Chi Siamo  chi siamo - Annunci annunci

 

Italian English French

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi e esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

Approvo

cavallari modificato 1

Brenno Cavallari era un figlio d’Irpinia, la terra che lo ha colpevolmente dimenticato.
Ho ricostruito la sua storia su “il Quotidiano del Sud” del 21 ottobre 2018 e nel mio libro “Irpini. Storie di uomini tra guerre e Resistenza”, pubblicato nell’ambito dell’iniziativa della Delegazione Regionale dell’UNLA, con sede a Lacedonia, denominata “Scrigno della memoria d’Irpinia”, che è parallela alla costituenda BIBLIOTECA DEGLI AUTORI IRPINI progettata dall'UNLA di Lacedonia in collaborazione con il Comune.

Fu un’alba tragica quella del 12 luglio 1944. Sessantasette internati del campo di concentramento di Fossoli, una frazione a sei chilometri da Carpi nel modenese, furono uccisi nel vicino poligono militare di Cibeno. Uomini dai 16 ai 64 anni, originari di tutte le regioni italiane, che avevano combattuto contro i repubblichini di Salò e gli invasori nazisti, furono trucidati e ammassati in una fossa, che poi venne sepolta anche da un criminoso silenzio che allontanò la verità e cancellò la giustizia su questo macabro crimine. La strage viene ricordata ogni anno da familiari, istituzioni e associazioni, ma resta un avvenimento pressoché sconosciuto all’opinione pubblica italiana, sempre pronta a omologarsi all’etica di un colpevole disinteresse nei confronti della Storia del Novecento. Questa amara riflessione vale anche per l’Irpinia, perché a Cibeno a cadere sotto il fuoco nazista fu Brenno Cavallari, nato a Monteverde il 12 agosto 1893.

Ancora ragazzino si trasferisce a Milano con i genitori e a diciassette anni ricopre incarico di segretario provinciale dei fasci giovanili socialisti. Nel 1919 dirige la cooperativa di produzione e consumo “L’Alleanza”, costituitasi nel Comune di Magenta, in provincia di Milano, dove diventa vicesindaco, nell’amministrazione socialista guidata dal sindaco Camillo Formenti, eletta il 10 ottobre 1920 e che resta in carica fino al 12 novembre 1921. Siede nella giunta comunale con Carlo Fontana, primo sindaco di Magenta dopo la Liberazione, il quale, appena insediatosi nel 1946, intitolò la strada della stazione proprio all’antifascista di Monteverde.

Nel 1924 Cavallari è costretto a dimettersi dai suoi incarichi e ritorna a Milano, dove diventa il proprietario di un’agenzia di servizi e stringe rapporti d’amicizia con Riccardo Lombardi, tra i fondatori nel 1942 del Partito d’Azione, di cui fu segretario dal 1946 fino allo scioglimento nel 1947, per poi aderire al Partito Socialista Italiano. Membro della delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale che trattò con Benito Mussolini la sua resa, Lombardi è nominato prefetto di Milano dopo la Liberazione e ministro dei Trasporti nel primo governo di Alcide De Gasperi. Cavallari e Lombardi, insieme, furono protagonisti di numerose azioni di aperto contrasto al regime fascista.

Nel 1942 Cavallari aderisce al Partito d’Azione e contribuisce in maniera decisiva alla pubblicazione del giornale “L’Italia Libera”. Con l’inizio della Resistenza armata entra a far parte del Corpo Volontari della Libertà, assumendo il grado di tenente colonnello, e agisce nelle zone della Valle Codera, della Valle Brembana e del Canton Ticino. E’ tra i più stretti collaboratori di Leopoldo Gasparotto, il comandante in Lombardia delle Brigate Giustizia e Libertà, la rete armata del Partito d’Azione, poi fucilato dai nazisti il 22 giugno 1944.

Catturato il 16 marzo 1944, Cavallari viene tradotto nel carcere milanese di San Vittore e poi trasferito a Fossoli. All’alba del 12 luglio 1944, su ordine del comando della Gestapo di Verona, nel poligono di Cibeno i nazisti uccidono con un colpo d’arma da fuoco alla nuca sessantasette prigionieri del campo di Fossoli, tra cui l’irpino Cavallari. I corpi, ricoperti di calce viva e gettati in una fossa comune, sono riesumati e riconosciuti il 17 e 18 maggio del 1945. Le esequie solenni di tutte le vittime vengono celebrate il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano dall’arcivescovo Alfredo Ildefonso Schuster. Il partigiano nato a Monteverde riposa da quel giorno nel Cimitero Maggiore Musocco di Milano, nel “Campo della Gloria”, che racchiude seicento tombe di uomini e di donne che hanno lottato contro il nazifascismo.

Cavallari ha attraversato gli anni più bui del Novecento, pagando con la vita il riscatto politico e morale dell’Italia. Interpretò la propria esistenza difendendo gli ideali e i principi nei quali aveva sempre creduto.

Ricordarlo è per me un onore.

irpini

Il libro de quo

clerico

Carmine Clericuzio

 

Condividi su:

mostra

Sabato 9 marzo, presso la Sala Consiliare Sandro Pertini, in Piazza Vittoria a Grottaminarda, sarà inaugurata la mostra itinerante dal titolo “Femminismo e movimenti delle donne in Campania – 1968/2018”, curata da Luisa Festa, autrice peraltro della maggior parte degli storici scatti. L’9niziativa è promossa dal Consiglio Regionale della Campania in collaborazione con la Commissione Regionale Pari Opportunità, la Consulta Femminile Regionale, la Commissione Regionale Pari Opportunità, l’Osservatorio sul fenomeno della Violenza sulle donne del Consiglio Regionale della Campania. La mostra ha suscitato eccezionale interesse e ha registrato, nelle sue eterogenee tappe, la partecipazione di circa 3000 giovani e meno giovani che di quelle lotte sono stati protagonisti. Non è mancato di sicuro l’apprezzamento delle istituzioni.

La mostra è stata realizzata in occasione del cinquantesimo anniversario dei rivolgimenti sociali seguiti al 68 e ha perseguito lo scopo di documentare la nascita del femminismo e del movimento delle donne a Napoli e in Campania. In esposizione 60 fotografie che passano in rassegna mezzo secolo di lotte sulla questione femminile e che illustrano diverse stagioni di impegno femminile e femminista nella nostra regione.  

Gli scatti fotografici dalle manifestazioni studentesche, quasi tutti in bianco e nero, si dipartono dai primi anni 70 e concernono poi lo sviluppo del movimento femminista e delle donne napoletane e campane fino agli anni 90, chiudendosi con le immagini a colori dei movimenti più recenti: “Se non ora quando” e “ Non una di meno” contro i femminicidi. In ogni tappa delle sedi campane la mostra si è arricchita di nuove testimonianze documentarie dei singoli territori interessati.

Lo spirito di questa iniziativa è quello di un work in progress volutamente corale per dare il senso di una continuità della partecipazione delle donne alla richiesta di diritti e libertà, di continuare una battaglia per l’autodeterminazione , contro la violenza sessuale, le discriminazioni nel mondo del lavoro e contro gli stereotipi di genere .Nello stesso tempo intende valorizzare l’impegno civile, democratico delle donne del Sud per il cambiamento culturale di questo secolo .

La mostra si concluderà presso la Biblioteca Nazionale di Napoli-Palazzo Reale Piazza del Plebiscito Napoli arricchita dalla mostra bibliografica e multimediale a cura della Biblioteca Nazionale di Napoli dal 22 marzo al 26 aprile 2019.

mostra 9 marzo

 

Condividi su:

Venerdi 1

Ph Raffaele Ciminera

Comunicato del Comitato Venerdì Santo – Vallata.

Il 18 e 19 aprile, a Vallata, in provincia di Avellino, rivivrà il centenario rito del Venerdì Santo. A differenza di molti altri eventi legati alla Passione, quello di Vallata è da considerarsi uno dei più antichi e uno dei più suggestivi riti dell’intero Mezzogiorno d’Italia. Tradizionale e spettacolare rappresentazione religiosa, infatti, si svolgerebbe dal 1541, anno della prima attestazione storiografica, secondo la quale la fiorente comunità ebraica, stabilitasi in paese e dedita al commercio di bestiame, lungo la rotta verso la vicina Puglia, si convertì al cristianesimo e prese parte a tali rappresentazioni. Le prime fotografie invece risalgono al 1928: in esse sono già ben evidenti le caratteristiche uniche del Venerdì Santo di Vallata. La passione di Cristo viene ricordata con una commossa rievocazione, una processione, lontana dalle rappresentazioni sacre così diffuse nel medioevo, diversa da una via crucis. La tradizione vuole che i giovani si vestano da soldato romano in costume da littore o da centurione, come prova di iniziazione attraverso l'esibizione fisica, sfidando i rigori di una primavera che quasi sempre tarda a venire in un paese di 870 m/slm.. , indossando una corazza e sfilando tra la folla, che assiste al lento dipanarsi della rappresentazione religiosa, per denunciare la propria esistenza alla comunità. Oltre ai simboli del potere romano (dall’ Aquila latina con due alabardieri alla Grande Guida, da Cesare Imperatore con Lictores a Pilato), sfilano i cosiddetti "Misteri", oggetti simbolo esibiti dagli incappucciati, e tele settecentesche, di antica fattura, rappresentanti le scene della vita e della morte di Cristo, con frasi del racconto evangelico di San Giovanni. Partecipano alla Processione circa duecento figuranti. Il passo di tutti è cadenzato dal ritmo di un suono caratteristico di tromba e tamburo, che contribuisce a creare un ambiente di commossa riflessione sul grande mistero di dolore di Cristo. Tale meditazione è ulteriormente sollecitata da alcuni “cantori” che, in gruppi di cinque o sei elementi, cantano i versi della "Passione di Gesù Cristo" di Pietro Metastasio, composti nel secondo periodo della sua vasta produzione caratterizzato dal suo melodramma ispirato a sincera devozione e slancio mistico. I versi, per la loro scarsissima diffusione letteraria, sono stati per anni tramandati oralmente o attraverso incerti scritti, per cui avevano preso un forte accento dialettale risultando incomprensibili alla maggioranza degli astanti. Tuttavia, le suggestioni della musicalità, della gestualità e dei vocalismi riescono a creare un indiscutibile e meraviglioso effetto. Chiudono la processione il feretro del Cristo morto circondato dal sindaco e dai medici del paese e l’Addolorata circondata da bambine con bandierine listate a lutto. L’appuntamento dunque è per il 18 aprile, quando all’imbrunire, dopo la funzione religiosa con la consueta lavanda dei piedi, si svolgerà la suggestiva processione “aux flambeaux” del Giovedì Santo, con cattura, condanna e flagellazione del Cristo. L’indomani, venerdì 19 aprile, alle ore undici prenderà il via la cinquecentenaria processione del Venerdì Santo o del Cristo Morto.

venerdì 2

Ph Antonio Sena

venerdì2

Ph Antonio Sena

venerdì3

Ph Antonio Sena

Condividi su:

Frank Cancian

Nella mattinata di giovedì 24 gennaio 2019 il MAVI, Museo Antropologico Visivo Irpino di Lacedonia, ha preso parte alla prima Assemblea della Rete Campana delle Fototeche, Raccolte e Archivi Fotografici, convocata presso la Soprintendenza di Salerno alle ore 10.30, alla presenza della dirigente arch. Francesca Casule.

Costituitasi con un Protocollo d’Intesa nel giugno del 2018, la Rete comprende 17 soggetti aderenti rappresentativi delle diverse realtà attive nella regione Campania nel campo della tutela e della conservazione del patrimonio fotografico. Oltre al MAVI, i partner aderenti alla Rete sono: l'Associazione Culturale Il Didrammo/Mudif di Sarno e Montesano sulla Marcellana, promotore della Rete e partner capofila, gli archivi di Stato di Benevento e di Salerno, l'archivio fotografico Angelo Pesce di Torre del Greco, il Centro Guido Dorso di Avellino, il Centro Universitario Europeo dei Beni Culturali di Ravello, i Comuni di Salerno, Eboli e Cava, il Consorzio di Bonifica Tanagro, il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, la Fondazione CeRPs di Nocera Inferiore, la Provincia di Salerno, la Società Napoletana di Storia Patria, la Società Salernitana di Storia Patria, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Salerno ed Avellino.

Nell’ambito della prima Assemblea si è discusso sulla programmazione delle attività nell’anno corrente, definendo all’unanimità la necessità di avviare attività formative e di stilare linee guida comuni alla Rete per tutelare, conservare e valorizzare i beni fotografici dei partner. Al centro dell’incontro anche l’adozione di un logo comune, simbolo della nuova realtà costituitasi.

Si è legittimata in tale occasione la collaborazione tra il Comune di Lacedonia, la Pro Loco “Gino Chicone”- MAVI e il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università Degli Studi di Salerno, di cui è responsabile il prof. Luca Cerchiai, con delega al prof. Vincenzo Esposito, responsabile scientifico del laboratorio di Antropologia culturale “Annabella Rossi”.

Scopo dell’accordo è la ricerca scientifica demoetnoantropologica ed etnografico-visiva del Patrimonio culturale materiale e immateriale rappresentato dai 1801 scatti di Frank Cancian custoditi nel MAVI.

Nell’incontro, oltre a definire lo sviluppo del progetto con inizio in data 11 marzo 2019, sono state programmate anche attività integrative e sussidiarie alla ricerca innestata sul campo dall’UNISA, che avrà una durata di tre anni. Trattasi dunque di convegni, eventi culturali, conferenze organizzati sul territorio di Lacedonia.

L’accordo così sancito conferisce alla mission del MAVI maggiore legittimità, proponendosi di diventare un vero e proprio centro di studi di antropologia di interesse europeo, un laboratorio di studi sull’Alta Irpinia per la conoscenza del suo presente.

Ufficio stampa MAVI

ELISA GIAMMARINO

Condividi su:

logo miscia

Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


  • erdonea
  • vecevending

 

pubblicita

 

gallery

Clicca per accedere alla

Video Gallery

Seguici su Facebook

Supporta la tua Irpinia