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Santa Maria della Cancellata com'era all'epoca dell'evento

 

Siamo tutti un po' come San Tommaso, inutile negarlo: difficilmente crediamo laddove non infiliamo il dito nella piaga. Amiamo credere a ciò che vediamo con i nostri occhi e restiamo scettici a fronte delle testimonianze altrui. Nulla quaestio: ognuno è libero di credere ciò che più gli aggrada. Il LUPO  riporta fatti, lasciando alla sensibilità di ognuno il compito di valutarli. Quello che segue è il reportage giornalistico coevo di uno dei tanti giornali che, nel maggio del 1948, riferirono dell'evento straordinario accaduto a Lacedonia. Ne furono testimoni oculari credenti ed atei, poveri contadini e maggiorenti, ivi comprese le autorità laiche e religiose del tempo. Decine di migliaia di persone giunsero in pellegrinaggio da ogni dove a venerare la statua della Vergine Addolorata.

La sola domanda che il LUPO si pone è la seguente: per quale motivo dell'evento pare essersi persa memoria?

 

Dal “CORRIERE DI NAPOLI”, quotidiano partenopeo, del 4 maggio 1948

IL MIRACOLO DELLA MADONNA A LACEDONIA

MUOVE GLI OCCHI L’ADDOLORATA

Da tutti i paesi dell’Irpinia moltitudini di fedeli accorrono nella

Chiesa di S. Maria della Cancellata

«La madonna di Lacedonia muove gli occhi», questa la notizia che in un baleno si è diffusa da un capo all’altro dell’Irpinia Verde, una delle regioni del nostro Mezzogiorno ove il sentimento religioso domina incontrastato nella casa del ricco e del povero, con ardore che spesso raggiunge toni accesi.

Il «prodigio» di Lacedonia ha fatto così muovere gente che forse da anni non aveva abbandonato la propria dimora costringendola a percorrere a piedi o a dorso di mulo, o su sgangherati automezzi, i molti chilometri che la separano dalla prodigiosa meta.

Il pellegrinaggio è ora in fase di sviluppo: da Rocchetta, Bisaccia, Aquilonia, Monticchio, Avellino, Sant’Agata, S. Angelo dei Lombardi, da Candela dalla lontana Corato e da molti altri paesi dell’Irpinia, della Puglia e della Lucania è affluita gente a Lacedonia, cittadina di oltre ottomila abitanti che si adagia su una collina ricca di castagneti e di vigneti, a settecento metri sul livello del mare, e che dista novanta chilometri da Avellino e cinquanta da Foggia.

La statua miracolosa – quella che avrebbe compiuto il miracolo – raffigura la Madonna Addolorata, ed è custodita nella Chiesa di Santa Maria della Cancellata, tempio crollato per il terremoto del 1817 e ricostruito. Un successivo cataclisma tellurico, quello del 1930, apportò nuovi danni alla chiesa, che fu riedificata sulla linea originaria.

SFOLGORIO DI LUCI

Oggi essa è tutta uno sfolgorio di luci ed al centro dell’abside, collocata su un piccolo palco, si scorge la statua dell’Addolorata esposta all’adorazione dei fedeli, molti dei quali per ore ed ore, di giorno e di notte, attendono che il prodigio si ripeta osservando nei più minuti dettagli la sacra immagine. Restano così per ore con gli occhi fissi in quelli della Madonna, ed i più fortunati sono quelli che riescono a guadagnarsi un posticino a pochi metri di distanza dalla statua, a cui fanno buona guardia due carabinieri. A volte, qualcuno fra la folla grida: «Si muove!», ma si tratta di un falso allarme che è conseguenza di una illusione ottica, o di una suggestione collettiva. Ma, a volte, a quanto ci è stato riferito, la Madonna muoverebbe gli occhi a distanza di quattro o cinque ore ed il miracolo avrebbe la durata di due, tre e anche cinque minuti. Un rilevante numero di deposizioni di persone è stato già raccolto, e tali attestati costituiranno la documentazione del fatto prodigioso, per un eventuale deposito canonico.

IL MIRACOLO

Primi a farne costatazione sono state due fanciulle sedicenni, Gerarda Gengaro e Matilde Gizzi, studentesse dell’Istituto Magistrale. Mercoledì 28, nel tardo pomeriggio, prima di recarsi alla scuola serale, entrarono nella chiesa, pregando dinnanzi agli altari di S. Rita e S. Michele, poi si fermarono innanzi alla statua dell’Addolorata, che è sita al terzo arco a sinistra di chi entra. La Madonna era lì, nella sua nicchia, protetta da un vetro, sovrastante l’altare. Tutt’intorno era penombra. Le due giovinette erano in ginocchio e pregavano fervorosamente. D’improvviso e contemporaneamente incominciarono a piangere senza spiegarsene il motivo. Alzarono gli occhi verso la statua e rimasero sbalordite. Il volto della Madonna era luminoso, gli occhi di una lucentezza insolita si muovevano in tutti i sensi. Gerarda e Matilde superato il primo istante di commozione, ristettero per vedere meglio. Il fenomeno di ripeteva! Vollero che altri vedessero e corsero fuori chiamando la loro coetanea Nicolina Fusco, che al cospetto della statua riportò la stessa impressione delle due amiche.

Miracolo! Miracolo! Fu allora il grido misto al pianto delle tre giovanette, grido che pervenne nella vicina sacristia dove erano riunite molte bimbe per le prove di canto. Dalla sacristia tale Leonardina Megliola uscì con l’intenzione di sedare il tumulto, ma giunta davanti all’altare notò anch’ella il prodigio. Commossa e impaurita chiamò le altre compagne e la suora Anna Consiglio, direttrice della Scuola di Canto. Circa venti bimbe di tredici anni fra cui Carmela Giannetti, Ninetta e Anna Patanella, Maria Cocchio, Ninetta Pandiscia, Michelina Brunetti, Teresa Camarca, Anna Consalvo e Incoronata Salvagno videro gli occhi della Madonna muoversi dolcemente. Due di esse, la Giannetta e Ninetta Patanella, aggiungono che la Madonna sorrideva. Anche la suora in un secondo momento notò che gli occhi erano luminosi e si muovevano. Tutte non si reggevano più in piedi ed un pianto irrefrenabile le assalì. Una bimba ritornata a casa rimase dinanzi alla mamma per un po’ di tempo priva di parola. Un’altra fanciulla, Maria Patanella, aggiunse che il cuore d’argento si spostava sul petto dell’Addolorata. Michele Tartaglia e Florindo Innarella, entrambi decenni, notarono uno spiccato movimento delle labbra. E così via, via la narrazione del miracolo si completava nei suoi particolari, diffondendosi nella cittadina e provocando l’afflusso in chiesa di una moltitudine di fedeli oranti dinnanzi la statua dell’Addolorata.

NOTTE DI VEGLIA

Fu così che accorsero in chiesa il Vicario generale padre Vincenzo De Gregorio e il canonico Gentile, ma non notarono nulla di anormale. Per contrario l’arciprete, don Alfonso Pasciuti, a tarda sera vide la Madonna che lo seguiva con gli occhi. Tale Ciro Annunziata, alle venti salì l’ultimo gradino dell’altare, ponendosi a breve distanza dal volto della Madonna.

«La Madonna respira! Le labbra, il mento e la gola si muovono!» gridò tra i singhiozzi. «Guardate dura ancora!». E per tre minuti rimase in estatica contemplazione del fenomeno. A sua volta l’operaio Michele Pastore si arrampicò sull’altare per vedere meglio e gridò: «Respira!». Poi uscì di corsa dalla chiesa piangendo.

Anche il Pretore di Lacedonia, avv. Raffaele Fiorentino e sua moglie, hanno attestato di avere visto, a brevissima distanza, gli occhi della Madonna muoversi. Dichiarazione identica è stata fatta dall’ufficiale postale Trifone, dal geometra Pescatore, dal dottor Vigorita, dal dottor Di Benedetto, medico condotto, dal brigadiere Criscuolo e dall’appuntato della locale stazione dei Carabinieri.

Alle 23,30 di mercoledì la statua della Madonna è stata trasportata nel centro dell’abside e si è iniziata così la prima notte di veglia. Il mattino successivo l’arcivescovo di S. Angelo dei Lombardi e Vescovo di Lacedonia, Cristofaro Carullo, celebrò la Messa. Egli che era stato rimasto assorto in preghiera dinanzi alla statua non aveva rilevato nulla di anormale. Alle 18 però ritornò nel tempio: dopo circa un’ora cadde a terra quasi di schianto e con lui lo stesso vicario De Gregorio che il giorno prima era andato via incredulo: il volto della Madonna era divenuto roseo, una luce strana, che nessuna lampada elettrica avrebbe potuto mai proiettare lo illuminavano: gli occhi si muovevano visibilmente!

Il Vescovo oltremodo commosso non si stancava di ripetere «È un miracolo!». Nella notte dal giovedì al venerdì, quasi ogni due ore il fenomeno si ripetette e così alle prime luci dell’alba. Si è rilevato che il miracolo si verifica specialmente nel corso della notte.

I PELLEGRINAGGI

Il numero dei pellegrini intanto aumenta di giorno in giorno. Da Roma la Settimana INCOM ha inviato sul posto uno dei suoi migliori operatori, per la ripresa cinematografica dell’ambiente e dell’avvenimento.

Qualcuno aveva parlato di trucco, di macchinari misteriosi, ma effettuata un’attenta ispezione della statua il risultato è stato negativo.

Ora l’Addolorata è sempre lì dinnanzi all’altare maggiore, nella chiesa di S. Maria della Cancellata. Sul petto reca un cuore trafitto, nella mano destra stringe un piccolo fazzoletto bianco, il mantello cupo luccica di stelle di argento, sul viso batte un raggio di sole ed i fedeli rimangono genuflessi e oranti nell’attesa che il miracolo si rinnovi.

Franco Avati

Al lettore l'ardua sentenza!

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La Madonna Addolorata di Santa Maria

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Uno degli articoli che ne parlarono all'epoca

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Un altro degli articoli coevi

prima sede della radio modificato 1

La chiesa di Santa Maria

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I GIOVANISSIMI DEL COMITATO

 

Stamattina Lacedonia si è svegliata al suono delle marce eseguite dalla banda "Michele Lannunziata", chiamata ad accompagnare la "questua" per la festa del nostro Protettore, San Filippo Neri. Ebbene anche nell'anno in corso è stata scongiurata la fine di una tradizione che dura da secoli e questo solo grazie al grande impegno profuso da un gruppo di giovanissimi, in maggioranza ragazze, che si sono assunti l'onere della organizzazione. Se il futuro di Lacedonia sono loro, Lacedonia avrà sicuramente un futuro!

LUPUS IN FABULA non vuole nascondere la sua ammirazione per i ragazzi che hanno dato vita al Comitato, alcuni dei quali poco più che adolescenti, e si rende interprete della gratitudine di tutta quella parte della popolazione che la pensa come noi. BRAVISSIMI!

Questi i loro nomi: Francesco Pasciuti, Miriam Giammarino, Miriam Solazzo, Natalia Solazzo, Martina Pasciuti, Giusy Pasciuti, Raffaele Zichella, Sarah Gallicchio, Roberto Toto, Caren Imbriani, Gerardo Bozzone, Ilaria Palladino, Rocco Caggiano. Accanto a loro, per dare una mano, due figure storiche delle feste dedicate a San Filippo,  Nicola Ferrante (Guest Star) e Tonino Perla (Also Starring).

LUPUS IN FABULA auspica che tutta la popolazione contribuisca generosamente per premiare gli sforzi dei giovani e rendere possibile il perpetuarsi di una bellissima tradizione lacedoniese.

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Tonino "Caro Compagno"

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Nicola "R' Mast V'cienz"

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“Eventi lette-rari” si avvicina a grandi falcate. Oggi, sabato 7 maggio, prenderà infatti il via la serie di tre appuntamenti culturali (uno ogni sabato, fino al 21 maggio) messa in piedi da X5G, società di comunicazione di Ariano Irpino, in collaborazione con il Comune di Ariano Irpino e con il supporto mediatico della testata Lanostravoce.info.

Ad ospitare questi momenti culturali e di confronto per affrontare i temi di più scottante attualità sarà la Sala conferenze del Museo civico e della Ceramica della città del Tricolle.

Si parte domani: dopo l’apertura dei lavori da parte di Michele Zizza, giornalista, si terrà la presentazione di “Un vuoto dove passa ogni cosa. Interventi, articoli, lettere, racconti di Mariateresa Di Lascia” (Edizioni dell’Asino), a cura di Antonella Soldo, collaboratrice parlamentare e membro della direzione nazionale dei Radicali Italiani. Moderati da Flavia Squarcio, giornalista, collaboratrice del settimanale “Credere”, di “Mondo e Missione” e di Cittadiariano.it, interverranno il regista Sandro Dionisio e la scrittrice Emanuela Sica.

Il libro, con la prefazione di Goffredo Fofi, raccoglie una importantissima mole di materiale redatto da Mariateresa Di Lascia, politica e scrittrice originaria di Rocchetta Sant’Antonio, in provincia di Foggia, vincitrice nel 1995 del Premio Strega postumo con il suo Passaggio in ombra. Dirigente del Partito radicale, di cui inizia a far parte sin dal 1975, ricopre anche la carica di vicesegretario nel 1982. Ecologia, medicina, giustizia: questi i temi maggiormente presenti nei suoi scritti. Coordina la battaglia ambientalista del dopo-Chernobyl e fonda, con Sergio D’Elia, l’associazione “Nessuno tocchi Caino”, che si batte contro la pena di morte. Un tumore la porta via il 10 settembre 1994, e un anno dopo il suo romanzo Passaggio in ombra vince il Premio Strega. Il volume della Soldo raccoglie interventi politici, interviste, lettere e articoli scritti da Mariateresa Di Lascia negli anni tra il 1981 e il 1994, uno dei periodi più intensi della vita del Partito radicale, impegnato su fronti diversi: dall'antimilitarismo alla battaglia contro lo sterminio per fame, dall'antiproibizionismo alla costruzione di una patria europea.

Antonella Soldo (1986) è una giovane originaria di Rocchetta Sant’Antonio, in provincia di Foggia. Collaboratrice parlamentare, è membro della direzione nazionale dei Radicali Italiani. Grande appassionata di Mariateresa Di Lascia, con cui condivide le origini, ne ha raccolto e analizzato scritti, interventi e articoli dai quali traspare una centralità senza riserve dell’individuo e un richiamo costante alla sua responsabilità.

Dopo quest’appuntamento, “Eventi Letterari” proseguirà sabato 14 maggio, sempre alle 18, con un vero e proprio “Confronto sulle politiche internazionali”, al quale parteciperanno Mimosa Martini, giornalista, inviata Esteri per il Tg5 e scrittrice, Laura Silvia Battaglia (in collegamento dal Salone del Libro di Torino), giornalista, inviata in Medio Oriente per Rainews24 e Avvenire, e Andrea Covotta, capo servizi parlamentari del Tg2.

Il sabato conclusivo, 21 maggio, invece, sarà la volta del Generale Mario Mori, già comandante del Ros e direttore del Sisde, ad Ariano per parlare del suo libro “Servizi e segreti. Introduzione allo studio dell’intelligence”. Mori sarà accompagnato da Domenico Bonaventura, collaboratore de Il Mattino e direttore responsabile de Lanostravoce.info.

MariaTeresaDiLAscia

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Ho sempre reputato l'amico Paolo Saggese un "mahatma" della cultura, tale è la passione che egli profonde nei suoi studi, fidando su una mente per nulla avvezza ad accontentarsi di osservare il mare gnoseologico in superficie, bensì disposta ad immergersi nelle sue profondità onde accedere a livelli più elevati di conoscenza. Una stima, la mia, confortata da continue riprove del suo valore, che spesso gli guadagna riconoscimenti e premi, per quanto, con encomiabile umiltà, Paolo non faccia mai mostra di curarsene troppo.

E, dunque, mi accingo con entusiasmo ad esser parte della presentazione del suo romanzo "Lettera a un giudice", che si terrà a Lacedonia, presso il Museo della Religiosità Popolare, con inizio alle ore 17.30, domenica otto maggio, naturalmente del corrente anno (a scanso di equivoci). Alla stessa parteciperà, in qualità di relatore, anche il prezioso amico e finissimo intellettuale Alfonso Nannariello. L'evento è parte di un più ampio progetto di "alfabetizzazione etica" predisposto dall'UNLA di Lacedonia che si propone di diffondere e promuovere la "cultura della legalità", il solo strumento che potrebbe consentire al nostro Paese di evolvere e di evitare l'autoconsunzione.

Per quel che concerne i contenuti, non avendo ancora io letto le pregevoli pagine di Paolo, mi affido alla sua voce.

«In età matura, ho scoperto la mia vena di scrittore. Infatti, sino ad ora la mia scrittura era stata quasi esclusivamente saggistica o giornalistica, avendo scritto o curato più di quarantacinque volumi, incentrati prevalentemente sulla storia della Letteratura latina e italiana, sulla storia irpina contemporanea e sul meridionalismo, o su questioni concernenti l’attualità politica. Inoltre, da più di quindici anni, notevole è stato il mio impegno in campo giornalistico, avendo firmato un migliaio di interventi su numerose riviste, e prevalentemente su quotidiani quali “Il Mattino”, “Ottopagine”, “Il Corriere dell’Irpinia”, “Il quotidiano del Sud”, edizioni lucana e irpina, con alcune puntate anche sul “Corriere del Mezzogiorno”.

Ed ecco, da luglio, ha visto la luce il mio primo romanzo breve (o racconto lungo) “Lettera a un Giudice. Racconto fantastico sulla corruzione” (Magenes Editoriale, Milano), una lunga lettera divisa in trentatré parti indirizzata ad un Magistrato, e che è facilmente reperibile presso Librerie on line oppure presso le Mondadori e le Feltrinelli dei centri maggiori, nonché nelle edicole di Montella.

È il protagonista a scrivere, a raccontare la sua vicenda, intrisa di ironia, di autoironia, di amarezza dolorosa, di rabbia e indignazione.

È la storia di un cittadino, che ho chiamato simbolicamente Candido, omaggiando così evidentemente Voltaire e Sciascia. Quest’uomo decide di partecipare ad un concorso pubblico per Dirigenti indetto dalla “Repubblica dei Pomodori” (RDP). Studia, si impegna, consegue una preparazione ottimale, ma è clamorosamente “bocciato”. Ha inizio così un calvario, una sorta di discesa agli inferi per Candido e per la sua famiglia.

Infatti, il protagonista ha coltivato sino ad allora la granitica convinzione di vivere nel “migliore dei mondi possibili”, seguace ormai fuori tempo di Pangloss e dell’ottimismo leibniziano. Perciò, una volta risvegliatosi alla cruda realtà, si interroga ossessivamente sul mondo in cui vive, su questo inesorabile mondo balordo e capovolto, in cui è condannato a vivere, che premia il demerito e la disonestà e penalizza il merito e l’osservanza delle leggi.

Nel libro compaiono continuamente tante domande, che non trovano tuttora risposta: il conflitto tra diritto e legalità, il ruolo dei partiti e dei sindacati nel sistema pervasivo della corruzione, la selezione delle classi dirigenti (sempre più “digerenti”, avrebbe detto Sciascia).

Candido non trova risposte nella società, trova piuttosto interrogativi e consolazioni nei suoi amati compagni di viaggio, i libri, un po’ come il triste protagonista di un capolavoro di Elias Canetti, e nella sua famiglia, negli amici solidali e partecipi, nella religione civile dell’onestà.

È un libro doloroso, ma anche carico di speranza. Chi arriverà alla fine del romanzo, comprenderà bene le mie parole.

È un libro dedicato ai padri e ai figli, ai primi, che dovrebbero battersi per un mondo migliore, ai secondi, che hanno patito il triste destino di avere in sorte un mondo corrotto e apparentemente privo di speranza.

Ed infatti, Candido si chiede: come potrebbe un giovane serio, educato, studioso, accettare di vivere in questa Repubblica dei Pomodori? Dovrà solo sperare di fuggire quanto prima, di trovare ricovero in una nazione civile, se esiste ancora.

Ma allora, è vero, si chiede Caroline, la moglie, seguendo Corrado Alvaro: “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile!”»

Tutta la popiolazione è caldamente invitata.

sag

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aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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