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terre

All’una di notte del 23 di luglio del 1930 una violentissima scossa sismica venne a ricordare alle genti dell’Irpinia orientale quanto caduco sia il percorso umano su questa terra. Taluno raggiunse anzitempo l’estremo confine dell’esistenza fisica e moltissimi, i reduci, furono costretti a mutare il loro percorso, indeboliti e all’un tempo rafforzati da una nuova consapevolezza: l’ineludibile fragilità dell’essere umano.

In ricordo dell’evento è stata celebrata a Lacedonia, dal parroco don Sabino, una messa in Piazza San Nicola, ove è collocato il monumento alle vittime.

Dai racconti degli anziani si evince che fu una notte molto strana. Per quanto anche in piena estate l’aria, tra le nostre montagne, rinfreschi notevolmente, una inusuale calura s’era impadronita delle ombre serotine e si manifestava in vapori che sembrava sortissero direttamente dal ventre della terra. Un abbaiar di cani convulso e costante, gli inusuali belati di pecore ed agnelli, il chiocciare delle galline, insomma una sorta di agitazione generale che sembrava attraversare l’ambiente naturale, come una scarica di elettricità, erano i cattivi presagi che la gente avrebbe decifrato soltanto in seguito. Si dice che gli animali riescano a presentire con anticipo la sventura. Quindi, verso la mezzanotte e mezzo, un silenzio quasi irreale ammutolì ogni essere vivente e taceva anche il vento, che era solito arpeggiare delicatamente tra i rami degli alberi. Alle ore una e dieci circa si scatenò l’inferno. Una scossa pari al settimo grado circa della Scala Richter squarciò le viscere della terra, rimestando tutto quanto esisteva sulla sua superficie.

A Lacedonia si contarono centinaia di vittime ed il numero non fu molto più alto soltanto perché, essendo la gente impegnata nei lavori dei campi, molta parte della popolazione aveva dormito in campagna nei pagliai.

Aquilonia era ridotta ad un cumulo di macerie, al punto che il paese non fu più ricostruito in loco.

Questo il video girato dall’Istituto Luce e trasmesso nei cinegiornali dell’epoca.

 

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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