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Una bella giornata di sole ha accolto la troupe di RAI 3 Campania stamattina a Monteverde per il programma “TG Itinerante”. Evidentemente non scema l’attenzione mediatica sul Borgo più bello della Campania, impegnato a contendere il titolo di “Borgo dei Borghi” a rinomatissime località delle altre regioni italiane nell’ambito del programma “Alle Falde del Kilimangiaro”. Molto dipenderà, per il risultato finale, dalla collaborazione di tutti gli irpini, chiamati ad esprimere ogni 24 ore il proprio voto on line registrandosi sul portale il cui link riportiamo di seguito: http://www.allefaldedelkilimangiaro.rai.it/dl/portali/site/personaggio/ContentSet-a026f7c6-0bca-4ef7-869c-d6141edeaae6.html.

Intanto il sindaco di Monteverde, Franco Ricciardi, lancia l’ennesimo appello rivolto a tutte le genti d’Irpinia. «Monteverde – afferma il primo cittadino - piccola perla tra i tanti gioielli d’Irpinia, tra i borghi più belli d’Italia, è chiamata ad un sfida impari, perché dovrà confrontarsi con realtà antropica che, in taluni casi, contano quasi ventimila abitanti, a fronte dei nostri settecento. Lo sappiamo che si tratta di una vera e propria impresa, però può sempre accadere che il pastorello Davide vinca contro il gigante Golia. Terrei a tal proposito a rimarcare il fatto che una eventuale vittoria, un piazzamento almeno considerevole, costituirebbe un successo non solo per Monteverde, ma per tutti i paesi dell’Irpinia, che accederebbe ad una importante ribalta nazionale nel suo complesso, con ricadute positive su tutto il territorio. In qualità di Irpini sentiamo il bisogno di promuovere la nostra terra, sentiamo il bisogno di ritrovare quel legame emotivo che in fondo, nonostante tutto, ci fa sentire orgogliosi di quello che siamo e spesso ci porta, con senso di dignità, ad affermare: “io sono Irpino”. Per questo rivolgo un accorato appello al voto. C’è tempo fino al ventidue del mese corrente per contribuire con il proprio voto giornaliero ad una causa comune. Ringrazio fin da ora quanti ci aiuteranno in questa impresa».

ricciardi

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QUARANTANA

Nessun timore. Non siamo nel califfato islamico. La “Quarantana”, infatti, è una bambola di pezza, metafora dei tempi magri di quaresima, che nell’ambito della cultura contadina veniva appesa per il collo in tutte le strade ed i vicoli di Lacedonia. Alla sua appendice reca quattro piume di uccello, che simboleggiano le settimane quaresimali, ed ogni settimana se ne strappa una fino alla Domenica delle Palme, quando verrà rimossa. Una sorta di calendario ante litteram, insomma, ed insieme un rito scaramantico. Si tratta di una tradizione antichissima che trova i suoi antecedenti nella pratica di impiccare o bruciare le presunte streghe ai tempi della inquisizione. L’impiccagione a Lacedonia è stata pena praticata fino al Settecento circa, o forse anche oltre, e in un antico documento si menziona un albero che doveva trovarsi in un giardino di Corso Gian Battista Vico.

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rocchetta5

Fino agli anni cinquanta del secolo scorso non esisteva altro modo per compiere lunghi viaggi se non quello ferroviario. Nella nostra Irpinia la strada ferrata più importante, quella che ha visto centinaia di migliaia di nostri conterranei abbandonare le proprie terre per cercare fortuna, era la Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, oggi inopinatamente chiusa al traffico in nome di un incomprensibile anelito al “risparmio”. Nei fatti tale linea avrebbe potuto costituire un importante attrattore turistico, ma farlo comprendere ai burocrati di certa politica è come pretendere che un neonato comprenda le teorie di fisica quantistica. Quante lacrime sono state versate in quelle stazioni e quante storie hanno avuto inizio o fine: sarebbe impossibile raccontarle tutte. Tuttavia una è veramente simpatica.

Anni cinquanta. Un vecchio contadino sta per salire in vettura quando dai diffusori della stazione si annuncia «I signori viaggiatori sono pregati di prendere il treno che è in partenza».

Udito ciò il vecchio scende. Passa un altro treno, ed un altro ancora, e la storia si ripete, finché il capostazione non chiede al vecchio:

«Nonno, ma voi dovete prendere il treno?»

«Sì, devo andare ad Avellino».

«E perché non avete preso i treni che sono passati?»

«Perché la voce ha detto che i signori devono salire sul treno, ma io non sono un signore, io sono un contadino. Quando passa il treno dei cafoni?»

Colui che mi ha raccontato tale aneddoto mi ha giurato che è vero e non ho alcun motivo per non crederci. Fatto è che con la chiusura della linea ferroviaria gli inutili idioti responsabili di tale atto hanno annichilito non solo una grande storia, ma centomila microstorie di gente comune.

Onore dunque a quanti combattono per la sua riapertura, a cominciare dall’Associazione “InLocoMotivi” di Pietro Mitrione e dall’Associazione Liberamente, per finire a tutti gli intellettuali che negli anni si sono espressi su tale argomento.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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