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Parlo per esperienza. Moltissimi Musei italiani, anche di certo prestigio, non sono che contenitori di reperti sistemati nelle loro vetrine in attesa che qualche rado avventore li osservi. In realtà essi sono silenti, perché non parlano al cuore, non parlano alla mente, non parlano allo spirito del potenziale osservatore. Nei fatti, manufatti aurei, raffinate argille, pietre che testimoniano un lontano passato risultano essere afoni laddove un essere umano dotato di competenze non presti loro le corde vocali. C'è bisogno sempre della mediazione di una qualche guida capace di offrire sostanza alla silente eloquenza di ciò che è in mostra. E soprattutto la lingua della cultura va imparata, possibilmente fin da fanciulli, altrimenti risulterà sempre incomprensibile, e, ancora, va insegnato anche agli infanti a sintonizzarsi con essa, perché in caso contrario viaggerà sempre su frequenze non udibii all'orecchio umano.

Tali verità costituiscono il modus agendi da sempre adottato dal Museo Civico Archeologico di Bisaccia, affidato alle solerti cure dell'ottimo assessore avv. Valentina Aloisi, che non perde una sola occasione per promuoverlo e per attirare sempre nuova utenza. In tale contesto si inserisce anche la partecipazione ad un bando regionale presentato dall'Amministrazione, che, neppure a dirlo, è risultata vincitrice ottenendo un finanziamento, che prevede una partecipazione in cofinanziamento da parte dell'Ente. Nei fatti, le azioni progettuali sono destinate agli alunni delle scuole primarie di primo e secondo grado di tutti i Comuni che ne facciano richiesta: e come era prevedibile molti plessi hanno già aderito. I fanciulli, però, non rivestono soltanto il ruolo di osservatori passivi a cui impartire spiegazioni, che pure ci sono, ma diventano attori essi stessi del farsi culturale della struttura museale. I fondi,infatti, sono prevalentemente destinati all'acquisto di materiale didattico e di forniture idonee a "creare arte": i bimbi sono chiamati a disegnare o a riprodurre nell'argilla (il das di antica memoria) i reperti archeologici che hanno visto. Sinceramente io ritengo che questa costituisca una strategia didattica vincente, perché si tratta di apprendimento in situazione: in altri termini, pronunziare la parola acqua non ci bagna e per comprendere che cosa sia dobbiamo uscire sotto la pioggia. Tale metafora offre il senso di quanto sostengo. Solo in questo modo un attrattore turistico quale il Museo Civico Archeologico di Bisaccia può entrare nell'intelletto latente collettivo quale polo culturale d'eccellenza, attraendo attraverso i bambini anche genitori e nonni e, quando gli alunni cresceranno, non potranno che ricordare e promuovere a loro volta.

Per tutti i bimbi, alla fine della giornata creativa, un regalo: uno zaino o una cartella contenente materiale inerente al Museo.

Ottima iniziativa!

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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