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Una Vigilia natalizia a misura di bambino, come è giusto e naturale che sia, quella che si va consumando in queste ore a Lacedonia. Da una parte la casa di Babbo Natale, collocata per l'occasione in Piazza De Sanctis, nella quale il venerando vecchietto vestito di rosso ha ascoltato le richieste dei pargoli; dall'altra una piacevolissima sorpresa: l'esibizione dei giovanissimi allievi del laboratorio musicale messo in piedi dal Maestro Emiddio Onorato. Devo dire che, per quanto siano neofiti della musica, i fanciulli hanno suonato davvero bene, eseguendo le classiche melodie del repertorio natalizio. Ne sono veramente felice.

Nell'ambito di una temperie sociale, quella occidentale, che va inaridendo e trasformandosi in una landa globale desertificata quanto a valori e ad umanità, credo fermamente che svegliare dal torpore la propria parte infantile sia il solo mezzo a disposizione dell'uomo moderno per porre un argine al cinismo dilagante, strada maestra verso l'annichilimento totale.

Intanto, però, Buon Natale a tutti!

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Non c’è stata società umana, nella storia, che non abbia avvertito il bisogno di ingraziarsi la divinità per agevolare i raccolti, in epoche remote, come oggi, più che mai dipendenti dai mutevoli capricci della natura. E, non di meno, la ritualità propiziatoria è sempre stata seguita o accompagnata da quella protesa a ringraziare le deità. Tra i Maya, ad esempio, ci si spingeva fino al punto di celebrare sacrifici umani. In epoca romana, per non dire delle moltissime altre festività connesse al mondo rurale, si celebravano i Cerealia, ogni 12 di aprile, in onore della dea Cerere. Con l’avvento del Cristianesimo l’uso non si è affatto interrotto, ma naturalmente agli dei del pantheon romano sono stati sostituiti i santi cristiani, a vario titolo protettori delle pratiche agricole. Il ringraziamento di Lacedonia, posto in essere dalla locale sezione della Coldiretti presieduta da Rosanna Pagliuca, non vede un santo in particolare, ma è rivolto direttamente a Dio, per il tramite della celebrazione di una Santa Messa, seguita da un’offerta di prodotti all’altare e quindi da una sfilata di trattori, benedetti per l'occasione, da don Roberto Di Chiara - un tempo erano carri trainati da buoi e cavalli - ed infine da un pranzo conviviale. La festa dell’anno in corso assume un valore particolare, perché la cerealicoltura italiana è veramente a rischio di fallimento, come ha fatto rilevare il vicedirettore provinciale della Coldiretti dott. Gerardo Palladino con parole molto eloquenti: «Come ormai da mezzo secolo - la locale sezione Coldiretti ha aperto nel 1954 - anche quest’anno, secondo tradizione, è stata celebrata la sempre sentita festa del Ringraziamento. Che questa sia una zona cerealicola lo si capisce dai numeri a tre cifre dei cavalli stampati sulle lamiere dei trattori. Tanta energia per dissodare terreni marginali e tenaci da investire a grani di alta qualità. Purtroppo sempre in concorrenza con produzioni estere che conquistano i nostri mercati non certo per qualità. I nostri agricoltori ringraziano madre terra per i loro raccolti, gli altri devono ringraziare quella politica che è soltanto madre del business». E naturalmente il dirigente si riferisce al famigerato CETA, un accordo economico stipulato tra UE e Canada per abbattere i dazi doganali e consentire, in tal modo, al grano canadese di inondare il mercato nazionale. Il problema è nel fatto che i cereali canadesi sono trattati con il glisofato, un composto chimico che diserba e permette la maturazione prematura del frumento, consentendo, così, di proporlo ad un prezzo minore rispetto a quello italiano: peccato soltanto che la IARC (International Agency for Research on Cancer) abbia classificato la sostanza, nel 2015, come «probabile cancerogena per l’uomo» inserendola nella categoria 2A, quella che comprende, ad esempio, il DDT, gli steroidi anabolizzanti, ma anche le emissioni da frittura di oli ad alta temperatura e quelle da biomasse domestiche. Per quanto l’EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) non ritenga che costituisca un pericolo, mentre l’OMS e la FAO affermino che «è improbabile che il glifosato comporti un rischio cancerogeno per gli uomini come conseguenza della esposizione attraverso la dieta», tuttavia la valutazione della IARC non può essere ignorata. Se pure hanno ragione gli organismo europei circa l’assenza di pericolosità, e questo credo sia ancora da dimostrare, nondimeno il danno economico per l’economia nazionale è piuttosto sostanzioso e potrebbe condurre ad un nuovo abbandono delle terre come già avvenne ai tempi della grande emigrazione verso il nord. Credo che sia anche per questo che Coldiretti abbia lanciato un’iniziativa a livello nazionale invitando tutti i Comuni d’Italia a deliberare contro il CETA. A Lacedonia è stato lo stesso Palladino, che è consigliere di opposizione, a proporre al Consiglio comunale di deliberare in tal senso, richiesta che è stata accolta all’unanimità. Quando si tratta della salute e dell’interesse pubblico o, almeno, della tutela di un settore strategico come quello agricolo, constatiamo con grande piacere una convergenza che travalica le diverse visioni politiche e gli eterogenei schieramenti.

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L'espressione "Mi manda Picone" è entratta di prepotenza nel gergo comune, a sottintendere qualcosa di losco o di comunque poco chiaro, da quando, nel 1984, Nanni Loy ebbe a girare la celebre pellicola con quel titolo. Protagonisti ne erano stati Giancarlo Giannini e Lina Sastri. La storia è quella di un operaio che per protestare per la chiusura della fabbrica, l'Italsider, si dà fuoco davanti alla moglie e al figlio. Camorra e corruzione costituiscono il sostrato della vicenda, che poi verrà portato in luce. La commedia teatrale vuol essere un po' il sequel del film, perché l'azione si svolge decenni dopo e trova quale protagonista il figlio dell'uomo che si era dato fuoco. A scrivere il testo il cosceneggiatore del film Elvio Porta.

Naturalmente Biagio izzo è il mattarore della pièce estremamente divertente e pregna di contenuti.

Stasera, 8 dicembre, presso il Teatro Comunale di Lacedonia.

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Il 23 novembre dell'anno corrente ne saranno trascorsi già 37 dalla data del devastante sisma che nel 1980 stravolse, prima ancora dei territori dell'Alta Irpinia, le menti dei suoi abitanti, segnando in maniera indelebile il futuro delle nostre comunità. La tragedia, che avrebbe potuto costituire un "nuovo inizio" verso un futuro di sviluppo e di benessere diffusi, fu di contro l'incipit di una progressiva decadenza, i cui effetti, che ancora oggi si fanno sentire, contribuiranno a condurci all'annichilimento nel volgere di qualche lustro. E non sarà stato alcun terremoto a cancellare i nostri paesi, bensì l'onda lunga di quel che accadde dopo il 1980: l'imporsi di una nuova mentalità fondata sull'egoismo, sull'avidità, sul principio "mors tua, vita mea", in assoluto spregio a qual si voglia senso di solidarietà sociale. Mi rendo conto che vado adoperando parole alquanto dure, ma non ne trovo, in questi frangenti, di più veritiere, almeno dal mio punto di vista. E dunque reputo molto importante che la Pro Loco "G. Chicone" di Lacedonia rievochi i tristi frangenti per il tramite dei "Sentimenti, Immagini e Suoni del Terremoto", come recita la locandina, al fine di "Raccontare per prevenire". Non credo proprio si possa prevenire un sisma, ma certamente, laddove si dovesse verificare ancora, se ne possono ridurre gli effetti devastanti e soprattutto si può e si deve prevenire (naturalmente nella speranza che non si verifichi mai) lo schifo assoluto del post-terremoto.

Porteranno i saluti il sindaco  Antonio Di Conza e il presidente della Pro Loco Antonio Pignatiello. A coordinare sarà Rocco Pignatiello. Interverranno Leonardo Chiauzzi e Marilinda Donatiello.

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