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Una scuola aperta al territorio, in "continuità orizzontale" con lo stesso, secondo quanto da un paio di decenni il fior fiore dei pedagogisti va raccomandando: questo il corso fin da subito intrapreso dall'IOS "F. De Sanctis" per l'anno scolastico 2018/2019, che vede alla guida della scuola l'ottima D. S. prof.ssa Silvana Rita Solimine. Non è certamente un caso se il tradizionale progetto di accoglienza dei nuovi alunni, quelli che vanno a comporre le prime classi del Liceo classico, del SUM e dell'ITI, sia stato estroflesso extramoenia, alla scoperta di un patrimonio culturale, materiale ed immateriale, estremamente ricco di suggestioni e foriero di enormi potenzialità culturali.

«Accoglienza è già orientamento»: questo il titolo del progetto da ascriversi alla competenza della brava prof.ssa Antonella Cericola, che ne è la referente. Nulla di più vero: i primi orientatori sono proprio gli studenti, i quali, laddove vivano esperienze appaganti sotto il profilo culturale, le quali germoglino in un ambiente psicologicamente confortevole, indurranno automaticamente i loro coetanei più piccoli di un anno a scegliere la medesima scuola.

Al di là di tali considerazioni piuttosto pragmatiche, al cui confronto, però, alcuna istituzione scolastica può sottrarsi, in virtù del progressivo depauperamento antropico che colpisce le zone interne, con l'ovvia riduzione di utenza adolescente, è da dire che effettivamente siamo circondati, letteralmente, da "cultura", della quale pochi s'avvedono, perché, secondo la nota massima di Saint Exupery, «l'essenziale è invisibile agli occhi». Come lo è spesso la bellezza declinata in tutte le sue eterogenee forme, ma soltanto per via, forse, di un'assuefazione che non ci consente di apprezzare quanto ci circonda.

Per tre mattine, dunque, guidati da esperti (volontari) dell'U.N.L.A., che da decenni studiano ogni aspetto del territorio, i ragazzi hanno preso coscienza della ricchezza culturale entro la quale, inconsapevolmente, vivono.

Il primo giorno è stato dedicato alla visita del Museo Diocesano "San Gerardo Maiella", che ha sede nell'episcopio. Ivi insistono, tra tantissimi reperti di primaria importanza, il celeberrimo "Pozzo del Miracolo", quello presso il quale il giovanissimo san Gerardo, all'epoca piccolo servitore del vescovo Albini, manifestò per la prima volta le sue virtù taumaturgiche operando il "Miracolo della Chiave"; il Trittico di Andrea Sabatini da Salerno, che data alla fine del 1400 ed è presente in innumerevoli testi universitari di storia dell'arte; una prima edizione, completa di tutti e trenta i tomi, della Encyclopedie di Diderot e D'Alembert, in lingua francese, del 1754. Per non dire delle moltissime altre ricchezze di eccezionale valore, anche economico, presenti nel complesso museale.

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Pozzo del Miracolo

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Trittico di Andrea Sabatini da Salerno

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Uno dei volumi dell'Encyclopedie di Diderot e D'Alembert (anno 1754)

Il secondo giorno è stato dedicato all'antropologia "visiva", con una visita al MAVI (Museo Antropologico Visivo Irpino), che conserva le 1801 foto scattate dal celebre antropologo statunitense, prof. Frank Cancian, nel 1957 a Lacedonia, quando egli era ancora uno studente impegnato in una ricerca che di fatto aprì la sua luminosa carriera accademica. Importante, per gli studenti, anche tali momenti di riflessione, soprattutto per le valenze in ordine alla comprensione delle proprie radici, che affondano nel sofferto, ma culturalmente ricchissimo, sostrato della società contadina. Si ringrazia per il suo intervento il prof. Rocco Pignatiello.

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Uno scorcio del piano superiore del MAVI

Il terzo giorno è stato dedicato alla visita presso il sito rupestre lacedoniese, il quale è ricchissimo di cavità tufacee utilizzate dagli esseri umani, nel corso della plurimillenaria storia dei luoghi, alla stregua di unità abitative, come già accaduto, ad esempio, a Matera, città che però, a differenza del nostro paese, ha sviluppato il suo agglomerato urbano intorno alle sue grotte, i "sassi", mentre le nostre sono state abbandonate e lasciate alla potenza della natura che se ne è riappropriata. Pure l'antropologia culturale, nell'accezione più propria dell'espressione, ha avuto i suoi spazi: sono stati illustrate agli studenti, oltre al modus vivendi di epoche ormai da lungo tempo trascorse, anche credenze, ritualità, leggende che caratterizzavano fortemente la cultura di zona.

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Uno scorcio delle Rupi

Un plauso vada agli alunni, quanto mai attenti nonostante la verdissima età, e ai docenti accompagnatori, che hanno partecipato in maniera attiva al farsi del "progetto accoglienza".

Questi i  nomi dei professori e delle professoresse: Alessandra Tenore, Doriana Pasquale, Luciano Masucci, Lidia Tornatore, Anna Maria Bortone, Luigi Maglione, Domenico Scola e Franco Di Ninno.

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Due dei docenti accompagnatori: Alessandra Tenore e Franco Di Ninno

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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