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Non una di più è da una parte il titolo dell’antologia, che ha per oggetto la violenza sulle donne, curata dalla scrittrice Maria Rosaria Selo, ma dall’altra è un imperativo categorico al quale la società non può più sottrarsi. Non una donna di più dovrebbe convivere con la paura che le accada qualcosa di tremendo e pertanto nessuno può volgere lo sguardo altrove quando l’irreparabile si verifica, seguendo un costume antico quasi quanto la progenie umana, nel corso della cui storia evolutiva la supremazia maschile raramente è stata messa in discussione. Le comunità umane, a tutte le latitudini (un po’ di meno nell’Europa settentrionale, a dire il vero), hanno veramente bisogno di una riconversione culturale, partendo magari dalla loro fronda verde, che ancora può essere educata al rispetto dei generi, ma tale risultato potrebbe essere ottenuto soltanto dopo un notevole avvicendamento generazionale: nell’attesa i violenti andrebbero messi nella condizione di non nuocere. I mezzi legali ci sarebbero e bisogna soltanto tirare fuori la volontà di procedere in tal senso, cosa che non sempre avviene, come dimostra la casistica concernente la violenza di genere che somiglia sempre di più ad un vero e proprio bollettino di guerra.

Ben vengano, dunque, lavori letterari di denuncia, ma che in più hanno il pregio di indicare una strada da seguire in direzione della civilizzazione dell’intelletto collettivo, condizione senza la quale i comportamenti non muteranno affatto. E questo è il caso dell’antologia de qua, che sarà oggetto di una presentazione domani, 27 novembre del 2018, con inizio alle ore 16.00, presso l’aula didattica del MAVI.

L’evento, che è stato organizzato in sinergia tra l’Amministrazione e la costituenda Consulta delle Donne, vedrà i saluti del sindaco Antonio Di Conza e dell’assessore Marilinda Donatiello, cui seguiranno gli interventi della curatrice del volume, Maria Rosaria Selo, di Luisa Festa, sociologa e Consigliera di parità supplente della Regione Campania, ed infine di Annamaria Raimondi, presidente dell’associazione Salute Donna.

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Mi chiedo come mai si serbi memoria degli estensori della Déclaration des droits de l'homme et du citoyen (Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino) e si sia persa quella di Olympe De Gouge, la rivoluzionaria francese che stilò la Déclaration des droits de la famme et de la citoyenne (Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina), che per le sue posizioni libertarie, nel pieno della Rivoluzione francese, finì addirittura per perdere la testa ... sulla ghigliottina, purtroppo! Fatto sta che ella era troppo "femminista" per quei tempi e, ancora, ebbe persino il coraggio di chiedere l'abolizione della schiavitù. Con inaudita violenza, Olympe è stata scaraventata fuori dalla storia, quella ufficiale come è ovvio, uccisa per questo due volte, quasi che il divenire dell'umanità sia stato determinato esclusivamente dalle azioni della sua parte maschile. Nessuno ci pensa mai, ma la discriminazione che da sempre colpisce le donne è una peculiarità profondamente radicata nella cultura soprattutto mediterranea e trova i suoi immancabili echi persino nei testi scolastici. Non esiste comparto della vita sociale o lavorativa che non veda la donna costretta a competere partendo da una posizione di netto svantaggio nella nostra Italia, nella quale, se pure la differenza di genere si va lentissimamente attenuando, pur permangono disparità di trattamento economico e carrieristico estremamente rilevanti. E questa non è forse violenza? Non è violenza, dunque, pretendere dalla donna comportamenti standardizzati, appiattiti su una visione della donna stereotipata, figlia di banalissimi luoghi comuni, colpevolizzandola laddove ella eserciti il suo legittimo e sacrosanto diritto a vivere la propria esistenza come meglio le aggrada? A mio giudizio siamo ancora all'anno zero per quel che concerne l'evoluzione della società in senso paritario. Non mi meraviglia affatto, dunque, che l'epifania di episodi brutali si mantenga costante, in linea, forse, con le epoche pregresse, che pure giudichiamo arretrate. Ce ne sarebbe da dire e da scrivere circa una condizione femminile veramente difficile, paradossalmente non soltanto laddove ci si attende che la brutalità di genere si manifesti, nelle periferie urbane degradate, abitate in prevalenza da persone che non hanno avuto accesso, e non per colpa loro, all'istruzione e che sono cresciute in una placenta ricca di nutrienti "virilisti", per usare un neologismo di nuovo conio, ma che a me pare proprio appropriato se adoperato in senso negativo. La violenza sulle donne è trasversale e non conosce caste o ceti, perché essa affonda le sue radici nella sfera inconscia dell'individuo di sesso maschile, evolutosi (o involutosi) in migliaia di anni di temperie culturale prettamente patriarcale, che non è proprio possibile spazzare via dai comportamenti istintivi tout court, con un semplice colpo di spugna. Occorre dunque insistere in un'opera di capillare ed inesausta sensibilizzazione, in ambito familiare,  in quello scolastico, in quello più largamente associativo, perché la società del domani possa finalmente liberarsi da queste gravi tare, che pesano sulla nostra progenie alla stregua di macigni.

Proprio in tale direzione sono orientate le inziative prese da un gruppo di donne, portatrici delle migliori intenzioni di creare una Consulta femminile a Lacedonia, che ha trovato quale primo atto, quasi una sorta di battesimo, l'installazione di una panchina rossa, che nell'immaginario collettivo ha ormai assunto profonde valenze simboliche in ordine alla lotta contro la violenza perpetrata sulle donne. Da sottolineare innanzitutto la numerosa presenza studentesca e la partecipazione attiva di alunne dei licei che hanno letto alcuni brani estremamente significativi. L'inaugurazione vera e propria è stata preceduta da un convegno che ha visto gli interventi di innumerevoli relatori, in grazia del gran numero di Enti ed associazioni che hanno offerto il proprio sostegno: Comune di Lacedonia, IOS "Francesco De Sanctis", Consorzio "Alta Irpinia", ASL, Parrocchie di Lacedonia, Progetto ASL "Di Donna", Osservatorio sul fenomeno della violenza sulle donne, Consiglio regionale e Consiglio provinciale di parità, Pro Loco Lacedonia, MAVI e infine UNLA. Hanno portato i saluti il sindaco avv. Antonio Di Conza, l'assessore (altri preferisce dire assessora) dott.ssa Marilinda Donatiello, il presidente del Consorzio dott. Stefano Farina, la D. S dell'IOS "De Sanctis" prof.ssa Silvana Rita Solimine, il parroco don Sabino Scolamiero. Sono quindi intervenute la dott.ssa Rosaria Bruno, presidente dell'Osservatorio sopra citato, le dott.sse Michelina Iuliano e Pasqualina Chirico del Consorzio, la dott.ssa Patrizia Delli Gatti referente dell'ASL "Progetto Di Donna" ed infine la Consigliera provinciale di parità avv. Antonietta De Angelis.

Chi scrive tiene soprattutto a sottolineare l'alto valore simbolico, ma anche pratico, dell'iniziativa, impreziosita dalla presenza, come già detto, dei giovani, senza i quali ogni cosa perde molto dei suo senso profondo. Pertanto mi viene facile invitare caldamente le persone, soprattutto quelle in età verde, a presenziare in maniera attiva, auspicando, al contempo, che la nascente Consulta veda l'auspicata partecipazione della fronda più verde della società (soprattutto al femminile, naturalmente).

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Appuntamento per le ore 10.00 di giovedì 22 del corrente mese di novembre, prima presso l'aula didattica del MAVI, quindi nella prospiciente Piazza Tribuni, per l'attesa installazione e la contestuale inaugurazione della "panchina rossa", un elemento d'arredo urbano assurto, così come le scarpette rosse, a simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, presente in moltissime città, paesi e piccoli borghi. Scarlatto è infatti il colore del sangue sempre più spesso versato da povere donne "colpevoli" soltanto di aver trovato sulla propria strada persone di sesso maschile che definire esseri umani è del tutto improprio. Non ritengo possano esistere attenuanti di sorta per coloro i quali nutrono l'erronea convinzione che comportamenti tipici della società gentilizia di romana memoria o di quella patriarcale, caratterizzante la temperie culturale dei secoli che vanno dall'alto medioevo alle lotte per l'emancipazione femminile del 1968 e a seguire, possano essere resuscitati tout court per affermare un aberrante ed estremamente anacronistico senso di possesso nella relazione e nei rapporti tra generi, con il maschio in posizione di "padrone" e la donna in quella di oggetto da possedere. Che siano mogli, fidanzate o semplici sconosciute, il rispetto deve essere totale e non possono essere ammesse deroghe a tale imperativo categorico, etico prima ancora che legale.

L'iniziativa, che a Lacedonia è contestuale ai primi vagiti della nascente Consulta delle donne,in via di formazione ed apertissima alla partecipazione femminile più larga possibile, ha trovato sponda nell'Amministrazione comunale e fortissimo appoggio, ma anche e soprattutto impegno pratico, nell'assessore Marilinda Donatiello, sensibilissima alle problematiche de quibus. Naturalmente in prima linea, nell'occasione, c'è l'Istituto Ominicomprensivo "Francesco De Sanctis", guidato dall'ottima D. S. prof.ssa Silvana Rita Solimine, perché sarà compito delle nuove generazioni spazzare via una fenomenologia criminale e cruenta, che talora si estroflette a livello psicologico, e che non per questo è da considerarsi meno pericolosa, la quale, per quanto insistiamo nel reputarci e predicarci civili, in Italia non sembra subire arretramenti di sorta.

Nella locandina sotto riportata i dettagli della manifestazione.

Locandina 22 Novembre 2018

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consulta

Che la violenza di genere stia evolvendo, nella nostra Italia, in forme troppo spesso virulente, anche di estrema gravità, al punto che i media hanno sdoganato facilmente il neologismo "femminicidio", è ormai chiaro a tutti, anche a chi per anni si è ostinato a negare la gravità della fenomenologia misogina. Le statistiche parlano chiaro: l'Istat certifica che ben oltre sei milioni di donne, in età compresa tra i 16 e i 70 anni, ha subito, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, senza considerare la casistica che in talune zone non emerge perché le vittime non trovano il coraggio di denunciare. Numeri impressionanti, questi, che si riferiscono a tutta una serie di tipologie violente, che vanno dallo stalking, alle aggressioni, alle deturpazioni con acido, alle molestie, agli stupri, fino all'assassinio, non infrequente, considerato il fatto che nella civilissima penisola che ci ospita ben 120 donne sono state ammazzate dal proprio coniuge, fidanzato (o ex) nel 2017, una ogni due giorni. Per conto mio, fin quando una sola donna sarà costretta a subire angherie non potremo dirci un popolo civile. Esiste un'altra tipologia di violenza di genere, ancora più subdola perchè non trova evidenze in lividi o arti spezzati o ferite, ed è quella psicologica, che lascia invece profonde cicatrici nella mente e nello spirito. Impossibile quantificarla, perché spesso non viene riconosciuta come tale. È dunque importante, alla luce di tali evidenze inconfutabili, o anche semplicemente intuibili, operare nel campo della sensibilizzazione sociale, affinchè soprattutto le nuove generazioni evolvano in senso positivo e si liberino, una volta per tutte, del retaggio più deleterio di una cultura patriarcale soltanto in apparenza anacronistica, ma che trova attualizzazione in molte famiglie mononucleari, con la donna completamente asservita al maschio di famiglia, che come un tempo si sente pater familias portatore di una sorta di ius vitae necisque, come dimostra l'alto numero di omicidi in danno di partner femminili.

È pertanto da accogliere con estremo favore una iniziativa femminile finalizzata a creare una Consulta delle donne a Lacedonia, che coinvolga nelle sue dinamiche associative e nelle sue attività il numero più alto possibile delle stesse. Il primo nucleo della creanda compagine si è già messo all'opera e, di concerto con l'Amministrazione comunale, ha calendarizzato tre eventi che troveranno estroflessione in questo ultimo scorcio del mese di novembre.

22 novembre 2018 - ore 10.00 - in Largo Tribuni sarà installata una "Panchina rossa", elemento d'arredo urbano che è addivenuto al rango di simbolo della sensibilizzazione sulla violenza di genere.

25 novembre 2018 - 0re 18.00 - aula didattica del MAVI - proiezione dl film Nome di donna, di marco Tullio Giordana.

27 novembre 2018 - ore 16.30 - aula didattica del MAVI - presentazione del libro Non una di più di Maria Rosaria Selo.

Da rilevare che negli eventi sono coinvolti l'ASL e i Servizi sociali.

Locandina generale modificato 2

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