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ZIARIPALDA

Chi ha visto il celebre film di Tornatore, vincitore dell’Oscar, Nuovo Cinema Paradiso, può avere la precisa idea di quale atmosfera si respirasse nell’ampio salone del Cinema Argentino. Il nome gli era stato dato dal suo fondatore, quel Vigorita, detto il “milionario”, che era riuscito a far fortuna nel continente latino americano e, tornato a Lacedonia, vi aveva portato molti benefici e una quantità incredibile di innovazioni, tra le più importanti occorre citare la luce elettrica e la fornace, che offriva lavoro a molti operai locali. Non ultima ed importantissima fu l’iniziativa di fondare un cinema, uno dei pochi della provincia nei anni venti.

Pareti tappezzate di amaranto, nel fascio di luce della proiezione si levavano dense nuvole di fumo, perché tutti, più o meno, amavano tirar boccate durante il film. Eravamo poco più che adolescenti e solevamo sederci sui sedili tondi che si trovavano proprio a ridosso del palco con lo schermo, mentre gli adulti si accomodavano sulle lignee poltroncine quadre collocate posteriormente. Era sempre pieno a quei tempi il cinema, perché per vedere un film alla televisione occorreva attendere il lunedì o i giorni della Fiera del Levante. Era quasi un rito. Prima di salire la gradinata si passava di solito da “Zia Ripalda”, che abitava in una vano di pochi metri quadri vicino all’entrata del cinema e che vendeva semi di zucca, le cosiddette “nozzere”, o di girasole o le arachidi: al termine della proiezione il pavimento era scomparso sotto un fitto strato di bucce, le “scorze”, che andavno ad unirsi con i mozziconi di sigaretta.

Taluni posti erano rigorosamente riservati ad alcuni personaggi, da “Z’ M’chele Mo’ M’ncazz”, che incoraggiava l’attore, ovvero l’eroe positivo della storia, ad uccidere i cattivi con l’espressione “moc’ ven!”, al vecchietto che usava dire: “Inghie e bive, car ca”. Di tanto in tanto un qualche rumore di innominabile provenienza rompeva l’atmosfera di suspense che si creava, dando luogo a fragorose risate. Come pure, nel caso sullo schermo apparisse l’immagine di un bacio o di una semplice coscia femminile nuda si prorompeva in fragorosi fischi.

Certo non si trattava di film di prima visione, ma di un palinsesto alquanto datato, al punto che spesso le pellicole si spezzavano in corso di proiezione: c’era il ciclo mitologico, con Maciste o Ercole in tutte le salse; c’era quello del western spaghetti, con Gringo, Sartana, Sabata, che uccidevano una schiera di persone con un semplice starnuto della pistola; si proiettava qualche film di cappa e spada. Ma l’apice del successo lo raggiungevano Franco e Ciccio, sostituiti nel cuore degli appassionati da Bud Spencer e Terence Hill, che entusiasmavano taluni, specialmente Michele Brunetti, che, immediatamente dopo, cercavano sempre qualcuno con cui scazzottarsi.

Anche questo erano gli anni settanta!

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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