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Franco Festa, già dirigente scolastico, ha sempre nutrito una passione particolare per la letteratura che si è estroflessa, da molti anni a questa parte, nella scrittura di avvincenti romanzi gialli, l'ultimo dei quali, «Il Confine dell'Oblio", è stato oggetto di una presentazione  tenutasi questo pomeriggio presso il Museo della Religiosità Popolare di Lacedonia. A parlarne sono stati gli ottimi Alfonso Nannariello e Rocco Pignatiello, che hanno offerto all'uditorio attento, ed abbastanza numeroso in considerazione delle condizioni climatiche per nulla affatto propizie, due letture differenti del romanzo, ma concordanti sul fatto che si tratta di un lavoro letterario di gran pregio e di notevole interesse. Naturalmente il lettore, specialmente se appartenete a quella categoria di fruitori letterari, purtroppo in via di estinzione, dotati di spirito critico e della giusta attenzione, compartecipa al farsi del romanzo, completandolo con l'occhio della propria sensibilità, e pertanto non è affatto inusuale che taluno rimarchi alcuni aspetti ed altri invece ne notino di affatto diversi.

Quel che si è compreso bene, però, è la portata di un romanzo dalle connotazioni decisamente "Noir", nell'accezione che oggi la critica letteraria attribuisce al francesismo: non un giallo classico, ma un'inchiesta trasposta in forma letteraria e quindi foriera, pur nella presenza del patto finzionale che Eco pone alla base del rapporto autore-lettore, di innumerevoli piani di lettura e di implicazioni sociali ed etiche, oltre che, naturalmente, psicologiche: e parliamo in questo caso di psicologia individuale nella costruzione dei personaggi, ma anche collettiva nel tratteggiamento dei caratteri somatici di una società in decandenza perché inondata, in seguito al sisma del 1980, da uno tsunami di sterco diabolico, il denaro che ha corrotto le coscienze e in qualche modo deprivato la società della sua originaria semplicità.

Per quel che mi concerne, trovo intrigante l'idea di leggere questo libro e lo farò senza dubbio alcuno, essendo attualmente nell'impossibilità di offrirne un quadro più completo non avendone ancora esperienza di lettura diretta.

Ciò che mi ha colpito, però, è stata la personalità di Franco Festa. Ne ho veramente apprezzato le parole, espresse in un linguaggio al contempo forbito e comprensibile, virtù della quale sono portatori soltanto coloro i quali s'intendono molto, e sono purtroppo ormai in pochi, di lingua italiana.

Ne ho potuto apprezzare la sincerità evidente, al punto che il suo dire ha evocato in me il celebre verso dantesco «libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta». Dalle sue parole si è evinta una assoluta verginità da servo encomio, un occhio intellettivo limpido, capace di decodificare le dinamiche del reale oltre le stesse apparenze, e soprattutto una volontà di agire artisticamente in funzione di contrasto all'appiattimento morale di una società che pare aver perso la bussola dei valori per i quali vale la pena di vivere e la volontà di cercare un senso compiuto all'epifania antropica su questa terra.

LUPUS IN FABULA si complimenta vivamente con l'autore Franco Festa e con i relatori Nannariello e Pignatiello. Gran bella manifestazione culturale.

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