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FILIPPO CAGGIANO, L’EROE DI TOBRUK

Nativo di Lacedonia, combattente nella Seconda guerra mondiale, nel 1941 fu decorato per l’eroismo dimostrato in battaglia  

DI Carmine Clericuzio

FILIPPO CAGGIANO

Ci sono uomini che hanno fatto la storia, ci sono uomini che hanno partecipato agli eventi che hanno fatto la storia, ci sono uomini che sono essi stessi la storia; ci sono uomini che hanno affrontato con coraggio la forza distruttiva della guerra, ci sono uomini che hanno dimostrato un valore inimmaginabile, ci sono uomini che hanno messo in pericolo la propria vita compiendo azioni eroiche. Molto spesso questi uomini sono stati uomini semplici, ma votati al sacrificio e consacrati ad alti valori morali, uomini che non hanno mai aspirato a essere considerati né eroi né protagonisti pur essendo tali, ma che hanno lasciato un segno indelebile nella storia militare italiana, ma soprattutto sono stati esempi e guida incomparabili per i propri discendenti e per chi ha avuto la fortuna e l’onore di averli accanto nel corso della propria esistenza. Per questi motivi, tali uomini erano e saranno sempre grandi uomini, italiani di cui l’Italia dovrebbe, orgogliosamente e in ogni epoca, andare fiera. Uno di questi uomini è nato in Irpinia, a Lacedonia, splendido paesino situato nella parte “Alta” della verde provincia. Il suo nome è Filippo Antonio Caggiano, militare, eroico combattente, pluridecorato, le cui gesta belliche resteranno per sempre impresse come valore inestimabile dell’eroismo mostrato dai soldati italiani nei vari scenari della Seconda guerra mondiale.

Filippo Antonio Caggiano nacque in quella “terra di mezzo” della provincia irpina, al confine con Puglia e Basilicata, il 21 giugno 1913, terzo figlio di Vito e Lucia Di Conza, già genitori di Giuseppina e Pasquale.  

La vita militare, per i valenti giovani dell’epoca, schiacciati e spesso umiliati in una terra povera e dimenticata dalle istituzioni, rappresentava una delle pochissime possibilità che poteva aprire speranze lavorative e di carriera. Caggiano decise, quindi, di intraprendere quella strada e per tutta la vita, idealmente anche dopo aver lasciato l’Esercito per raggiunti limiti di età, portò quell’uniforme con autentico rispetto, assoluta dignità ed eccelso valore.

FILIPPO CAGGIANO1

L’ARRUOLAMENTO A TORINO E IL SERVIZIO IN ERITREA

La carriera militare di Filippo Antonio Caggiano inizia il 23 ottobre 1933, quando ottiene la ferma di anni due nel 91° Reggimento Fanteria d’istanza a Torino, e nel capoluogo piemontese, dove presta servizio nel Corpo degli Alpini, si destreggia e si distingue anche per le particolari doti atletiche, praticando a livello agonistico sport dall’alto tasso tecnico come lo sci e la scherma. Dopo aver ottenuto i primi gradi di caporale (30 giugno 1934), di caporal maggiore (15 febbraio 1935) e di sergente (13 maggio 1936), il Comando militare assegna a Caggiano il congedo illimitato, in data 19 ottobre 1936.

Il suo foglio matricolare riporta, poi, la notizia di un nuovo richiamo alle armi “per esigenza”, con destinazione l’Africa Orientale, così Caggiano, come tanti giovani dell’epoca che avevano già espletato il servizio di leva, si ritrova di nuovo a svolgere operazioni militari e viene assegnato al 144° Battaglione CC.NN. della Legione da montagna “Irpina”. Viene “mobilitato” il 9 novembre 1937 e successivamente imbarcato a Napoli il 14 dicembre, per sbarcare poi a Massaua in Eritrea undici giorni dopo, nella ricorrenza del Natale. In quegli anni, il fascismo era fortemente impegnato a mantenere il controllo proprio dell’Eritrea, la prima colonia italiana, la cosiddetta “Colonia primogenita” dell’Africa Orientale Italiana, territorio irrinunciabile nella strategia espansionistica e di rafforzamento del già proclamato “Impero”, nel 1936, da parte di Mussolini.

Così il giovane lacedoniese presta servizio con il grado di caposquadra nel Manipolo della Legione fino al rimpatrio. Caggiano riparte dal porto di Massaua il 26 agosto 1938 e sbarca a Napoli il successivo 4 settembre. Ritornato sul suolo patrio, viene assegnato alla Coorte ordinaria (struttura organizzativa della Legione) e dal 1° ottobre del 1938 presta servizio al Centro premilitare del suo paese natio. Il 19 dicembre dello stesso anno ritorna in servizio nei ranghi del 144° Battaglione CC.NN. Successivamente, il 29 agosto del 1939, passa alla Coorte complementi e il 1° settembre riceve l’incarico di istruttore premilitare, ma il seguente 13 dicembre viene richiamato alle armi. L’Italia mussoliniana si stava preparando a entrare in guerra al fianco della Germania nazista.

GLI SCONTRI A TOBRUK E LA DECORAZIONE MILITARE

La destinazione per il giovane sottufficiale lacedoniese è ancora l’Africa, Mussolini sa che in quei territori si giocherà una partita importante e decisiva nello scacchiere bellico e invia le truppe a disposizione, ma questi ragazzi mandati in guerra, ai quali non mancheranno l’ardore e il coraggio, furono travolti dall’impreparazione sotto il profilo logistico dei propri vertici militari e dalla scarsità di adeguati e sufficienti equipaggiamenti.

Caggiano, che si era già distinto in Eritrea per capacità tecniche e militari, si imbarca a Napoli l’11 settembre 1939 con il 40° Reggimento Fanteria e sbarca a Tripoli due giorni dopo. Il 5 febbraio 1940 viene aggregato al 16° Reggimento Fanteria e dal 15 luglio dello stesso anno può fregiarsi dei nuovi gradi di sergente maggiore. Ritorna in servizio nel 40° Reggimento Fanteria l’11 giugno 1940, il giorno dopo l’annuncio dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco dell’alleato Hitler, pronunciato in Piazza Venezia a Roma da Benito Mussolini. Le colonie italiane in Africa, di conseguenza, diventano territorio in stato di guerra e le truppe inglesi, comandate dal generale Bernard Law Montgomery, sono pronte allo scontro per conquistarle.  

In terra libica le truppe italiane, guidate dal generale Ettore Bastico, tentano di costruire una valida opposizione territoriale alle soverchianti forze inglesi, più numerose e più equipaggiate, dando vita a epiche battaglie e ad atti di eroismo esaltati e ricordati anche nelle pagine di storia narrate dalle forze militari avversarie.

Così come annotato sul suo foglio matricolare, Caggiano partecipa alle operazioni di guerra in Africa Settentrionale con il 40° Fanteria 1^ Compagnia, dall’11 giugno 1940 al 15 agosto 1942. La permanenza in terra libica del sergente maggiore Caggiano è costellata di elogi ufficiali da parte dei propri superiori e di prestigiose decorazioni conferitegli dagli alti Comandi militari.

Il 17 settembre 1941, infatti, il Comando del 40° Fanteria assegnò un solenne encomio al sergente maggiore irpino, in quanto “rifiutava la licenza per andare in prima linea”.

Uno degli scenari di guerra più importanti in terra africana fu la città di Tobruk, strategico caposaldo in Cirenaica, dove, tra il 1941 e il 1942, ci furono due principali offensive che videro gli opposti schieramenti, gli italo-tedeschi da un lato e gli inglesi dall’altro, riconquistare a vicenda l’importantissima città portuale e il territorio circostante, fino alla presa definitiva della cittadina litoranea libica da parte delle truppe britanniche il 13 novembre 1942.           

Caggiano a Tobruk si distinse per audacia e intelligenza, e fu protagonista di autentici atti di eroismo, uno dei quali è riportato nel suo foglio matricolare e caratteristico, che gli valse la rafferma di anni due per meriti di guerra.

Il giovane sottufficiale irpino, sempre volontariamente in prima linea e incurante del fuoco avverso, che partecipava sovente a rischiose operazioni di perlustrazione, riuscì a recuperare un’arma anticarro e riportarla nelle proprie postazioni, con la quale successivamente colpì e immobilizzò un’autoblinda inglese.

Così si legge nel foglio matricolare a lui intestato:

“Sottufficiale intelligente, energico, valoroso, partecipava volontariamente a tutte le più rischiose operazioni di pattuglia e di esplorazioni dando innumerevoli prove di bravura e di coraggio. Il giorno 21-11-1941, sotto il fuoco intenso delle mitragliatrici e dei carri armati nemici che avevano attaccato il suo caposaldo e resa insufficiente la sua arma anticarro, usciva dalle postazioni a recapitare percorrendo un lungo tratto di terreno allo scoperto un messaggio urgente al Comando del battaglione e a riportare indietro una nuova arma anticarro da mettere in postazione e manovrando personalmente riusciva a colpire e immobilizzare una autoblinda nemica.

Fronte est di Tobruk 21-11-1941”.

Lo straordinario coraggio palesato in battaglia e le eccelsi doti tecniche mostrate da Caggiano non passarono inosservate e divennero oggetto di approfondimento anche da parte del comando tedesco. Il giovane sergente maggiore nativo di Lacedonia divenne, così, un esempio tra i commilitoni e le sue gesta vennero esaltate con il conferimento di un prestigioso riconoscimento militare germanico. Caggiano, infatti, fu insignito della “Croce di ferro tedesca di seconda classe”.

L’altissima onorificenza militare gli fu conferita direttamente dal generale tedesco Erwin Rommel, comandante in capo della spedizione denominata “Afrika Korps”, il quale, in persona, assegnò la decorazione al sottufficiale irpino, consegnando nelle sue mani anche il documento di conferimento della croce stessa, datato 22 marzo 1942.

L’incontro personale con Rommel, il generale ricordato nei libri di storia come la “volpe del deserto”, uno dei più grandi strateghi militari di ogni epoca, fu immortalato da uno scatto fotografico (già riportato sul sito www.avellinesi.it), che è stato possibile pubblicare su queste pagine, così come le altre testimonianze verbali e documentali, grazie alla squisita disponibilità e alla cortesia di tutti i familiari, in maniera particolare del figlio dell’eroico militare irpino, l’avvocato Enzo Caggiano.

Il sergente nativo di Lacedonia fu poi autorizzato a fregiarsi dell’alta decorazione militare tedesca con dispaccio ministeriale del 19 novembre 1942.

FILIPPO CAGGIANO2

IL RITORNO IN PATRIA E L’ARMISTIZIO

Il 28 agosto 1942, per godere di una licenza straordinaria, si imbarca su un aereo nella città libica di Derna e tocca il suolo italiano lo stesso giorno a Lecce. Il successivo 5 ottobre, per fine licenza, non riparte per le terre africane, ma gli viene assegnata una nuova destinazione, il 162° Battaglione Costiero, al quale fu aggregato il 18 novembre 1942 e dove prestò servizio fino all’8 settembre 1943, il giorno in cui il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio rese noto l’armistizio di Cassibile.

Il 162° Battaglione Costiero era stato istituito dal Comando della 6^ Armata, che aveva sede a Cava dei Tirreni, con il reclutamento dei reggimenti rientranti nella propria giurisdizione, tra cui proprio il reparto di Caggiano, il 40° Fanteria che aveva sede a Napoli. Così, mentre il reggimento combatteva ancora in Africa Settentrionale, un battaglione formato da “elementi anziani” presente presso il suo deposito si trasformò nel 162° Battaglione Territoriale, che venne dislocato a Battipaglia per la difesa costiera. Successivamente, divenne il 162° Battaglione Costiero inquadrato nel 17° Reggimento Costiero della 222^ Divisione Costiera, dislocato ad Agropoli.

L’8 settembre 1943, il giorno in cui venne proclamato l’armistizio, il giovane sottufficiale nativo di Lacedonia si trovava a Paestum, dove erano disposti anche alcuni reparti tedeschi, particolare confermato anche dalla testimonianza dei figli.

Dopo l’armistizio e la confusione dovuta alla mancanza di ordini precisi, Caggiano, come riportato nel suo fascicolo, risulta essere trasferito, in data 15 gennaio 1944, presso il 15° Reggimento Fanteria d’istanza a Salerno, per poi prendere servizio presso il Distretto militare della stessa città il 31 gennaio.

Il 31 luglio 1944 segna la data di un nuovo trasferimento e di una nuova destinazione, questa volta la sede è Napoli, accorpato al Battaglione Complementi del 31° Reggimento Fanteria “Siena”.

Nei successivi e convulsi mesi, visto il fermento della situazione politica e militare, Caggiano viene più volte trasferito in vari reparti. Il 25 settembre 1944, la sua nuova destinazione è il Comando del III Battaglione Aereo Mobile in servizio presso il Campo Affluenza degli Astroni, nella zona dei Campi Flegrei, dove il Comando alleato aveva disposto il concentramento di militari sbandati e prigionieri di guerra.

Caggiano è costretto a fronteggiare anche seri problemi di salute e il 12 novembre 1944 il sottufficiale irpino viene ricoverato presso l’Ospedale Militare “Miracoli” di Napoli “per malaria e deperimento organico”, così come si legge nel foglio matricolare. Tre giorni dopo il ricovero, il 15 novembre, i medici dell’ospedale militare, appurata la diagnosi, dispongono per Caggiano una licenza di quaranta giorni di convalescenza.

Il 26 dicembre 1944, allo scadere della licenza, Caggiano, dopo essersi sottoposto a visita di controllo, viene riconosciuto idoneo al servizio e il 28 febbraio 1945 fa ritorno nei ranghi e il giorno successivo il Comando dispone il trasferimento presso il 14° Reggimento Artiglieria in servizio presso il Campo Affluenza Complementi di Trani.

Il successivo 23 aprile 1945 può godere di una licenza per una ragione particolarmente lieta: una licenza matrimoniale di quattordici giorni più il viaggio. E il 29 aprile prende in moglie Angiola Todisco, donna amorevole originaria di Melfi, ancor oggi esemplare riferimento familiare, dalla quale ebbe sette figli, tutti stimati e prestigiosi professionisti: Giovanni, Lorenzo (deceduto pochi mesi dalla nascita), Severino, Elio, Maria, Aldo ed Enzo, ai quali va un sincero e affettuoso ringraziamento per aver reso disponibili documenti, foto e testimonianze riguardanti l’amato genitore.

Dopo il matrimonio, il 4 luglio 1945, ottiene il trasferimento presso il Distretto militare di Potenza. Il 17 settembre dello stesso anno prende servizio presso lo Stabilimento Militare di Pena di Gaeta. Tale incarico dura pochi mesi, infatti, il 15 febbraio 1946 passa alle dipendenze del Distretto militare di Avellino e il successivo 30 aprile, sempre nel capoluogo irpino, viene assegnato al 10° Centro Addestramento Reclute. E ad Avellino, presso la Caserma Berardi, dove prestò servizio nel Corpo dei Bersaglieri, gli furono conferiti poi i gradi di maresciallo, e nel presidio militare di Viale Italia rimarrà fino alla fine della sua carriera.

LE CROCI AL MERITO DI GUERRA E L’ONORIFICENZA DI CAVALIERE DELLA REPUBBLICA

Con due determinazioni del Comando Militare Territoriale di Napoli, in data 27 giugno 1946, al sottufficiale nativo di Lacedonia furono conferite altrettanti croci al merito di guerra “per la partecipazione alle operazioni durante il periodo bellico 1940-43”. Una terza croce al merito di guerra gli fu conferita, poi, il 18 agosto 1950. Al maresciallo Caggiano, inoltre, fu riservata un’altra prestigiosa onorificenza militare: la croce d’argento per anzianità di servizio, il 30 giugno 1951.

Il 14 settembre 1953, con apposita autorizzazione ministeriale, Caggiano poté fregiarsi del distintivo del periodo bellico, altissima decorazione militare istituita nel 1948 dal Presidente della Repubblica del tempo, Luigi Einaudi, con la possibilità, inoltre, di apporre sul proprio nastrino quattro stellette corrispondenti agli anni 1940-1941-1942-1943.  

Pose fine alla sua carriera militare nel 1972, anno in cui Caggiano, già residente da anni nella città di Avellino, senza mai dimenticare le proprie radici sempre salde a Lacedonia, andò in pensione con il grado di maresciallo maggiore.

L’anno successivo, a testimonianza del valore dimostrato nel corso del secondo conflitto mondiale e del nobilissimo ruolo di guida e di sapiente istruttore militare di intere generazioni, al maresciallo maggiore Caggiano venne conferita l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica, con Decreto del 2 giugno 1973, a firma del Capo dello Stato e del Presidente del Consiglio dei Ministri, rispettivamente Giovanni Leone e Giulio Andreotti.

Si spense serenamente il 25 ottobre 1997, a 84 anni, stretto dall’affetto dell’adorata consorte, dei figli e dei numerosi nipoti.

Filippo Antonio Caggiano, maresciallo maggiore dell’Esercito Italiano, un impavido combattente della Seconda guerra mondiale, militare di assoluto valore e di immenso eroismo, un sottufficiale modello, esempio di virtù e di rettitudine umana e professionale.

Filippo Antonio Caggiano, un grande figlio d’Irpinia.

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