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L’idea di dare corpo ad un viaggio compiuto su strade sonore, che vede protagonista l’Orchestra Giovanile “Ben Ti Voglio” e che si snoderà tra cattedrali e castelli situati a ridosso del bacino dell’Ofanto, per giungere fino alla Reggia di Caserta, quasi a voler disegnare un simbolico trait d’union territoriale, è nata a Monteverde, perché l’Associazione nel cui seno è germogliata l’Accademia musicale de quo, denominata Il Temporale, vede tra le sue fila un monteverdese a denominazione d’origine controllata, Vito Rorro, da anni stabilitosi proprio nel Comune di Bentivoglio in provincia di Bologna, ove essa ha la sua sede.

È da dire che tanto la citata Associazione, quanto l’Orchestra, operano nel più assoluto spirito volontaristico, all’insegna del no profit, come tiene a sottolineare l’amico Vito.

E dunque stasera, 18 di aprile, alle ore 19.30, il tour partirà proprio dal Castello Baronale di Monteverde, che dall’alto del suo scosceso dirupo sorveglia da secoli l’Aufidus flumen, il quale indusse Annibale alle lacrime, se si vuole offrire credito ad una popolare leggenda.

Si proseguirà domani, 19 aprile, alla stessa ora, presso il Castello di Taurasi, già costruito dai Longobardi, distrutto dai Saraceni e quindi ricostruito dai Normanni.

Dopodomani, ovverossia il 20 del mese corrente, il proscenio sarà quello estremamente suggestivo del Castello Feudale di Bisaccia, dimora di caccia di Federico Imperatore, con il suo loggiato dal quale Torquato Tasso si affacciò a contemplare le distese verdi.

Venerdì 21 e sabato 22 toccherà alle Cattedrali, rispettivamente a quella di S. Angelo Dei Lombardi e a quella di Ariano Irpino. In locandina i rispettivi orari di inizio.

Si chiuderà in bellezza, domenica 23, presso la Reggia di Caserta, con inizio alle ore 11,30.

L’organizzazione tiene a sottolineare l’apporto offerto dalle Amministrazioni comunali dei citati Comuni, senza il quale probabilmente non sarebbe stato possibile fare nulla.

LUPUS IN FABULA esprime il proprio compiacimento per una iniziativa che procede in direzione della promozione territoriale.

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Castello di Monteverde

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Castello di Taurasi

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Castello di Bisaccia

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Cattedrale S. Angelo Dei Lombardi

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Cattedrale di Ariano Irpino

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Giovedì 20 del mese corrente il palcoscenico del Teatro Comunale di Lacedonia sarà calcato da un duo comico in grandissimo spolvero: Gigi & Ross. Già per anni presentatori del popolare programma Made In Sud, a quanto si apprende dalle cronache hanno deciso di lasciare per condurre, sempre sulle reti RAI, prima il programma Sbandatie quindi il remake di un programma musicale molto in voga due decenni or sono: Furore. Nonostante i tanti impegni televisivi e cinematografici, però, Gigi & Ross non hanno affatto trascurato il teatro. Nei fatti sono loro i protagonisti di una commedia che sostanzialmente costituisce l’adattamento teatrale di un film di Alessandro Siani che ha riscosso un notevole successo: Troppo Napoletano. Nel cast, quanto mai ricco, anche la bravissima Valentina Stella, che non è certamente sconosciuta al pubblico del nostro Teatro.

Per quanto sia previsto il sold out, il Comunale di Lacedonia ha comunque deciso un’azione finalizzata ad avvicinare i giovani residenti nel territorio lacedoniese all’arte teatrale: gli studenti di ogni ordine e grado che si presentino al botteghino in due godranno di uno sconto pari al 50% del biglietto e pertanto pagheranno € 7,50. Tale offerta è valida soltanto per la galleria e fino ad esaurimento biglietti. Bisogna rigorosamente essere studenti, presentarsi in due e prima degli altri, onde evitare di non trovare più posto e quindi rimanere fuori.

Intanto domani, giorno di Pasqua, torna il grande cinema con la proiezione dell’esilarante commedia Poveri ma Ricchi, che trova tra i suoi protagonisti Enrico Brignano e Christian De Sica. Due gli spettacoli: alle 19,30 e alle 21,30.

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I tempi attuali sono tali che non lasciano presagire nulla di buono. Purtroppo sembra che il mondo abbia imboccato una strada molto pericolosa, perché fondata sugli egoismi nazionali a discapito del senso di solidarietà tra i popoli. Anche le dinamiche collettive all'interno di ogni singolo Stato, e ne sia d'esempio proprio l'Italia, vanno deteriorandosi sempre di più, con un allargamento della forbice tra i pochi che detengono la ricchezza e la grande maggioranza che "vivacchia", fino alle centiniaia di migliaia di casi di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà (notizia che proprio oggi i telegiornali nazionali hanno diffuso: e non è di sicuro la prima volta). La violenza, tanto a livello globale quanto individuale, sembra farla ormai da padrona. In questi giorni c'è grande preoccupazione per i risvolti che potrebbe prendere la querelle, per ora solo verbale, tra Washington e Pyongyang, che potrebbe condurre ad un olocausto nucleare, giacchè sembra che sia Trump e sia Kim Jong-un abbiano "il grilletto facile". E, per non andare troppo lontano, la nostra beneamata Penisola sembra essere attraversata da forti venti di violenza, generale e di genere, con femminicidi estremamente frequenti; omicidi scatenati da motivi men che futili; criminalità, organizzata e spicciola, in grande spolvero; disoccupazione che pare un pozzo senza fondo e chi più ne ha ne metta. Insomma, chiudere gli occhi di fronte ai tanti problemi dell'epoca in cui viviamo sicuramente non li risolve. Una strada, almeno per chi crede, potrebbe essere nella preghiera costante ai piedi della Croce, giacché il mondo stesso sembra essere stato crocifisso. Questo il senso profondo, a mio parere, della scelta, posta in essere nell'anno in corso, di procedere ad una Via Crucis sobria, fondata soltanto, come in realtà dovrebbero esserlo tutte, sulla meditazione della Passione e Morte di N. S. Gesù Cristo, preludio, come ha sottolineato don Roberto Di Chiara, della Risurrezione, giacché «non c'è Croce senza Risurrezione e non c'è Risurrezione senza Croce». Certamente non nego che le rievocazioni in costume esercitino un certo fascino, ma penso che se diventano abitudinarie perdono in qualche maniera il loro aspetto religioso diventando esclusivamente evento tradizionale laico. E dunque qualche pausa da rievocazioni "viventi" va presa, altrimenti si elimina la parte spirituale delle celebrazioni, quella che alla fin fine le motiva realmente.

Insomma, visto che corrono veramente mala tempora, coloro i quali posseggono il dono della fede preghino e quanti non credono comincino a meditare almeno sugli aspetti dei Vangeli che richiamano alla PACE, alla SOLIDARIETÀ, alla MISERICORDIA, all'AMORE UNIVERSALE!

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In Irpinia uno dei più suggestivi e antichi riti della Settimana Santa del Sud Italia. Giovedì e Venerdì prossimi, 13 e 14 aprile, a Vallata rivivrà l’ultracentenario rito del Venerdì Santo , una processione molto particolare al cui interno sfilano duecento centurioni romani, tele settecentesche, i “misteri” e i cantori dellaPassio Christi di Metastasio.

A differenza di molti altri eventi legati alla Passione, quello di Vallata è da considerarsi uno dei più antichi e uno dei più suggestivi riti dell’intero Mezzogiorno d’Italia.

La tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, infatti, si svolge dal 1541, anno della prima attestazione storiografica, secondo la quale la fiorente comunità ebraica, stabilitasi in paese e dedita al commercio di bestiame, lungo la rotta verso la vicina Puglia, si convertì al cristianesimo e prese parte a tali rappresentazioni. Le prime fotografie invece risalgono al 1928: in esse sono già ben evidenti le caratteristiche uniche del Venerdì Santo di Vallata. La passione di Cristo viene ricordata con una commossa rievocazione, una processione, lontana dalle rappresentazioni sacre così diffuse nel medioevo, diversa da una via crucis.

La tradizione vuole che i giovani si vestano da soldato romano in costume da littore o da centurione, come prova di iniziazione attraverso l'esibizione fisica, sfidando i rigori di una primavera che quasi sempre tarda a venire in un paese di 870 m/slm.. , indossando una corazza e sfilando tra la folla, che assiste al lento dipanarsi della rappresentazione religiosa, per denunciare la propria esistenza alla comunità. Oltre ai simboli del potere romano (dall’ Aquila latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato), sfilano i cosiddetti "Misteri", oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche, di antica fattura, rappresentanti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni. Partecipano alla Processione circa duecento figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo. Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni “cantori” che, in gruppi di cinque o sei elementi, cantano i versi della "Passione di Gesù Cristo" di Pietro Metastasio, composti nel secondo periodo della sua vasta produzione caratterizzato dal suo melodramma ispirato a sincera devozione e slancio mistico. I versi, per la loro scarsissima diffusione letteraria, sono stati per anni tramandati oralmente o attraverso incerti scritti, per cui avevano preso un forte accento dialettale risultando incomprensibili alla maggioranza degli astanti. Tuttavia, le suggestioni della musicalità, della gestualità e dei vocalismi riescono a creare un indiscutibile e meraviglioso effetto. Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dal sindaco e dai medici del paese e l’Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto.
L’appuntamento dunque è per il 13 aprile, quando all’imbrunire, dopo la funzione religiosa con la consueta lavanda dei piedi, si svolgerà la suggestiva processione “aux flambeaux” del Giovedì Santo, con cattura, condanna e flagellazione del Cristo. L’indomani, venerdì 14 aprile, alle ore undici prenderà il via la cinquecentenaria processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.

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