni ufficiali, perché molto spesso si tratta di parole scritte sull'acqua e conservate nel vento. Oltretutto altre sono le finalità perseguite dal nostro team, che più volentieri guarda a quanti operano nel territorio e per il territorio, valorizzando ciò che di buono la nostra terra riesce ad offrire, sia pure con grande fatica e tra crescenti difficoltà.

E dunque siamo soddisfatti che anche nell'anno in corso i responsabili siano riusciti ad aprire i cancelli della Fiera più grande dell'intera Alta Irpinia, la sola che può contare su un agglomerato edilizio finalizzato alla sua estroflessione, con capannoni molto capienti, sala convegni e conferenze ed ogni altro servizio, e foriera, soprattutto, di una storia pluridecennale di grande livello.

Per amore di verità occorre riferire che nel tempo l'evento, il quale nell'anno in corso si tiene dal 3 al 7 di maggio, ha presentato alti e bassi, quanto a numero di espositori e ad affuenza di pubblico, ma stamane ho avuto la netta impressione che qualcosa stia per cambiare in meglio. Ho come la sensazione che questo sia un anno cruciale, essenziale per preparare una riscossa, che io auspico vivamente, e che di sicuro si realizzerà, a condizione che vengano coinvolti, a vario titolo, tutti gli attori sociali presenti sul territorio non solo calitrano, ma della macroarea denominata Alta Irpinia. Bisogna cominciare con il coinvolgimento delle attività produttive, attraendo anche quelle che sono più refrattarie a mettersi in gioco, e quindi bisogna che la Fiera stessa non guardi solo all'economia, pur importante, ma anche alla cultura, come era nell'epoca d'oro delle fiere, il Medioevo. Erano sostanzialmente importanti occasioni di crescita culturale che nasceva dall'incontro di comunità eterogenee che si "impollinavano" a vicenda, germogliando nella evoluzione sociale che sempre viene generata da un sano meticciamento di idee e di energie mentali. E dunque vanno coinvolte le Istituzioni scolastiche, e l'IIS "Maffucci", guidato dal D.S. Gerardo Vespucci, è sempre in prima linea, le associazioni di ogni tipo e così via. Ad onor del vero le Amministrazioni comunali e sovracomunali di zona erano presenti: c'era il Presidente della Comunità Montana "Alta Irpinia" e sindaco di Bisaccia Marcello Arminio, il sindaco di Lacedonia Antonio Di Conza, il vicesindaco di Monteverde Antonio Vella (tra quelli che conosco e che ho riconosciuto. Mi scuso se ho omesso altri nomi: se ciò è accaduto è soltanto perché non li conosco personalmente). A fare gli onori di casa, naturalmente, il sindaco di Calitri Michele Di Maio. A curare la comunicazione l'ottimo Pasquale Gallicchio, giornalista che di sicuro non ha bisogno di eccessive presentazioni.

Ad maiora, dunque, e che questo sia l'anno della ripresa.

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Il sindaco di Calitri Michele Di Maio

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Il Presidente della Comunità Montana "Alta Irpinia" e sindaco di Bisaccia  Marcello Arminio

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Il responsabile della comunicazione Pasquale Gallicchio

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PAGN

Correva l'ormai lontano 1957, vigilia di un boom economico che di fatto avrebbe portato benessere soltanto in una parte dell'Italia, il Nord, lasciando ancora per qualche lustro le zone meridionali nel disagio economico, ove non nella vera e propria indigenza. Anche a Lacedonia le famiglie erano ricche soltanto d'innumerabile prole: molti figli, nell'ambito della società patriarcale e della cultura contadina, costituivano una garanzia di sopravvivenza familiare. Ma quel tipo di organizzazione sociale era ormai sul punto di esalare i suoi ultimi respiri, soprattutto perché i giovani erano più che mai intenzionati a rompere i ceppi che li tenevano avvinti ad una terra madre abbastanza avara di opportunità esistenziali. Anche la famiglia Pagnotta, per intenderci quella dell'indimenticabile vigile urbano Filippo, contava ben dodici figli. La maggior parte di loro, proprio sessanta anni or sono, decise di fare i bagagli e partire per cercare fortuna in un ignoto altrove. Se ne andarono di casa Giuseppe, Graziella, Rocco, Michele, Umberto, Maria, Lucia e Angela. Ma non scelsero il nord-ovest dell'Italia, soprattutto Torino, e neppure la Svizzera, che all'epoca costituivano le mete più gettonate dai Lacedoniesi, ma si trasferirono in Francia, nella Borgogna celebre per i suoi vini. E proprio nel comparto della viticoltura cominciarono a lavorare, affrontando gli enormi sacrifici e le difficoltà tipiche di ogni emigrante. Tuttavia oggi proprio il vino offre loro prosperità ed il "Vino Pagnotta" è addirittura sbarcato negli Stati Uniti. Ma il sangue, per determinate famiglie, non è acqua e, per quanto possa trascorrere il tempo, i legami familiari e quelli relativi alla terra d'origine restano intatti. E in tal modo, per iniziativa di Anna Marina Pagnotta, nata e vissuta in Francia e titolare del ristorante La Comedie du Vin, parte del ramo italiano e di quello francese della famiglia si sono riuniti in Francia, a Beaune, presso il ristorante di cui sopra. Quasi ottanta persone appartenenti a tre generazioni si sono strette in un metaforico abbraccio trascorrendo una giornata meravigliosa. Alla fine si sono lasciate con una promessa: quella di tornare ad incontrarsi in Italia, nella loro Lacedonia, nel paese in cui tutti trovano le loro origini.

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