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MAGISTRALE

Foto di A. Pignatiello - Vietato l'uso o la riproduzione senza il consenso dell'autore

Domenica 6 di agosto, a Lacedonia, con inizio alle ore 17,30 circa, nel giardino antistante il Magistrale si terrà un seminario sul tema "Il pensiero critico e letterario del De Sanctis", tenuto dall'UNLA (Unione Nazionale per la Lotta all'Analfabetismo), Ente Morale D.P.R. n. 181dell'11.02.1952 ed Ente di formazione riconosciuto dal MIUR come da Direttiva Ministeriale 170/2016.

A quanti ne faranno richiesta sarà rilasciato attestato di partecipazione gratuito previo accreditamento iniziale.

L'iniziativa si inscrive nell'ambito delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis, nei cui confronti Lacedonia ha un grosso debito di riconoscenza. Peraltro, se tutti ne conoscono il nome e la sua biografia non è del tutto sconosciuta, ivi compresa l'attività politica, non sono in molti coloro i quali, di contro, posseggono qualche contezza circa il suo pensiero, che ha poi innovato la critica letteraria successiva. Di più non si dice perchè sono tematiche che saranno affrontate nel corso dell'incontro.

L'evento si tiene in coincidenza con il settantesimo dalla fondazione dell'UNLA da parte del grande meridionalista Francesco Saverio Nitti.

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Il Magistrale tra gli anni Venti e Trenta

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PETRILLO

Il Preside Petrillo, in primo piano con gli occhiali, presso il Cinema Teatro "Argentino" (che ora non esiste più) in occasione del centenario della fondazione dell'Istituto Magistrale celebrato nel 1978.

Uomo d'altri tempi, portatore di una cultura tanto vasta quanto profonda, serissimo ma non privo di sano umorismo, severo ma giusto, appassionato umanista, nell'accezione tanto culturale quanto sociale del vocabolo, dotato di uno straordinario buon cuore: sono queste le peculiarità del compianto Preside Angelo Petrillo che io ricordo con grande piacere. Non mi è stata offerta l'occasione di essere suo alunno, perché ne avrei certamente guadagnato, ma non di meno più e più volte lo sentii parlare, rimanendo letteralmente conquistato dal suo eloquio forbito e denso di contenuti. Per molti anni egli ha diretto l'Istituto Magistrale fondato dal De Sanctis a Lacedonia nel lontano 1878 e, per giunta, ne è stato il Preside in uno dei periodi di maggior gloria di tale scuola (non credo sia stato un caso, perché, laddove ci sia un "cervello pensante" alla guida di istituzioni di qual si voglia sorta, esse non possono che avere successo). Lo ricordo benissimo quando camminava, con il suo portamento signorile, e rispondeva in maniera molto compita al mio saluto, sorridendomi e apostrofandomi con l'appellativo di "personaggio ottocentesco" (non so perché si fosse fatto una tale idea di me, ma confesso che mi faceva piacere).

Proprio per ricordarne la figura, domani, 5 agosto, presso la Chiesa di San Filippo Neri, nello sfolgorio cromatico della esposizione pittorica di Vincenzo Arpaia, anch'egli Preside per molti decenni, risuoneranno le parole immortali di una delle maggiori poetesse de "secolo breve", Alda Merini, recitate dall'ottima prof.ssa Annamaria Petrillo, poetessa finissima, che si occuperà anche dell'esegesi dei testi.

LUPUS IN FABULA consiglia vivamente la partecipazione.

PETRILLO1

Il Preside Petrillo, terzo da destra, con gli occhiali, presso l'entrata dello storico Istituto Magistrale "F. De Sanctis".

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terre

All’una di notte del 23 di luglio del 1930 una violentissima scossa sismica venne a ricordare alle genti dell’Irpinia orientale quanto caduco sia il percorso umano su questa terra. Taluno raggiunse anzitempo l’estremo confine dell’esistenza fisica e moltissimi, i reduci, furono costretti a mutare il loro percorso, indeboliti e all’un tempo rafforzati da una nuova consapevolezza: l’ineludibile fragilità dell’essere umano.

In ricordo dell’evento è stata celebrata a Lacedonia, dal parroco don Sabino, una messa in Piazza San Nicola, ove è collocato il monumento alle vittime.

Dai racconti degli anziani si evince che fu una notte molto strana. Per quanto anche in piena estate l’aria, tra le nostre montagne, rinfreschi notevolmente, una inusuale calura s’era impadronita delle ombre serotine e si manifestava in vapori che sembrava sortissero direttamente dal ventre della terra. Un abbaiar di cani convulso e costante, gli inusuali belati di pecore ed agnelli, il chiocciare delle galline, insomma una sorta di agitazione generale che sembrava attraversare l’ambiente naturale, come una scarica di elettricità, erano i cattivi presagi che la gente avrebbe decifrato soltanto in seguito. Si dice che gli animali riescano a presentire con anticipo la sventura. Quindi, verso la mezzanotte e mezzo, un silenzio quasi irreale ammutolì ogni essere vivente e taceva anche il vento, che era solito arpeggiare delicatamente tra i rami degli alberi. Alle ore una e dieci circa si scatenò l’inferno. Una scossa pari al settimo grado circa della Scala Richter squarciò le viscere della terra, rimestando tutto quanto esisteva sulla sua superficie.

A Lacedonia si contarono centinaia di vittime ed il numero non fu molto più alto soltanto perché, essendo la gente impegnata nei lavori dei campi, molta parte della popolazione aveva dormito in campagna nei pagliai.

Aquilonia era ridotta ad un cumulo di macerie, al punto che il paese non fu più ricostruito in loco.

Questo il video girato dall’Istituto Luce e trasmesso nei cinegiornali dell’epoca.

 

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Frank Cancian

TESTO RICEVUTO DALL’UFFICIO STAMPA DEL MAVI – LO PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE

Piemonte, Sicilia, Sardegna, Campania. Sono ben 23 – per un totale di 65 foto – i fotografi che da tutta Italia hanno scelto di partecipare a “Milleottocento e 1 passaggi”, il progetto nato a Lacedonia per iniziativa del MAVI (Museo Antropologico Visivo Irpino), del Comune di Lacedonia, di LaPilart-associazione di promozione sociale, di InfluAzioni-festival delle arti e della Pro Loco “Gino Chicone” di Lacedonia, in collaborazione con Cortona On The MoveInternational Photography Festival.

Un successo netto e per certi versi inaspettato, se si considera che si tratta dell’esordio assoluto dell’iniziativa. Il tema della prima edizione è “Un paese italiano, 2017”: venti gli scatti scelti dalla giuria (in basso, i componenti), che i partecipanti si sono dilettati a reinterpretare in chiave attuale, così da creare un filo indissolubile tra passato e presente. Il carattere processuale ed evolutivo del concorso rappresenta la sua stessa peculiarità: la decisione di scegliere venti immagini ogni anno garantirà infatti al concorso durata novantennale. Gli scatti dei partecipanti andranno inoltre ad arricchire l’archivio del MAVI, che un giorno disporrà quindi di 3602 foto. In tal modo, parallelamente allo sviluppo dell’arte fotografica, sarà possibile fermare con uno scatto l’evoluzione dell’essere umano: dunque, “la fotografia come mezzo per cogliere l’uomo del XXI secolo, così come, crediamo, Cancian ha colto ‘l’uomo’ in un paese irpino nel 1957”, spiegano dall’organizzazione.

L’atto finale dell’evento si terrà dal 9 all’11 agosto a Lacedonia: alla presenza del professor Frank Cancian e della sua famiglia, verranno rese note le venti foto dell’antropologo americano selezionate quest’anno e quelle dei vincitori e si terranno momenti di approfondimento sull’importanza della rete museale per lo sviluppo del turismo nelle aree interne.

LA GIURIA.

Sarà un sestetto di spessore a valutare le immagini. La giuria sarà infatti composta da:

Antonio Carloni – direttore esecutivo COTM

Salvatore Di Vilio – fotografo

Nicola Loviento – consigliere nazionale FIAF

Annalisa Cervone – antropologa

Aldo Colucciello – antropologo

Leandro Pisano - giornalista

Cos’è il Museo Antropologico Visivo Irpino

Il MAVI, che verrà inaugurato il prossimo 9 agosto, ha sede in uno stabile dell’Ottocento nel cuore di Lacedonia, in passato adibito a carcere circondariale e poi a pretura mandamentale e ristrutturato dopo il sisma del 1980, a due passi dallo storico Istituto Magistrale “Francesco De Sanctis”.

E’ figlio della curiosità di un giovanissimo antropologo, prima, e della passione civile di un gruppo di lacedoniesi, poi. Il Museo Antropologico Visivo Irpino è un progetto che nasce alcuni anni fa, dopo la pubblicazione del libro “Lacedonia, un paese italiano, 1957”, di Frank Cancian. Elemento fondante del museo è costituito dalle 1801 foto che il professor Cancian ha messo a disposizione dei visitatori. Si tratta di immagini scattate tra il gennaio e il luglio del 1957, periodo che l’allora ventiduenne Cancian trascorse a Lacedonia dopo aver vinto una borsa di studio con La Sapienza di Roma. Le foto sono preziosissime (non a caso hanno avuto l’immediato ed entusiasta sostegno della Sovrintendenza e della Regione), perché ci restituiscono con vivace immediatezza e con forte impatto visivo ed emotivo lo spirito di quel tempo e di quel mondo contadino ormai scomparso a seguito dell’emigrazione, dopo le enormi trasformazioni del secondo dopoguerra.

Si tratta di scatti che ritraggono i cittadini di un piccolo paese dell’entroterra irpino nella loro quotidianità: al lavoro, a scuola, in casa, nelle masserie, durante le processioni, al bar, in piazza, nel corso di cerimonie. Volti ed espressioni che affermano con incisività ciò che non sempre si ritrova nelle testimonianze scritte.

La ricerca di materiale finora ritenuto di scarso valore per la storia (proverbi, canzoni, foto, quadri) è dunque l’obiettivo del museo: il tutto andrà ad arricchire la già copiosa Collezione Cancian. 

museomavi.it 

Foto Cancian 4

Foto Cancian 2

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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