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Intorno alla fine del Seicento una serie di terremoti funestò Lacedonia con gravi conseguenze per molte strutture pubbliche e private. Tra le altre, due chiese furono particolarmente colpite, ovvero quella di Sant’Antonio (ove fu pronunciato il giuramento dei Baroni contro Ferrante d’Aragona l’11 settembre del 1486) e la cappella del Santissimo Sacramento. Il vescovo coevo, Mons. La Morea, statuì, a quel punto, di abbatterne i ruderi per costruire un nuovo tempio, molto più grande dei precedenti, che sarebbe diventato anche cattedrale in luogo di quella antica, che da secoli era Santa Maria della Cancellata. La nuova costruzione, a tre navate, fu dedicata a Santa Maria Assunta ed ancora oggi è “Chiesa Madre”. Nei suoi immediati pressi sorgeva (e naturalmente c’è ancora, se pure inglobato nell’episcopio) un pozzo che serviva la popolazione, quello al quale attingeva acqua anche il giovanissimo Gerardo Maiella quando era al servizio, dal 1740 al 1744, del vescovo Mons. Claudio Albini. L’episcopio presentava dimensioni differenti rispetto a quelle attuali e il pozzo era a disposizione anche della popolazione, che poteva contare su una falda acquifera molto ricca. Esisteva un ulteriore accesso alla chiesa che dava proprio sul pozzo ed era quello dal quale san Gerardo entrò al fine di prelevare la statua di Gesù Bambino dalle braccia di quella di Sant’Antonio per calarlo nel pozzo affinché gli recuperasse la chiave che gli era caduta, cosa che, come è noto, puntualmente avvenne. Da circa trecento anni, dunque, per i milioni di devoti di san Gerardo sparsi nel mondo e per la Chiesa cattolica quello di Lacedonia è il “Pozzo del Miracolo”, luogo denso di suggestioni e, a mio parere, foriero di grandissime potenzialità in ordine al culto, prima ancora che alla cultura, pur essa importante. Alcuni decenni or sono la porta de qua fu chiusa, ragion per la quale di tale vestigio storico, molto importante, si stava perdendo memoria. In questi giorni, però, un vecchio sogno si è realizzato: grazie all’azione inesauribile di don Giuseppe Kizhakel, con l’appoggio del responsabile dei beni culturali diocesani, don Luigi De Paola, e naturalmente con il preventivo beneplacito di S. E. il vescovo della diocesi di Ariano – Lacedonia, Mons. Sergio Melillo, tale accesso è stato riaperto e sono state collocate due porte con vetri blindati che consentono di vedere il “Pozzo del Miracolo” dalla cattedrale e viceversa. Va detto, per rendere onore al merito, che l'opera è stata realizzata con il contributo del dott. Antonio Pio.

 

E questo è soltanto l’inizio, perché tra non molto ci saranno novità veramente eccezionali concernenti il Museo diocesano e proprio in relazione alla figura di un grandissimo santo quale è il nostro amatissimo e mai abbastanza venerato Gerardiello.

 

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Si è tenuta, presso il Museo delle Civiltà di Roma, la presentazione della mostra denominata "Un paese del Mezzogiorno italiano - Lacedonia 1957", che propone una congrua parte delle fotografie scattate nell'anno de quo dal celebre antropologo americano, all'epoca giovane studente, Frank Cancian. Hanno parlato i dott. Gamberi e Aquilanti, rispettivamente direttore e vicedirettore del MuCiv, l'avv. Di Conza, sindaco di Lacedonia, il prof. Faeta, considerato tra i maggiori antropologi visivi italiani e curatore della mostra, oltre che del volume prodotto per l'occasione. Presenti anche i responsabili delle associazioni coinvolte nell'iniziativa, tenutasi nel pieno rispetto delle misure antipandemia che ormai caratterizzano i tempi nostri.

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A Roma con inaugurazione il giorno 8 ottobre 2020, dalle ore 17:30 e apertura al pubblico dal giorno 10 ottobre presso il Palazzo delle Tradizioni Popolari - Piazza Marconi 8, il Museo delle Civiltà di Roma con l'Istituto Centrale per il patrimonio immateriale - Istituti del Ministero per i Beni e le attività culturali e del turismo - in collaborazione con il Comune di Lacedonia (AV), il Museo Antropologico Visuale Irpino (MAVI), la Pro Loco "Gino Chicone", l'Associazione Culturale "La Pilart" e il Museo etnografico di Morigerati (SA) presentano la mostra: Frank Cancian, Un paese del Mezzogiorno italiano - Lacedonia, 1957: un progetto promosso e coordinato da Francesco Aquilanti e Luciano Blasco e curato da Francesco Faeta.

 

La mostra, con il patrocinio scientifico e culturale del Fulbright Program, della Società Italiana di Antropologia Culturale (SIAC), della Società Italiana per lo Studio della Fotografia (SISF), dell'Università degli Studi Roma Tre-Dipartimento Scienze Politiche e della Fondazione “Un Paese”,  espone una selezione di oltre  cento fotografie realizzate da Frank Cancian nel 1957 a Lacedonia in provincia di Avellino che rappresentano in modo esaustivo ed efficace i molteplici aspetti della vita sociale di questa piccola comunità a cui l’autore ha voluto restituire poi i 1801 scatti realizzati all’epoca e ora conservati presso il MAVI di Lacedonia.

 

Frank Cancian, allora giovanissimo ricercatore borsista Fulbright, poi affermato professore di Antropologia Culturale in università statunitensi, ha realizzato nel paese irpino uno straordinario studio di comunità attraverso la fotografia: uno dei più rilevanti frutti dell'impegno delle scienze sociali americane nel nostro Paese negli anni Cinquanta e Sessanta.

 

Le immagini in bianco e nero esposte, molte in grande formato, sono state stampate esclusivamente per la mostra da negativo originale con metodi tradizionali su carta ai sali d’argento e sono accompagnate da altri materiali di corredo come fogli provino e riproduzioni di note e taccuini dell'autore.

Alla mostra si aggiunge un volume edito per i tipi di Postcard in doppia tiratura, con testi in Italiano e in Inglese, curato da Francesco Faeta Un paese del Mezzogiorno italiano. Lacedonia (1957) nelle fotografie di Frank Cancian/ An Italian Southern Village. Lacedonia (1957) in Frank Cancian's photographs. Il volume, che sarà presentato in occasione della inaugurazione della mostra, contiene una ampia scelta antologica delle fotografie dell'Autore e saggi critici a illustrare la rilevanza dell’autore dal punto di vista antropologico ed etnografico, storico-sociale e storico-fotografico.

 


 

 

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iuliano

I curatori del libro e responsabili dell'iniziativa culturale e benefica: da sx Gianni Festa, Paolo Saggese e Peppino Iuliano

È in preparazione un volume contenente gli scritti di trenta autori irpini che hanno accettato l’invito, rivolto loro dai responsabili del Centro di Documentazione della Poesia del Sud, Peppino Iuliano e Paolo Saggese, di testimoniare in maniera creativa l’attuale momento di crisi per dare vita ad un libro corale i cui proventi saranno devoluti per intero alla sanità provinciale. L’iniziativa ha trovato immediatamente solidissima sponda nel direttore del Quotidiano del Sud, Gianni Festa, che ha offerto la propria disponibilità per una distribuzione capillare, in allegato al giornale, e per occuparsi, insieme ai citati Iuliano e Saggese, della curatela dell’opera.

«L’Irpinia nei giorni dell’emergenza - Scritture del tempo sospeso», questo il titolo del tomo che è stato appena dato alle stampe.

Per quel che concerne i contenuti, c’è da supporre che in comune avranno soltanto l’oggetto della riflessione creativa, osservato da angolazioni completamente diverse. Ritengo pertanto che le pagine restituiranno un caleidoscopio stilistico e una polifonia contenutistica, in considerazione soprattutto della eterogenea sensibilità di autori e del loro diverso ambito di inferenza e provenienza: nel novero sono infatti compresi docenti universitari e d’altro ordine e grado, poeti, giornalisti, scrittori, storici, saggisti.

Questi i nomi, elencati in rigoroso ordine alfabetico.

Luigi Anzalone, Gaetana Aufiero, Francesco Barra, Generoso Benigni, Carmen Bochicchio, Michele Ciasullo, Domenico Cipriano, Alfonso Attilio Faia, Franco Festa, Elisa Forte, Monia Gaita, Pasquale Gallicchio, Antonietta Gnerre, Floriana Guerriero, Claudia Iandolo, Amato Michele Iuliano, Luigi Mainolfi, Filomena Marino, Floriana Mastandrea, Martina Matteis, Michele Miscia, Vera Mocella, Carmen Moscariello, Mariagrazia Passamano, Domenico Pisano, Silvio Sallicandro, Salvatore Salvatore, Michele Vespasiano, Mena Volpe.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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