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Sarà intitolata alla mai troppo compianta Tiziana Scarano la Scuola Permanente di Italiano per Stranieri che ha sede a Lacedonia. Promossa dall'Amministrazione, la scuola è attualmente già attiva per opera dell'Unione Nazionale per la Lotta all'Analfabetismo ed è frequentata dai minori non accompagnati ospiti della locale casa famiglia e dagli stranieri del settore giovanile dell'Avellino Calcio. Da sottolineare l'assoluta gratuità della frequenza, che non comporta alcun compenso, essendo l'iniziativa assolutamente volontaristica. La didattica si fonda sull'insegnamento dell'italiano mediato dalle lingue inglese, francese e spagnolo, essendo i frequentanti di eterogenea provenienza, in maniera tale che chi opera è stato costretto a rinfrescare le proprie conoscenze in tali linguaggi, al punto che tutti possono apprendere contemporaneamente tutte e quattro le lingue di cui sopra. La scuola, peraltro, è attualmente convenzionata con l'Università per Stranieri di Siena e può porre in essere a Lacedonia, con materiale dell'Ateneo, gli esami ai vari livelli validi legalmente per il conseguimento del permesso di soggiorno, così come la normativa vigente impone. L'iniziativa è stata appoggiata in pieno ed entusiasticamente  tanto dal sindaco, Mario Rizzi, quanto dagli assessori competenti per materia, ovvero dal vice ed assessore alla cultura Antonio Caradonna, e dagli amministratori che si occupano di politiche sociali e giovanili, come Antonio Di Conza e Antonia Saponiero. Per l'inaugurazione ufficiale occorre però attendere qualche ultimo adempimento. L'intitolazione alla cara Tiziana è dovuta soprattutto alla sua sensibilità verso tali problematiche, delle quali ella si occupava sovente nel paese in cui risiedeva con il marito Andrea e la prole, ovvero a Venticano, ove era parte integrante ed importante dell'attuale e della pregressa amministrazione.

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Diego Moreno, cantautore argentino, notissimo soprattutto nei Paesi di lingua ispanica, ma anche in Italia grazie soprattutto al tango che lo ha fatto conoscere a livello internazionale, ha deciso di girare a Lacedonia il video di presentazione del suo nuovo disco. Oggi e domani la troupe sarà impegnata nelle riprese nei luoghi più suggestivi di Lacedonia, quindi si procederà al montaggio e sarà un'agenzia dell'Emilia Romagna a diffonderlo in Italia, soprattutto sui canali nazionali, quali quelli RAI.

Una canzone piacevolissima all'orecchio, ma densa e molto profonda contenutisticamente. Il racconto di un padre alla figlioletta che pone domande forti: dove sono finiti i valori e dove gli ideali di libertà costati la vita ad intere generazioni.

Coinvolti nelle riprese molti cittadini di Lacedonia, a cominciare dai bambini dell'Oratorio, per finire alla Banda "Michele Lannunziata. Domani una moto d'epoca con sidecar precorrerà, in un metaforico viaggio, un tratto della strada che porta alla Madonna Delle Grazie, luogo di memoria e dei valori ormai scomparsi tipici della cultura contadina.

Nell'attesa di ascoltare e vedere questo suo nuovo lavoro, auguriamo a Diego Moreno e a tutta la troupe un benvenuto nella nostra terra.

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Martedì 15 di settembre, con inizio alle ore 10.30 antimeridiane, presso il Circolo della Stampa di Avellino si terrà la conferenza di presentazione della stagione 2015 – 2016 del Teatro Comunale di Lacedonia. L’assessore alla cultura e vicesindaco Antonio Caradonna, il responsabile di zona del Teatro Pubblico Campano ed altre personalità illustreranno le novità relative alla presente annualità artistica. Non mancheranno sorprese per un cartellone che si preannuncia ancora più ricco e attrattivo del precedenti.

Il Teatro Comunale di Lacedonia appare oggi essere una realtà consolidata, stando ai numeri e al successo fin qui ottenuto, con sold out per tutte le serate e addirittura con l’impossibilità di soddisfare l’ingente richiesta promanante dal territorio non soltanto irpino, ma anche pugliese e lucano. Un attrattore potente il cui successo è da attribuire non soltanto all’altissima qualità delle compagnie che calcano le scene, tutte di spessore e di notorietà nazionali, ma anche ad una politica gestionale che tende a facilitare l’accesso e la partecipazione dell’utenza, specialmente in periodo di crisi, per il tramite del contenimento dei prezzi degli abbonamenti e dei biglietti singoli, in ragione degli investimenti a fondo perduto posti in essere dall’Amministrazione Comunale di Lacedonia, che ogni anno non manca mai, oltretutto, di apportare notevoli migliorie alla struttura.

A Lacedonia il Teatro e con esso l’intero comparto culturale non costituiscono certamente la cenerentola della situazione, come purtroppo avviene in molti altri luoghi.

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È consuetudine, nella maggioranza delle città italiane, assumere al rango di Patroni e Protettori santi che abbiano una qualche attinenza con la popolazione, ovvero che siano nati in quel luogo o che comunque vi abbiano operato. Quale sarebbe, dunque, il legame intercorrente tra la città di Lacedonia ed un santo che sicuramente non è mai stato da queste parti?

Non è stato agevole rispondere a questa domanda.

Innanzitutto si è trattato di verificare se tale scelta non fosse ricaduta su san Filippo Neri in virtù di un particolare carisma attribuitogli: si sa, ad esempio, che in qualche zona colpita da fenomeni naturali di particolare virulenza, tipo terremoti, mareggiate, grandine e così via, esiste il culto dei santi invocati specificamente contro questi flagelli, pur senza che essi abbiamo mai poggiato il piede sui rispettivi territori.

Forse è in una particolare virtù taumaturgica, in un potere miracoloso rispetto a certi eventi, l’origine del culto filippino nel nostro paese?

Per quanto plausibile, tale ipotesi si è subito mostrata palesemente incongruente: impossibile dimostrarla. Al massimo si sarebbe dovuto procedere per via di ipotesi più o meno verosimili.

L’enigma mi è sembrato senza soluzione, ma non di meno ho proseguito nelle ricerche. In tal modo, frugando nelle pieghe biografiche e storiche di un santo, ho finito per scoprirne un altro, sia pure soltanto potenziale, perché non elevato agli onori degli altari per un caso fortuito: Giacomo Candido, Vescovo di Lacedonia tra la fine del 500 e gli inizi del 600. Siciliano di nascita, della città di Siracusa, per quanto altri riferisca erroneamente Ragusa, egli compì i suoi studi ecclesiastici a Roma, divenendo figlio spirituale di San Filippo Neri, essendo assiduo frequentatore dell’Oratorio, nel cui ambito non di rado era invitato a predicare. Fu lui, una volta nominato Vescovo della diocesi di Lacedonia dal Papa coevo Paolo V, a spargere la fama di San Filippo Neri tra il clero e tra tutta la popolazione, mostrando nei confronti del suo degnissimo maestro una venerazione, ancorché egli non fosse stato ancora dichiarato santo, che sarebbe rimasta indelebile nella memoria collettiva, al punto da provocare la sua adozione a Compatrono e Protettore una volta che la sua santità fu riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa al termine del processo di canonizzazione.

La qual cosa fu facilitata dal fatto che lo stesso Giacomo Candido morì in concetto di santità e che soltanto per una serie di circostanze imprevedibili non fu dichiarato beato. Infatti l’incartamento del “Processus super Sanctitate et Miraculis Servi Dei Jacobi Candidi Olim Episcopus Lacedoniae” fu smarrito durante la trasmissione dalla S. Congregazione delle Cause dei Santi all’Illustrissimo Cardinale S. Clemente, avvenuta il 20 maggio 1628. Nondimeno la tradizione orale, suffragata da testimonianze coeve, portava viva memoria di eventi miracolosi attribuiti al Vescovo, il cui corpo fu tumulato prima nella chiesa di Sant'Antonio, che si trovava nel luogo ove oggi sorge la cattedrale, e quindi traslato in Santa Maria della Cancellata, antica cattedrale sorta sulle rovine di un tempio romano dedicato ad Iside, ove permane la pietra tombale del suo sepolcro: specialmente nei primi decenni dopo la sua morte, il nostro popolo ne venerava la figura e ne impetrava l’aiuto taumaturgico.

Giacomo Candido era dunque l’anello di congiunzione tra San Filippo e Lacedonia: il grande santo, infatti, come albero fiorito al vento, aveva affidato il suo benefico polline ai suoi figli spirituali, i quali non hanno mancato di spargerlo dovunque in una Europa cattolica che reagiva, moralizzando i costumi e ritornando all’essenza del cristianesimo, alla riforma protestante.

Non era dunque affatto vero che San Filippo non fosse mai stato nel nostro paese: egli ci era venuto nella parola e nelle opere, nell’esempio soprattutto, del suo discepolo e nostro Vescovo Giacomo Candido.

Questa l’origine di un culto che, quasi fino ai giorni nostri, ha prodotto innumerevoli frutti. Ancora un paio di decenni or sono era attiva, in Lacedonia, la “Congrega di San Filippo”, che in occasione della ricorrenza di maggio si occupava dei festeggiamenti laici, ma anche di quelli religiosi. E’ noto, infatti, che essa invitò a predicare personaggi del calibro di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che mai declinarono l’invito di parlare di un santo della grandezza di Filippo, che tanto aveva inciso nella storia della Chiesa in un momento così delicato come quello della “riforma cattolica”, la cosiddetta “controriforma”.

san filippo

candido                                       

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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