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grande storia

Focus puntato sull'epoca tardo - antica e medievale e sulla Congiura dei Baroni nel II Volume de "La Grande Storia di Lacedonia", con uscita prevista ai primi di agosto per i tipi della Delta3Edizioni. Per la ricostruzione del periodo de quo sono scese in campo le forze intellettuali congiunte di Michele Miscia (autore del I Volume concernente la preistoria e le epoche sannitica e romana) e di Carmine Ziccardi, Ispettore della Soprintendenza archivistica e ricercatore instancabile di antichi documenti d'archivio donde egli ricava, scientificamente, le sue ricostruzioni.

La ratio profonda di questo volume, come di tutta la collana, è contenuto in alcuni passaggi in premessa e nell'excipit, che servono a chiarire le finalità di tal sorta di attività culturali e divulgative.

«Spero, come al solito, che la pubblicazione de quo ravvivi l’interesse per la storia locale e contribuisca ad una sensibilizzazione generale del suo valore non solo a fini, pur importantissimi, meramente culturali, ma anche e soprattutto evolutivi, specialmente in comparti quali il marketing territoriale finalizzato allo sviluppo turistico. Ma questa è “storia futura” che qualcun altro forse scriverà quando io avrò già chiuso gli occhi al mondo e sarò tornato ad essere polvere tra la polvere!

Gettiamo dunque questo seme ulteriore di conoscenza, nella speranza che esso germogli: qualcuno certamente ne raccoglierà i frutti!»

E, ancora

«Voglio assicurare che tutto quanto era possibile dire alla luce dei vestigi storici a nostra disposizione, comprovanti le affermazioni, è stato detto, ma non escludo affatto che altre evidenze possano affiorare in un futuro prossimo o remoto, le quali pongano sulle labbra dei ricercatori delle prossime generazioni le frasi che io più volte ho usato a proposito delle asserzioni del Palmese: “Miscia in questo caso ha sbagliato”, oppure “Miscia su questo punto ha male interpretato”. Vorrei esserci, possibilmente, ma quand’anche io fossi ormai polvere inerte dispersa dal vento, sarà proprio il vento a dirmi che il seme che io oggi sto affidando al sostrato culturale della nostra comunità, nell’anno del Signore 2016, sarà germogliato e avrà dato i suoi frutti. Significherà che questo volume, con il precedente ed i successivi che andranno a comporre la collana denominata “La Grande Storia di Lacedonia”, costituirà fonte di cognizione delle notizie storiche, come per me sono stati i manoscritti del concittadino ottocentesco Canonico Cantore Pasquale Palmese, nei cui confronti tutti noi abbiamo un debito di riconoscenza. E vorrà dire anche che gli sforzi intellettuali che io vado compiendo in questo assolato mese di luglio del 2016, affannandomi perché il libro sia disponibile per il prossimo venturo mese di agosto, saranno sopravvissuti alla mia epifania esistenziale in questo mondo, effimera e caduca come lo è tutto quanto appartiene alla sfera dell’umano. Qualcuno dirà che si tratta di magra consolazione, ma io non la penso in questo modo. Anzi avverto forte l’obbligo etico di contribuire alla salvaguardia della nostra storia, tramandandola e tutelando, quanto più è possibile, il patrimonio culturale che si è miracolosamente salvato dalle grinfie distruttrici di madama ignoranza, particolarmente acida, aspra e violenta contro tutto ciò che costituisce conoscenza».

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IL FRONTESPIZIO DI COPERTINA, CON IL CELEBRE TRITTICO QUATTROCENTESCO

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UN FASCIO DI LUCE PUNTATO SULLA STORIA MISTERIOSA ED EVANESCENTE DEL MEDIOEVO LACEDONIESE

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MICHELE MISCIA

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CARMINE ZICCARDI

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IL FRONTESPIZIO DI COPERTINA DEL I VOLUME

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Si è svolta oggi, a Lacedonia, la tradizionale festa della Madonna del Carmelo, in forme soltanto religiose, come è consuetudine ormai da lunghissimo tempo consolidata. La peculiarità antropologica di tale tradizione è nel fatto che fin da tempi molto antichi l’evento, nato molti secoli or sono nella cultura contadina in occasione della “trebbiatura” delle messi, è stato di fatto adottato e curato dai “maestri muratori”, da cui il nome di “Madonna dei Muratori”, categoria che ha eletto la Vergine del Carmelo a propria protettrice. Nei tempi nostri, ormai, la figura del muratore che lavora a giornata insieme ai suoi manovali non esiste più, soppiantata dalle imprese edili. Ma comunque taluno di questi bravissimi artigiani ancora resiste ed è ancora in prima linea nell’organizzazione delle celebrazioni. Il decano è certamente Mastro Nicola Giannetti, che neppure questa volta si è sottratto dal porgere una spalla alla sacra Statua della Vergine, per quanto deambuli con l’aiuto di una stampella. Alla messa, officiata dal don Roberto Di Chiara, ed alla processione, condotta dallo stesso prelato, erano presenti tutte le autorità civili e militari di Lacedonia, dal Sindaco, al comandante della locale stazione dei Carabinieri, al comandante della Polizia Municipale, accanto ad una vera folla di fedeli, a dire quanto tale festa sia ancora oggi sentita. C’è da dire, a titolo di mera curiosità, che proporre ad uno dei vecchi muratori di lavorare in questa giornata è come assestargli uno schiaffo sul viso, reputata, com’è, un’offesa imperdonabile. Nei fatti è così da sempre: se era ed è possibile richiedere un intervento lavorativo persino a Natale o a Capodanno, con ottime probabilità di non ottenerne un diniego, mai e poi mai uno di loro accetterebbe di contravvenire all’uso tradizionale e di macchiare, in tal modo, una devozione antichissima ed ancora molto forte. Anche le imprese più grandi, ovviamente quelle del paese, si attengono a questa norma non scritta ma radicata nel profondo della coscienza collettiva.

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La banda "Umberto Giordano" di Lacedonia

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La piccola mascotte della banda Giordano

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Alcuni esponenti del comitato, tra i quali il decano dei muratori di Lacedonia, Mastro Nicola Giannetti.

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La Madonna nella Chiesa di Santa Maria

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L'immancabile Antonio a portare la Croce

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Mastro Nicola Giannetti

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GIULIANA CAPUTO

Nell’ambito degli eventi previsti nell’organizzazione delle “Passeggiate letterarie tra i Castelli d’Irpinia”, domani, sabato 9 luglio, con inizio alle ore 17.00, presso il Castello d’Aquino, a Grottaminarda, si terrà un incontro dibattito sul libro “A chi appartieni? Ettore Scola - Trevico”, opera della scrittrici Giuliana Caputo e Mariangela Cioria, presidentessa dell’Associazione “Irpinia Mia”. Il sottotitolo dell’opera ne illustra gli interessanti contenuti: “Il luogo, i personaggi, le storie nell’infanzia del grande regista”. I saluti sono affidati ad Angelo Cobino, primo cittadino di Grottaminarda, e a Silvio Sallicandro, patron della Delta 3 Edizioni, per i cui tipi il volume ha visto la luce.

Interverranno la ricercatrice universitaria Maria Raffaella Calabrese De Feo, la docente e scrittrice Adriana Pedicini, il regista Giambattista Assanti, lo scrittore Paolo Speranza, la poetessa Maria Caputo, oltre, naturalmente, alle due ottime autrici.

A coordinare è stato chiamato lo scrittore Paolo Barrasso.

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MARIANGELA CIORIA

CASTELLOGROTTA

IL CASTELLO D'AQUINO DI GROTTAMINARDA

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Il Vescovo Giacomo Candido

In memoria di don Salvatore Bardaro

Più si scava nella storia di Lacedonia, come di tanti altri paesi, più si scoprono personaggi grandiosi nella loro apparente normalità. E tale fu senza dubbio Giacomo Candido, già discepolo di San Filippo Neri a Roma, nominato Vescovo del nostro paese pochi anni prima che morisse: un tempo esiguo nel quale egli operò, ante e post mortem, innumerevoli prodigi, come attestato da un manoscritto del 1628.

Devo dire che sono trascorsi più di un paio di lustri dal giorno nel quale mons. Salvatore Bardaro, parroco a Lacedonia, mi fece chiamare per “chiedermi un piacere”, come egli mandò a dirmi. Se non che, i favori che egli talvolta mi chiedeva suonavano piuttosto come espressioni d’imperio o almeno io li percepivo come tali, come veri e propri ordini ai quali una sorta di militanza nella sua “famiglia allargata” mi impediva di sottrarmi, tanto era l’affetto che mi legava ad un sacerdote che aveva vissuto l’intera sua missione ecclesiastica, quasi sei decenni, a Lacedonia.

Don Salvatore, all’epoca, già era stato colpito da alcuni ictus cerebrali che tuttavia non ne avevano affatto appannato la lucidità e neppure lo avevano deprivato della volontà di operare a beneficio della Chiesa e della comunità sociale: semmai egli aveva inteso i pesanti colpi alla sua salute come “segnali” che gli imponevano di portare a termine nel più breve tempo possibile quanto egli aveva concepito e già parzialmente posto in essere.

Senza per nulla trascurare la sua missione pastorale, infatti, aveva concepito e creato il Museo Diocesano “S. Gerardo Maiella”, che ospita tra l’altro il celeberrimo “Pozzo del Miracolo”, e fidando sull’aiuto del tutto disinteressato di alcuni “volontari”, io compreso, da lui, volenti o nolenti, precettati, ne aveva aperto le porte al pubblico

Tra i suoi sogni, che egli sentiva di portare a compimento, v’era anche quello di valorizzare la figura di mons. Giacomo Candido, Vescovo che guidò la diocesi di Lacedonia negli ultimi scorci del 1500, che qui concluse la sua vita in odore di santità, venendovi per altro seppellito. In una pubblicazione egli si era espresso, in epigrafe, negli inequivocabili termini che seguono: «Con l’auspicio che possa essere ripreso il “Processus super Sanctitate et Miraculis Servi Dei Jacobi Candidi (o) Olim Episcopus Lacedoniae” smarrito durante la trasmissione dalla S. Congregazione delle Cause dei Santi all’Ill.mo Cardinale S. Clemente, avvenuta il 20 maggio 1628».

Come egli intendesse riportare all’attenzione della Santa Congregazione il casus di Giacomo Candido francamente non so dire, ma so che, comunque, quando don Salvatore decideva di muoversi non esistevano ostacoli che egli non riuscisse a scavalcare o ad aggirare. A me pareva e sembra ancora estremamente difficile che a distanza di tanti secoli si riesca a ritrovare un fascicolo “smarrito”, a meno che non giaccia negli archivi segreti della Santa Sede, e comunque non credo si possano riportare in vita i molti testimoni delle “gloriose gesta, non che [degli] innumerevoli prodigj operati da Dio, per mezzo del suo servo Monsignor Giacomo Candido”, come si esprimeva il Canonico Carmine Bizzarri quando, nel 1838, diede alle stampe un compendio della biografia del vescovo cinquecentesco, tratto da un’opera composta nel 600 da Padre Davino Guinigi Lucchese, della Congregazione della Madre di Dio, il cui manoscritto originale è conservato nel Museo San Gerardo, ma della cui persona poco o nulla è dato conoscere oltre al nome.

Ed appunto con l’opera del Bizzarri tra le mani don Salvatore mi accolse al piano superiore dell’Episcopio.

«Voglio che tu ne faccia una vulgata manipolando il linguaggio e attualizzandolo, perché sinceramente questo testo è “pesante” da leggere. Voglio che tutti conoscano Giacomo Candido e soprattutto, una volta pubblicato, con questo libro dobbiamo andare a Roma per provare a far riaprire il processo di canonizzazione».

Gli diedi la mia parola non mancando di chiedere quale fosse il tempo a mia disposizione ed egli mi fece intendere, a lettere chiarissime, che sentiva di non averne poi tantissimo. La sua percezione si rivelò, purtroppo, esatta: un paio di settimane dopo, visto che non usciva dal “seminario” da un paio di giorni, che non aveva celebrato messa e che non rispondeva all’insistente scampanellio, il caro Michelino, sacrestano ultranovantenne, si allarmò e ci indusse a poggiare una lunga scala al muro esterno dell’Episcopio perché potessimo penetrare all’interno da una finestra. Rotto un vetro, soccorremmo don Salvatore che giaceva sul letto, incapace di riconoscere, perché colpito da un’ischemia cerebrale.

Da allora sono trascorsi moltissimi anni e credo sia giunta l’ora di tenere fede alla mia promessa.

Un LUPO autentico non promette invano, per tale motivo porterò a conoscenza di tutta la popolazione la storia del venerato Servo di Dio Giacomo Candido, morto in odore di santità a Lacedonia.

mons bardaro

Una delle rare foto di Don Salvatore

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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