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Foto Cancian 3

Uno scorcio del centro storico di Lacedonia alla fine degli anni 50 in una foto scattata dall'antropologo Frank Cancian

COMUNICATO DELL'UFFICIO STAMPA DEL MAVI - RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE

Ci siamo quasi. Il conto alla rovescia è quasi terminato: oggi, 9 agosto,, all’ora di pranzo, Frank Cancian sbarcherà all’aeroporto di Napoli. Subito farà rotta su Lacedonia, dove la comunità è pronta ad accoglierlo.

Per lui e per il suo ritorno è stato messo a punto un ricco programma: una tre giorni di iniziative per celebrare i sessant’anni dal suo soggiorno di sette mesi in paese, durante il quale, giovanissimo, documentò con quasi duemila foto le abitudini di vita degli abitanti.

Mercoledì 9 agosto – Sarà inaugurato il Museo Antropologico Visivo Irpino. Proprio in quel giorno, il professor Cancian arriverà a Lacedonia e sarà accolto dal sindaco Antonio Di Conza.

Verrà presentato il concorso “Milleottocento e 1 passaggi” e saranno aperte al pubblico le mostre fotografiche. “Un paese italiano 2017” sarà affiancata da “I giorni della canapa” di Salvatore Di Vilio, mentre “Spasiba!” di Michele Mari e “Memorie di palazzo” di Filippo Cristallo e Antonella Cappuccio saranno allestite presso la Chiesa San Filippo. Il Museo diocesano ospiterà “Volti di Lacedonia” di Michele Frasca.

La giornata si chiuderà con il Reading di poesie a cura di Rocco Pignatiello: dalle ore 22:30, presso i Giardini del MAVI, accompagnati alla chitarra da Nicola Pignatiello, si alterneranno alla lettura Paolo Speranza, Aldo Vella, Michele Miscia, Maria Tartaglia, Claudia Tanga e Marilinda Donatiello.

Giovedì 10 agosto - Doppio incontro pubblico: alle 11, presso la Chiesa di San Filippo, ”Sono un fotografo con un punto di vista”: si tratterà in maniera analitica e tecnica il progetto “Milleottocento e 1 passaggi”. Coordinati dal giornalista Leandro Pisano, interverranno Frank Cancian, Annalisa Cervone, Salvatore Di Vilio, Michele Mari, Aldo Colucciello, Nicola Loviento e Federico Iadarola.

Alle 17, i Giardini dell’Istituto Magistrale ospiteranno un dibattito dal titolo “Il MAVI e l’importanza della rete museale nelle aree interne”, al quale saranno presenti rappresentati istituzionali regionali, del mondo delle Pro Loco, il presidente della Comunità dell’Alta Irpinia, Ciriaco De Mita, e i sindaci dei comuni.

A seguire, la premiazione del concorso “Milleottocento e 1 passaggi – Un paese italiano 2017”, mentre alle 22 andrà in scena il “dj set and cooking-set” di Dub&Patan – roots, culture and militant food.

Venerdì 11 agosto - L’ultimo dei tre giorni di Frank Cancian a Lacedonia sarà per lui un tuffo nel passato, “Un ponte di immagini tra passato e presente”: alle 9, il professore farà, sessant’anni dopo, una passeggiata nel centro storico di Lacedonia, perché tanto “i luoghi e le persone prima o poi si reincontrano”. Assieme al regista Michele Citoni, incontrerà alcune delle persone ritratte nelle foto di sessant’anni fa, e lo farà negli stessi luoghi in cui furono scattate le fotografie. Alle 17, un simpatico momento ludico-storico-culturale: “Caccia alla foto”, una sorta di caccia al tesoro nelle vie del paese partendo dalle immagini scattate dal professore.

Cos’è il Museo Antropologico Visivo Irpino e chi è Frank Cancian

Il MAVI, che verrà inaugurato il prossimo 9 agosto, ha sede in uno stabile dell’Ottocento nel cuore di Lacedonia, in passato adibito a carcere circondariale e poi a pretura mandamentale e ristrutturato dopo il sisma del 1980, a due passi dallo storico Istituto Magistrale “Francesco De Sanctis”.

E’ figlio della curiosità di un giovanissimo studente di Antropologia, prima, e della passione civile di un gruppo di lacedoniesi, poi. Il Museo Antropologico Visivo Irpino è un progetto che nasce alcuni anni fa, dopo la pubblicazione del libro “Lacedonia, un paese italiano, 1957”, di Frank Cancian. Elemento fondante del museo sono le 1801 foto che proprio Cancian ha messo a disposizione dei visitatori. Si tratta di immagini scattate tra il gennaio e il luglio del 1957, periodo che l’allora ventiduenne americano trascorse a Lacedonia dopo aver vinto una borsa di studio presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Le foto sono materiale preziosissimo - non a caso hanno avuto l’immediato ed entusiasta sostegno della Soprintendenza e della Regione Campania -, perché ci restituiscono con vivace immediatezza e con forte impatto visivo ed emotivo lo spirito di quel tempo e di quel mondo contadino ormai scomparso a seguito dell’emigrazione, dopo le enormi trasformazioni del secondo dopoguerra.

Si tratta di scatti che ritraggono i cittadini di un piccolo paese dell’entroterra irpino nella loro quotidianità: al lavoro, a scuola, in casa, nelle masserie, durante le processioni, al bar, in piazza, nel corso di cerimonie. Volti ed espressioni che affermano con incisività ciò che non sempre si ritrova nelle testimonianze scritte.

La ricerca di materiale finora ritenuto di scarso valore per la storia (proverbi, canzoni, foto, quadri) è dunque l’obiettivo del museo: il tutto andrà ad arricchire la già copiosa Collezione Cancian.

www.museomavi.it

Fb: Museo Antropologico Visivo Irpino

Frank Cancian Lacedonia 1957

il prof. Cancian a Lacedonia nel 1957

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Si è svolta nella giornata di oggi la tradizionale festa della Madonna del Carmelo. La peculiarità antropologica di tale tradizione è nel fatto che fin da tempi molto antichi l’evento è stato curato dai “maestri muratori”, da cui il nome di “Madonna dei Muratori”, categoria che ha eletto la Vergine a propria protettrice. Nei tempi nostri, ormai, la figura del muratore che lavora a giornata insieme ai suoi manovali non esiste più, soppiantata dalle imprese edili. Ma comunque taluno di questi bravissimi artigiani ancora resiste ed è ancora in prima linea nell’organizzazione delle celebrazioni. Ecco alcune foto.

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Niente parole a commento, ma solo immagini a pro dei lacedoniesi emigrati. Un pensiero di gratitudine al comitato che non lascia morire la tradizione, composto da Giuseppe Bianco, Simone D'Errico, Ennio Saponiero, Federico Scola, Gerardina Tirelli, Antonio Leone, Leonardo Cuozzo, Antonio Pio e Antonio Bianco,  al parroco don Sabino Scolamiero e al viceparroco don Roberto Di Chiara.

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Quella della Santissima Trinità è una delle feste più care alla popolazione di Lacedonia, sia in senso strettamente religioso e sia per gli aspetti ludici. Fatto sta che da quando esiste tale ricorrenza, e sono ormai diversi secoli, laddove si consideri che la chiesetta dedicata al "Padreterno" data agli inizi del 1700 (la fece costruire il Vescovo La Morea), essa è sempre stata celebrata nella prima decade di giugno, fatta eccezione per alcuni anni in cui è stata spostata ad agosto. Ciò che maggiormente la caratterizza è il coinvolgimento attivo della popolazione, che non è soltanto parte fruitrice passiva di spettacoli più o meno attrattivi , ma che diventa essa stessa attrice di uno spettacolo dalle profonde connotazioni antropologiche. Mai, almeno a nostra memoria, sono stati chiamati cantanti di grido, ma sono stati organizzati sempre e soltanto giochi popolari che, evidentemente, trovano le loro origini nella cultura contadina. Corsa nei sacchi, tiro alla fune, tiro al caciocavallo con le uova o altrimenti con frutti, spaghettata a mani legate dietro la schiena (si mangia con la bocca infilata nel piatto) e, talvolta, salita sullo scivoloso albero della cuccagna: il coinvolgimento è garantito.

Naturalmente vorrei sottolineare il risvolto spirituale della ricorrenza. Si tratta dei festeggiamenti in onore di Dio Padre, Uno e Trino, e quindi sotto il profilo squisitamente religioso non credo esista festa più importante: e infatti si terrà la processione per le vie del paese, con il Gran Concerto "Umberto Giordano - Città di Lacedonia" ad intonare musiche adeguate, che preluderà alla solenne Celebrazione Eucaristica tenuta all'aperto, a ridosso della venerata Chiesa della Trinità, la quale non ha capienza necessaria ad accogliere i tantissimi fedeli. Solo dopo si terranno giochi e ciò che di laico è previsto. Naturalmente cogliamo l'occasione per porgere in nostri ringraziamenti a quanti non lasciano morire una tradizione che ci è così cara, ovvero al Comitato composto da Giuseppe Bianco, Simone D'Errico, Ennio Saponiero, Federico Scola, Gerardina Tirelli, Antonio Leone, Leonardo Cuozzo, Antonio Pio e Antonio Bianco.

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