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L'interno della storica Chiesa di San Filippo dopo il restauro e le pulizie dei volontari del gruppo parrocchiale.

 

Alcun tempo è trascorso da quando, discutendo di festività e tradizioni locali, qualcuno mi pose accademicamente un paio di domande che smascherarono una mia imbarazzata ignoranza: chi è San Filippo Neri? Che attinenza ha la figura di questo santo con un paese, e di più, con una zona nella quale egli sicuramente non è mai stato?

A dire il vero il suo nome lo conoscevo fin dalla più tenera età, essendo egli uno dei santi più venerati a Lacedonia, al punto da esserne considerato il Protettore, oltre che Compatrono, la cui festa, che cade in maggio, è tradizionalmente una delle più sentite dalla popolazione, accanto a quella della Madonna delle Grazie. Sinceramente, però, della sua vicenda umana e spirituale io non sapevo assolutamente nulla. Le mie conoscenze giungevano a identificare la sua epoca con quella della “riforma luterana” e della “controriforma” e quindi, a senso, riuscivo a collocarlo nel secolo sedicesimo: supposi che molti compaesani fossero nella mia medesima situazione, per quanto, ovviamente, si possa presumere che esistano numerosissime eccezioni.

Mi balenò pertanto qualche dubbio: molti di noi hanno venerato, per tanto tempo, un perfetto sconosciuto? O, forse, l’elemento religioso è alquanto irrilevante, nei festeggiamenti, rispetto a quello laico? È, per caso, San Filippo soltanto il pretesto per una due giorni di affollato “struscio” in piazza sotto abbaglianti luminarie ad arco, tra corti di colorate bancarelle, bombardati dai decibel dei concerti o a naso per aria, a rimirare la cellulite di improbabili ballerine, qualcuna in stato di avanzata decomposizione, che sgraziatamente si agitano sul palco al ritmo dei fiati delle “orchestre spettacolo”? Ben vengano i festeggiamenti laici, magari con qualche cantante di grido, ma non bisogna trascurare quella che è la più intima ragione storica e sociale di un culto.

Ora, a proposito del culto di San Filippo a Lacedonia è da dire che costituisce consuetudine, nella maggioranza delle città italiane, assumere al rango di Patroni e Protettori santi che abbiano una qualche attinenza con la popolazione, ovvero che siano nati in quel luogo o che comunque vi abbiano operato. Quale sarebbe, dunque, il legame intercorrente tra la città di Lacedonia ed un santo che sicuramente non è mai stato da queste parti?

Non è stato agevole rispondere a questa domanda.

Innanzitutto si è trattato di verificare se tale scelta non fosse ricaduta su san Filippo Neri in virtù di un particolare carisma attribuitogli: si sa, ad esempio, che in qualche zona colpita da fenomeni naturali di particolare virulenza, tipo terremoti, mareggiate, grandine e così via, esiste il culto dei santi invocati specificamente contro questi flagelli, pur senza che essi abbiamo mai poggiato il piede sui rispettivi territori.

Forse è in una particolare virtù taumaturgica, in un potere miracoloso rispetto a certi eventi, l’origine del culto filippino nel nostro paese?

Per quanto plausibile, tale ipotesi si è subito mostrata palesemente incongruente: impossibile dimostrarla. Al massimo si sarebbe dovuto procedere per via di ipotesi più o meno verosimili.

L’enigma mi è sembrato senza soluzione, ma non di meno ho proseguito nelle ricerche. In tal modo, frugando nelle pieghe biografiche e storiche di un santo, ho finito per scoprirne un altro, sia pure soltanto potenziale, perché non elevato agli onori degli altari per un caso fortuito: Giacomo Candido, Vescovo di Lacedonia tra la fine del sedicesimo e gli inizi del diciassettesimo secolo. Siciliano di nascita, della città di Siracusa, per quanto altri riferisca erroneamente Ragusa, egli compì i suoi studi ecclesiastici a Roma, divenendo figlio spirituale di San Filippo Neri, essendo assiduo frequentatore dell’Oratorio, nel cui ambito non di rado era invitato a predicare. Fu lui, una volta nominato Vescovo della diocesi di Lacedonia dal Papa coevo Paolo V, a spargere la fama di San Filippo Neri tra il clero e tra tutta la popolazione, mostrando nei confronti del suo degnissimo maestro una venerazione, ancorché egli non fosse stato ancora dichiarato santo, che sarebbe rimasta indelebile nella memoria collettiva, al punto da provocare la sua adozione a Compatrono e Protettore una volta che la sua santità fu riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa al termine del processo di canonizzazione.

La qual cosa fu facilitata dal fatto che lo stesso Giacomo Candido morì in concetto di santità e che soltanto per una serie di circostanze imprevedibili non fu dichiarato beato. Infatti l’incartamento del “Processus super Sanctitate et Miraculis Servi Dei Jacobi Candidi Olim Episcopus Lacedoniae” fu smarrito durante la trasmissione dalla S. Congregazione delle Cause dei Santi all’Illustrissimo Cardinale S. Clemente, avvenuta il 20 maggio 1628. Nondimeno la tradizione orale, suffragata da testimonianze coeve, portava viva memoria di eventi miracolosi attribuiti al Vescovo, il cui corpo fu tumulato in Santa Maria della Cancellata in Lacedonia, antica cattedrale sorta sulle rovine di un tempio romano dedicato ad Iside, ove permane la pietra tombale del suo sepolcro: specialmente nei primi decenni dopo la sua morte, il nostro popolo ne venerava la figura e ne impetrava l’aiuto taumaturgico.

Giacomo Candido era dunque l’anello mancante di congiunzione tra San Filippo e Lacedonia: il grande santo, infatti, come albero fiorito al vento, aveva affidato il suo benefico polline ai suoi figli spirituali, i quali non hanno mancato di spargerlo dovunque in una Europa cattolica che reagiva, moralizzando i costumi e ritornando all’essenza del cristianesimo, alla riforma protestante.

Non era dunque affatto vero che San Filippo non fosse mai stato nel nostro paese: egli ci era venuto nella parola e nelle opere, nell’esempio soprattutto, del suo discepolo e nostro Vescovo Giacomo Candido.

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Lo spettacolare affresco della volta della Chiesa di San Filippo

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Una splendida statua di San Michele Arcangelo, in marmo, ritrovata durante i lavori di restauro della Chiesa.

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La venerata statua del Santo.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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