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Aristotele sosteneva che «l'uomo è per natura un animale politico», la quale affermazione io trovo estremamente vera anche in tempi quali i  nostri, in cui sembra predominare un presunto sentimento collettivo di carattere "antipolitico", che a mio giudizio è solo un abito diverso indossato da chi comunque "vive" di politica in tutti i sensi. Populisti, qualunquisti, disaffezionati, senza rendersene conto portano acqua al mulino di coloro i quali acquisiscono potere personale cavalcando tali espressioni di malessere ed ergendosi a loro paladini, fin quando l'occasione ... e non aggiungo altro.

Nei fatti quale potrà mai essere il futuro della nostra beneamata Italia se le nuove generazioni non vengono preparate adeguatamente a confrontarsi sul terreno della gestione politica della cosa pubblica? Chi potrà mai governare se l'attuale trend di disaffezione e sfiducia non dovesse arrestarsi? I nostri nipoti lasceranno veramente che sia un server informatico, creato dall'uomo e quindi perfettamente manipolabile, a determinare le loro sorti ricorrendo a processi decisionali del tutto virtuali? E le idee, le grandi idee politiche, per quanto condivisibili o non che siano, che fine mai faranno? Saranno forse soppiantate dai post brevi e spesso contraddittori dei guru che si alterneranno alla tastiera di un computer?

Umberto Eco ebbe ad affermare che «la cultura non salverà il mondo», mostrando a qual grado fosse giunto il suo pessimismo nichilistico (non a caso Il nome della rosa si chiude con l'incendio della biblioteca, a dir di quanto effimera Eco fosse giunto a reputare la cultura) ma, per quanto io abbia sempre ammirato un intellettuale di tale levatura, stavolta mi permetto di contraddirlo (sono un ottimista, nonostante tutto): a me pare che nella cultura risieda la sola fonte di salvezza possibile. E di cultura politica vado disquisendo per quel che concerne lo sviluppo di uno Stato quale il nostro, che proprio grazie ai tanto vituperati "politici della Prima Repubblica", il cui prerequisito era il possesso di una ferreo bagaglio gnoseologico, ma anche ideologico, era riuscito a risorgere dalle ceneri del secondo conflitto mondiale portandosi ad essere, ad un certo punto, il terzo Paese più industrializzato, e pertanto ricco, al mondo. Qualcosa è cambiato quando le sciabole sono state appese al muro e i foderi mandati in guerra a combattere: da allora in avanti non si è capito più nulla, creando la ben nota disaffezione verso una classe politica reputata (ma ogni generalizzazione è evidentemente sbagliata) non all'altezza del compito.

Tutto ciò premesso, mi compiaccio di prendere atto che l'IIS "A. M. Maffucci" di Calitri ha perfettamente compreso quanto sopra ho delineato, regolandosi di conseguenza per fornire ai propri studenti quelle conoscenze, anche in ordine alla filosofia politica, indispensabili al farsi di un pensiero autonomo e critico tra i membri delle nuove generazioni. In tale ottica credo vada inquadrato l'ennesimo appuntamento della IX Edizione degli Incontri di Arte, Economia e Scienza tenutosi questa mattina sul tema "Marx nel suo tempo e nel nostro". Ne ha parlato il Prof. Stefano Petrucciani, Ordinario di Filosofia Politica presso l'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma. A portare i saluti della scuola il D. S. Prof. Gerardo Vespucci, la Prof.ssa Marialuisa Giannone e il Prof. Maurizio Cianci, mentre i saluti della cittadinanza di Calitri sono stati portati dal primo cittadino, il Sindaco Michele Di Maio.

LUPUS IN FABULA plaude sinceramente a tali iniziative che, a nostro giudizio, dovrebbero godere di ben altra visibilità. Lo ribadiamo: non la bellezza, ma la cultura soltanto potrà salvare il mondo!

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Le foto sono state prese dalla pagina fb del "Maffucci", precisamente da un post di Luigi Zannato

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