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Se equiparassimo, con metafora estremamente calzante, la società umana ad un albero, dovremmo considerare le generazioni che ci hanno preceduto alla stregua delle radici, dalle quali si diparte la linfa vitale che, attraversando il tronco, giunge ai viventi di oggi, la fronda che verdeggia sui rami del presente. Fatto è che la foglia non è consapevole della humus che la alimenta, così come gli esseri umani spesso poco sanno donde derivi il modus cogitandi sociale che caratterizza le eterogenee comunità, la qual cosa noi chiamiamo cultura, che si è prodotta nei secoli attraverso la sedimentazione di usi, costumi, tradizioni, credenze, modi di fare condivisi, ovvero per il tramite del progressivo adeguamento comportamentale e quindi mentale dei nostri antenati agli imperativi promananti da un reale circostanziale cui occorreva adeguarsi al fine di sopravvivere in prima istanza e quindi di pervenire ad una qualità di vita reputata almeno dignitosa, in funzione, naturalmente, delle peculiarità relative alle eterogenee epoche storiche. In buona sostanza, raramente sappiamo da dove siamo venuti e di conseguenza ci muoviamo in maniera incerta lungo i sentieri che dovrebbero condurci al futuro, esitando ogni qual volta incontriamo un qualche bivio esistenziale, tanto a livello individuale quanto collettivo. Peraltro, l’assenza di conoscenza relativa alle proprie origini produce una comprensibile disaffezione rispetto alla terra madre nelle nuovissime generazioni, quelle formate dai cosiddetti millennials, e parlo soprattutto della generazione Z, composta dai nati nel nuovo millennio. Si tratta degli odierni alunni delle scuole dell’obbligo, i quali, per quel che concerne le zone interne, immaginano il luogo nel quale sono nati e fin qui vissuti come un nido dal quale, presto o tardi, spiccheranno il volo per non farvi più ritorno, in direzione dei fuochi fatui che si levano dalle metropoli e che li attraggono come falene che muovano incontro alla caduca luce di un lampione. Conoscere le proprie radici per amare la propria terra ed amarla per restarvi e tentare di costruire la propria vita in questi luoghi: questo l’imperativo che occorre affrontare per evitare il depauperamento antropico delle nostre zone.

E questa è la direzione di marcia che ha intrapreso, in maniera molto lungimirante, l’IOS “Francesco De Sanctis”, che abbraccia i tre plessi di Lacedonia, Monteverde ed Aquilonia e che guarda ai tre paesi con analogo interesse, ripartendo equamente le iniziative extrascolastiche, dai PON ai progetti d’Istituto, perché tutti gli alunni sono uguali e debbono godere di analoga grandissima attenzione. Questa è la filosofia che muove i passi della scuola alla cui guida siede il Dirigente Scolastico prof.ssa Silvana Rita Solimine, che ha fatto dell’apertura al territorio uno dei suoi punti di forza, pur nella estrema puntualità nella largizione all’utenza giovanile delle conoscenze curricolari in funzione dell’acquisizione delle competenze relative agli eterogenei indirizzi.

E in tal modo, accanto all’attività didattica quotidiana, è germogliata una pianificazione di tipo espansivo, che trova uno dei suoi capisaldi nel progetto Costruiamo il futuro conoscendo insieme le nostre radici, la cui responsabile, a livello generale, è l’attentissima prof.ssa Giuseppina D’Agostino. L’ultimo importante atto, che ha visto quale suasivo ed importante proscenio il castello di Monteverde, data al 16 marzo del corrente anno 2019 e ha visto quale tema quello di San Carlo Borromeo nell’arte. Per quanti non ne fossero a conoscenza, il Borromeo è figura che con l’Irpinia ha molto a che vedere, essendo lo zio del principe Carlo Gesualdo da un canto, ma in linea generale in quanto il santo è stato uno dei due pilastri della controriforma, insieme a san Filippo Neri, e in tale veste ha condizionato fortemente la nostra cultura. Referente dell’evento l’ottimo prof. Giovanni Casparriello. Una manifestazione estremamente articolata, quella de qua, perché ha visto interventi di personaggi di grandissimo rilievo. I saluti della scuola sono stati espressi dalla D. S. prof.ssa Silvana Rita Solimine, cui sono seguiti quelli del sindaco Franco Ricciardi e del presidente dell’ordine degli architetti di Avellino, arch. Erminio Petecca.

A relazionare S. E. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi, il dott. Camillo De Lisio del Touring Club di Napoli, la dott.ssa Paola Apuzza, storica dell’arte della Soprintendenza e il dott. Martino Del Mastro, restauratore di dipinti. Notevoli gli intermezzi musicali curati dall’orchestra del Liceo Musicale “Gesualdo”.

Da sottolineare l’importante apporto alla buona riuscita dell’evento da parte degli alunni della scuola secondaria di primo grado del plesso di Monteverde, i quali, preparati dalle prof.sse Annamaria Tortorella, Arcangela Padula, Rosalba Zichella e Teresa Strazza hanno guidato gli studenti provenienti da Lacedonia, accompagnati dalle prof.sse Lucia Genovese e Antonella Cericola, alla scoperta dello splendido borgo.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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