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I prestigiosi locali del MAVI (Museo Antropologico Visivo Irpino) ospiteranno, dal 9 al 16 agosto del corrente anno, la nuova personale del pittore Alessandro Quatrale, avente per tematica e per titolo "Un Paese del Sud". Se, nella fattispecie, egli ritrae ambienti urbani e rurali della sua Lacedonia, non di meno i suoi lavori travalicano abbondantemente i ristretti limiti del localismo, perché i suoi soggetti sono attraversati da profonde risonanze metaforiche che rimandano ad altrettanti sentimenti e stati d'animo. Pur nelle forme e nei cromatismi di un realismo che poco concede ad istanze astrattiste, in omaggio ad una interpretabilità immediata delle opere, la qual cosa le rende gradevoli all'occhio, sarebbe erroneo reputare che esse, in virtù di quanto sopra affermato, non siano veicoli di concetti e di messaggi anche, talvolta, alquanto pregnanti. Nei fatti, ad esempio, è ben raffigurata ed estremamente "eloquente" l'odierna "silente solitudine" di vicoli un tempo risuonanti di chiassose e gioiose voci umane ed animali o di suoni inconfondibili promananti da botteghe artigiane. E, ancora, la veneranda antichità del borgo trova i suoi elementi metaforici nelle donne anziane raffigurate su una panchina o in quelle deambulanti in "lento movimento", con la schiena ricurva sotto il peso degli anni. Se posso usare un ossimoro e ricorrere ad un paradosso apparente, quella di Alessandro Quatrale è una "gioiosa nostalgia", laddove la gioia è espressa dalla luminosità sempre intensa e la nostalgia dagli oggetti raffigurati. 

Personalmente ho apprezzato molto i ritratti di due grandi musicisti di Lacedonia che sono, soprattutto, grandi amici miei: Pasquale Innarella e Rocco Melillo.

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