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Una prospettiva dell chiesa di San Filippo dopo il restauro (Foto A. Pignatiello)

Domani, 21 luglio, cade l'anniversario della nascita di San Filippo Neri, che vide la luce il 21 di luglio del 1515 a Firenze. Molti amici, nel tempo, mi hanno chiesto a quando risalisse il culto di San Filippo Neri a Lacedonia, che è tra i più sentiti dalla popolazione. Ebbene, voglio soddisfare tale curiosità. I prodromi sono da far risalire agli inizi del 600, quand'era Vescovo Giacomo Candido, che era stato discepolo di San Filippo a Roma nel suo celebre Oratorio. Ma l'ufficializzazione del culto è molto più tarda e conosciamo anche la data precisa nella quale fu introdotto: il 1783.

Ecco, dunque, l'atto denominato «Per San Filippo Neri neocompatrono di Lacedonia».

«Prende la parola l'arcidiacono D. Giuseppe Maria Malleone, prima Dignità e dice quanto segue:

"Signori miei, ben sanno le Signorie loro, come a tutti di questa città è noto, che ne' giorni passati da questa Università e Cittadini fu acclamato in pubblico Parlamento e consiglio con pienezza di voti, senza veruna discrepanza, per proprio Padrone e Pro­tettore di questa città il glorioso S. Filippo Neri, al par del glorioso S. Nicola arcive­scovo di Mira, già da gran tempo precedentemente eletto, stimando proprio dovere e contrasegno dell'ossequio divota gratitudine che li professano per gl'innumerabili benefici, grazie, e favori da Dio ricevuti in varie e diverse occorrenze per il corso di molti anni, mediante il ricorso avuto all'istesso glorioso S. Filippo, e a tal effetto han­no risoluto gli anzidetti cittadini ed Università ricorrere alla S. Congregazione de Riti di Roma, supplicando quei Em.mi et Rev.mi Signori Cardinali che la compongono per la conferma de loro voti: E comeche in virtù delle Pontificie disposizioni della felice memoria di Urbano P.P. Vili ciò conseguirsi non puote senza il concorso della volontà di questo predetto Rev.mo Capitolo, perciò lo propongo alle Signorie loro, acciò apertamente diano il loro sentimento; Avendo pertanto le menzionate sig.re Degnità e Canonici maturamente riflettuto e considerato hanno con unanime consenso e pienezza di voti approvata e commendata come giusta e ragionevole la risoluzione e conclusione de suddetti cittadini ed Università, anzi colle suppliche de medesimi che esporre dovranno alla prelodata S. Congregazione con maggior fervore e ossequio umiliano parimente le loro, avendo sperimentato nelle persone proprie e de loro congionti, nommen che di tanti e tant'altri cittadini i benefizi, le grazie e favori in varie e diverse guise, e maniere dispenzati da Dio, ad intercessione dell'istesso glorioso S Filippo Neri, e con tal ferma deliberazione hanno di proprio pugno sottoscritto il presente atto capitolare, siccome siegue».

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Una prospettiva dell chiesa di San Filippo dopo il restauro (Foto A. Pignatiello)

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Veduta della Chiesa con il pulpito e il prezioso organo a canne (Foto A. Pignatiello)

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La venerata statua del Santo (Foto A. Pignatiello)

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Veduta esterna della Chiesa (Foto A. Pignatiello)

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Focus puntato sull'epoca tardo - antica e medievale e sulla Congiura dei Baroni nel II Volume de "La Grande Storia di Lacedonia", con uscita prevista ai primi di agosto per i tipi della Delta3Edizioni. Per la ricostruzione del periodo de quo sono scese in campo le forze intellettuali congiunte di Michele Miscia (autore del I Volume concernente la preistoria e le epoche sannitica e romana) e di Carmine Ziccardi, Ispettore della Soprintendenza archivistica e ricercatore instancabile di antichi documenti d'archivio donde egli ricava, scientificamente, le sue ricostruzioni.

La ratio profonda di questo volume, come di tutta la collana, è contenuto in alcuni passaggi in premessa e nell'excipit, che servono a chiarire le finalità di tal sorta di attività culturali e divulgative.

«Spero, come al solito, che la pubblicazione de quo ravvivi l’interesse per la storia locale e contribuisca ad una sensibilizzazione generale del suo valore non solo a fini, pur importantissimi, meramente culturali, ma anche e soprattutto evolutivi, specialmente in comparti quali il marketing territoriale finalizzato allo sviluppo turistico. Ma questa è “storia futura” che qualcun altro forse scriverà quando io avrò già chiuso gli occhi al mondo e sarò tornato ad essere polvere tra la polvere!

Gettiamo dunque questo seme ulteriore di conoscenza, nella speranza che esso germogli: qualcuno certamente ne raccoglierà i frutti!»

E, ancora

«Voglio assicurare che tutto quanto era possibile dire alla luce dei vestigi storici a nostra disposizione, comprovanti le affermazioni, è stato detto, ma non escludo affatto che altre evidenze possano affiorare in un futuro prossimo o remoto, le quali pongano sulle labbra dei ricercatori delle prossime generazioni le frasi che io più volte ho usato a proposito delle asserzioni del Palmese: “Miscia in questo caso ha sbagliato”, oppure “Miscia su questo punto ha male interpretato”. Vorrei esserci, possibilmente, ma quand’anche io fossi ormai polvere inerte dispersa dal vento, sarà proprio il vento a dirmi che il seme che io oggi sto affidando al sostrato culturale della nostra comunità, nell’anno del Signore 2016, sarà germogliato e avrà dato i suoi frutti. Significherà che questo volume, con il precedente ed i successivi che andranno a comporre la collana denominata “La Grande Storia di Lacedonia”, costituirà fonte di cognizione delle notizie storiche, come per me sono stati i manoscritti del concittadino ottocentesco Canonico Cantore Pasquale Palmese, nei cui confronti tutti noi abbiamo un debito di riconoscenza. E vorrà dire anche che gli sforzi intellettuali che io vado compiendo in questo assolato mese di luglio del 2016, affannandomi perché il libro sia disponibile per il prossimo venturo mese di agosto, saranno sopravvissuti alla mia epifania esistenziale in questo mondo, effimera e caduca come lo è tutto quanto appartiene alla sfera dell’umano. Qualcuno dirà che si tratta di magra consolazione, ma io non la penso in questo modo. Anzi avverto forte l’obbligo etico di contribuire alla salvaguardia della nostra storia, tramandandola e tutelando, quanto più è possibile, il patrimonio culturale che si è miracolosamente salvato dalle grinfie distruttrici di madama ignoranza, particolarmente acida, aspra e violenta contro tutto ciò che costituisce conoscenza».

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IL FRONTESPIZIO DI COPERTINA, CON IL CELEBRE TRITTICO QUATTROCENTESCO

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UN FASCIO DI LUCE PUNTATO SULLA STORIA MISTERIOSA ED EVANESCENTE DEL MEDIOEVO LACEDONIESE

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MICHELE MISCIA

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CARMINE ZICCARDI

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IL FRONTESPIZIO DI COPERTINA DEL I VOLUME

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Si è svolta oggi, a Lacedonia, la tradizionale festa della Madonna del Carmelo, in forme soltanto religiose, come è consuetudine ormai da lunghissimo tempo consolidata. La peculiarità antropologica di tale tradizione è nel fatto che fin da tempi molto antichi l’evento, nato molti secoli or sono nella cultura contadina in occasione della “trebbiatura” delle messi, è stato di fatto adottato e curato dai “maestri muratori”, da cui il nome di “Madonna dei Muratori”, categoria che ha eletto la Vergine del Carmelo a propria protettrice. Nei tempi nostri, ormai, la figura del muratore che lavora a giornata insieme ai suoi manovali non esiste più, soppiantata dalle imprese edili. Ma comunque taluno di questi bravissimi artigiani ancora resiste ed è ancora in prima linea nell’organizzazione delle celebrazioni. Il decano è certamente Mastro Nicola Giannetti, che neppure questa volta si è sottratto dal porgere una spalla alla sacra Statua della Vergine, per quanto deambuli con l’aiuto di una stampella. Alla messa, officiata dal don Roberto Di Chiara, ed alla processione, condotta dallo stesso prelato, erano presenti tutte le autorità civili e militari di Lacedonia, dal Sindaco, al comandante della locale stazione dei Carabinieri, al comandante della Polizia Municipale, accanto ad una vera folla di fedeli, a dire quanto tale festa sia ancora oggi sentita. C’è da dire, a titolo di mera curiosità, che proporre ad uno dei vecchi muratori di lavorare in questa giornata è come assestargli uno schiaffo sul viso, reputata, com’è, un’offesa imperdonabile. Nei fatti è così da sempre: se era ed è possibile richiedere un intervento lavorativo persino a Natale o a Capodanno, con ottime probabilità di non ottenerne un diniego, mai e poi mai uno di loro accetterebbe di contravvenire all’uso tradizionale e di macchiare, in tal modo, una devozione antichissima ed ancora molto forte. Anche le imprese più grandi, ovviamente quelle del paese, si attengono a questa norma non scritta ma radicata nel profondo della coscienza collettiva.

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La banda "Umberto Giordano" di Lacedonia

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La piccola mascotte della banda Giordano

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Alcuni esponenti del comitato, tra i quali il decano dei muratori di Lacedonia, Mastro Nicola Giannetti.

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La Madonna nella Chiesa di Santa Maria

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L'immancabile Antonio a portare la Croce

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Mastro Nicola Giannetti

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GIULIANA CAPUTO

Nell’ambito degli eventi previsti nell’organizzazione delle “Passeggiate letterarie tra i Castelli d’Irpinia”, domani, sabato 9 luglio, con inizio alle ore 17.00, presso il Castello d’Aquino, a Grottaminarda, si terrà un incontro dibattito sul libro “A chi appartieni? Ettore Scola - Trevico”, opera della scrittrici Giuliana Caputo e Mariangela Cioria, presidentessa dell’Associazione “Irpinia Mia”. Il sottotitolo dell’opera ne illustra gli interessanti contenuti: “Il luogo, i personaggi, le storie nell’infanzia del grande regista”. I saluti sono affidati ad Angelo Cobino, primo cittadino di Grottaminarda, e a Silvio Sallicandro, patron della Delta 3 Edizioni, per i cui tipi il volume ha visto la luce.

Interverranno la ricercatrice universitaria Maria Raffaella Calabrese De Feo, la docente e scrittrice Adriana Pedicini, il regista Giambattista Assanti, lo scrittore Paolo Speranza, la poetessa Maria Caputo, oltre, naturalmente, alle due ottime autrici.

A coordinare è stato chiamato lo scrittore Paolo Barrasso.

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MARIANGELA CIORIA

CASTELLOGROTTA

IL CASTELLO D'AQUINO DI GROTTAMINARDA

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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