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Martedì 15 di settembre, con inizio alle ore 10.30 antimeridiane, presso il Circolo della Stampa di Avellino si terrà la conferenza di presentazione della stagione 2015 – 2016 del Teatro Comunale di Lacedonia. L’assessore alla cultura e vicesindaco Antonio Caradonna, il responsabile di zona del Teatro Pubblico Campano ed altre personalità illustreranno le novità relative alla presente annualità artistica. Non mancheranno sorprese per un cartellone che si preannuncia ancora più ricco e attrattivo del precedenti.

Il Teatro Comunale di Lacedonia appare oggi essere una realtà consolidata, stando ai numeri e al successo fin qui ottenuto, con sold out per tutte le serate e addirittura con l’impossibilità di soddisfare l’ingente richiesta promanante dal territorio non soltanto irpino, ma anche pugliese e lucano. Un attrattore potente il cui successo è da attribuire non soltanto all’altissima qualità delle compagnie che calcano le scene, tutte di spessore e di notorietà nazionali, ma anche ad una politica gestionale che tende a facilitare l’accesso e la partecipazione dell’utenza, specialmente in periodo di crisi, per il tramite del contenimento dei prezzi degli abbonamenti e dei biglietti singoli, in ragione degli investimenti a fondo perduto posti in essere dall’Amministrazione Comunale di Lacedonia, che ogni anno non manca mai, oltretutto, di apportare notevoli migliorie alla struttura.

A Lacedonia il Teatro e con esso l’intero comparto culturale non costituiscono certamente la cenerentola della situazione, come purtroppo avviene in molti altri luoghi.

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È consuetudine, nella maggioranza delle città italiane, assumere al rango di Patroni e Protettori santi che abbiano una qualche attinenza con la popolazione, ovvero che siano nati in quel luogo o che comunque vi abbiano operato. Quale sarebbe, dunque, il legame intercorrente tra la città di Lacedonia ed un santo che sicuramente non è mai stato da queste parti?

Non è stato agevole rispondere a questa domanda.

Innanzitutto si è trattato di verificare se tale scelta non fosse ricaduta su san Filippo Neri in virtù di un particolare carisma attribuitogli: si sa, ad esempio, che in qualche zona colpita da fenomeni naturali di particolare virulenza, tipo terremoti, mareggiate, grandine e così via, esiste il culto dei santi invocati specificamente contro questi flagelli, pur senza che essi abbiamo mai poggiato il piede sui rispettivi territori.

Forse è in una particolare virtù taumaturgica, in un potere miracoloso rispetto a certi eventi, l’origine del culto filippino nel nostro paese?

Per quanto plausibile, tale ipotesi si è subito mostrata palesemente incongruente: impossibile dimostrarla. Al massimo si sarebbe dovuto procedere per via di ipotesi più o meno verosimili.

L’enigma mi è sembrato senza soluzione, ma non di meno ho proseguito nelle ricerche. In tal modo, frugando nelle pieghe biografiche e storiche di un santo, ho finito per scoprirne un altro, sia pure soltanto potenziale, perché non elevato agli onori degli altari per un caso fortuito: Giacomo Candido, Vescovo di Lacedonia tra la fine del 500 e gli inizi del 600. Siciliano di nascita, della città di Siracusa, per quanto altri riferisca erroneamente Ragusa, egli compì i suoi studi ecclesiastici a Roma, divenendo figlio spirituale di San Filippo Neri, essendo assiduo frequentatore dell’Oratorio, nel cui ambito non di rado era invitato a predicare. Fu lui, una volta nominato Vescovo della diocesi di Lacedonia dal Papa coevo Paolo V, a spargere la fama di San Filippo Neri tra il clero e tra tutta la popolazione, mostrando nei confronti del suo degnissimo maestro una venerazione, ancorché egli non fosse stato ancora dichiarato santo, che sarebbe rimasta indelebile nella memoria collettiva, al punto da provocare la sua adozione a Compatrono e Protettore una volta che la sua santità fu riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa al termine del processo di canonizzazione.

La qual cosa fu facilitata dal fatto che lo stesso Giacomo Candido morì in concetto di santità e che soltanto per una serie di circostanze imprevedibili non fu dichiarato beato. Infatti l’incartamento del “Processus super Sanctitate et Miraculis Servi Dei Jacobi Candidi Olim Episcopus Lacedoniae” fu smarrito durante la trasmissione dalla S. Congregazione delle Cause dei Santi all’Illustrissimo Cardinale S. Clemente, avvenuta il 20 maggio 1628. Nondimeno la tradizione orale, suffragata da testimonianze coeve, portava viva memoria di eventi miracolosi attribuiti al Vescovo, il cui corpo fu tumulato prima nella chiesa di Sant'Antonio, che si trovava nel luogo ove oggi sorge la cattedrale, e quindi traslato in Santa Maria della Cancellata, antica cattedrale sorta sulle rovine di un tempio romano dedicato ad Iside, ove permane la pietra tombale del suo sepolcro: specialmente nei primi decenni dopo la sua morte, il nostro popolo ne venerava la figura e ne impetrava l’aiuto taumaturgico.

Giacomo Candido era dunque l’anello di congiunzione tra San Filippo e Lacedonia: il grande santo, infatti, come albero fiorito al vento, aveva affidato il suo benefico polline ai suoi figli spirituali, i quali non hanno mancato di spargerlo dovunque in una Europa cattolica che reagiva, moralizzando i costumi e ritornando all’essenza del cristianesimo, alla riforma protestante.

Non era dunque affatto vero che San Filippo non fosse mai stato nel nostro paese: egli ci era venuto nella parola e nelle opere, nell’esempio soprattutto, del suo discepolo e nostro Vescovo Giacomo Candido.

Questa l’origine di un culto che, quasi fino ai giorni nostri, ha prodotto innumerevoli frutti. Ancora un paio di decenni or sono era attiva, in Lacedonia, la “Congrega di San Filippo”, che in occasione della ricorrenza di maggio si occupava dei festeggiamenti laici, ma anche di quelli religiosi. E’ noto, infatti, che essa invitò a predicare personaggi del calibro di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che mai declinarono l’invito di parlare di un santo della grandezza di Filippo, che tanto aveva inciso nella storia della Chiesa in un momento così delicato come quello della “riforma cattolica”, la cosiddetta “controriforma”.

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Toccante cerimonia di commemorazione, ieri, presso il Museo della Religiosità Popolare di Lacedonia. Al centro dell'attenione i nostri concittadini che hanno versato il loro sangue per la causa della libertà, soprattutto il sottotenente Michele Balestrieri, torturato e fucilato dai nazisti perché, essendosi rifiutato di aderire alla repubblica di Salò, aveva di contro indotto i suoi soldati a creare, sotto la sua guida, un gruppo partigiano. I testimoni raccontano che il nostro concittadino, che aveva solo 24 anni di età, è morto a testa alta mormorando, "Per l'Italia, per la Libertà".

Di fatto in questo modo è stato inaugurato il "Giardino della Memoria", progettato dall'assessorato alla cultura del Comune di Lacedonia, retto da Antonio Caradonna, che diventerà una spazio pubblico nel quale targhe come quella scoperta ieri dal sindaco Mario Rizzi a ricordo perenne del sacrificio di Balestrieri, perpetueranno le gesta dei lacedoniesi che si sono distinti per spirito di abnegazione e di sacrificio, in questo caso spinto fino all'estremo limite dell'offerta della propria giovane vita.

Questo il testo della targa:

NEL SETTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA

LIBERAZIONE

LA CITTADINANZA DI LACEDONIA RICORDA IL SACRIFICIO DEL

SOTTOTENENTE MICHELE BALESTRIERI

VISSUTO FINO ALL’ETÀ DI 24 ANNI DA UOMO ONESTO E LEALE

E MORTO DA EROE PER MANO DEI NAZISTI

PERCHÉ AVEVA SCIENTEMENTE SCELTO DI DIFENDERE LA LIBERTÀ

FONDANDO UNA BRIGATA PARTIGIANA

LACEDONIA, 25 APRILE 2015

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san gerardo

Domenica scorsa un folto gruppo facente capo all'Associazione "Giardini Italiani e Grandi Parchi", guidato dalla Presidentessa Piera Criscitino Santoro, ha visitato in mattinata il borgo di Monteverde, al quale recentemente è stato assegnato il secondo posto tra i "Borghi più belli d'Italia",  e quindi il sindaco Franco Ricciardi ha accompagnato gli ospiti a Lacedonia, ove hanno pranzato per poi immergersi in un viaggio nel patrimonio storico e culturale lacedoniese. Presenti, tra gli altri, anche il sindaco di Avellino, Paolo Foti, e diversi magistrati. Gli astanti tutti, di cultura molto elevata, hanno apprezzato moltissimo quanto hanno visto e udito sia a Monteverde e sia a Lacedonia e veramente notevole è stata la meraviglia di fronte a tanta ricchezza di attrattori. Si profila dunque, come ha affermato Franco Ricciardi, la creazione di un circuito turistico integrato tra Monteverde e Lacedonia, che i fatti dimostrano funzionerebbe benissimo.

Nella mattinata di domenica, peraltro, ha visitato il Museo "San Gerardo Maiella" un gruppo proveniente da Bitonto, guidato dal direttore dell'archivio diocesano di Bari - Bitonto, venuto qui a Lacedonia per seguire le tracce del Vescovo Lamorea, il quale alla fine del 600 fece costruire la cattedrale di Lacedonia e che era appunto originario di Biitonto.

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