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Domenica 20 marzo, alle 18.45, il comico Enzo Costanza sarà ospite della trasmissione “Caduta Libera” condotta da Gerry Scotti. Coloro i quali seguono questa trasmissione sanno che quella della domenica è una puntata speciale che Canale 5 dedica agli artisti e tutto il ricavato del gioco viene devoluto alla “Fabbrica del Sorriso”, un’associazione che si occupa dei bambini affetti da tumore. La puntata del 20 marzo è dedicata ai campionissimi della trasmissione “La Sai L’ultima”. Saranno presenti i dieci comici che hanno vinto le edizioni del fortunato programma di Canale 5. Enzo Costanza, protagonista di varie puntate de “La Sai l’Ultima”, insieme agli altri artisti, non solo si cimenterà con il gioco e con la famosa “botola” ma racconterà anche simpaticissime barzellette. Ospiti della puntata anche Pino Campagna ,il “papà ultrà’” di Zelig, Valentina Persia e Franco Guzzo. Una trasmissione tutta da ridere.

Un vero LUPO il nostro Enzo Costanza, tra i pochi irpini ad aver conquistato palcoscenici nazionali.

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Non dirò di dove sia Alberto Lanteri, perché i grandi artisti del suo calibro appartengono all'umanità intera, e non ad un territorio soltanto, travalicando, con la loro creatività, qual si voglia confine spazio-temporale. Mi piace rilevare, però, come egli sia anche testimone dei tempi, ovverossia del suo veloce scorrere, sia pure in maniera illusoriamente lenta. E così egli ha testimoniato, nelle forme tipiche del suo simbolismo, gli eterogenei periodi del grandissimo David Bowie, che è entrato ormai nella leggenda. Una serie pittorica, quella sul musicista, personaggio poliedrico e per nulla prevedibile, che trasuda bellezza estetica, ma anche un sentimento di compartecipazione profondo ed intimo più che per la scomparsa, per l'esistenza di un genio musicale il cui carisma ha sempre attratto il pittore.

Altro non dico, perché le opere parlano da se stesse.

LUPUS IN FABULA preferisce tacere, quando si trova al cospetto di creazioni che non abbisognano di eccessivi commenti.

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ASSANTI

Anche oggi LUPUS IN FABULA approfitta di un genetliaco per rendere onore ad un artista che porta alto il nome dell'Irpinia, rendendo anche un servizio, per il tramite delle sue opere, alla sociatà locale nel suo complesso nelle forme della cinematografia. Parlo di Giambattista Assanti, autore e regista del "L'Ultima Fermata", il film che narra della tratta ferroviaria "Avellino - Rocchetta Sant'Antonio", stazione, questa, che serviva anche Lacedonia. Tale lavoro, che vede la partecipazione in qualità di attrice di un mito quale Claudia Cardinale, ha riscosso notevoli riconoscimenti, tra i quali, ultimamente, il Premio "Terra di Siena Film Festival". Oggi si parla della riapertura della ferrovia nostrana ed io ho come la sensazione che la pellicola de quo abbia in qualche maniera influenzato tale decisione dei politici, sensibilizzandoli e facendogli comprendere quali enormi vantaggi possa produrre il ripristino del trasporto su rotaie. Di questo rendo merito ed atto a Giambattista, come pure alla sua particolare poetica, soffusa di nostalgia ma non priva di vitalità. Egli è un figlio di Mirabella Eclano, ma non di meno lotta artisticamente per l'intero territorio irpino, ivi compresa la vicina Rocchetta, in Puglia, ravvivando la funzione sociale dell'arte.

Ebbene tanti auguri di buon compleanno innanzitutto.

Ma LUPUS IN FABULA augura a Giambattista di proseguire spedito sulla strada del successo cinematografico.

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Franco Festa, già dirigente scolastico, ha sempre nutrito una passione particolare per la letteratura che si è estroflessa, da molti anni a questa parte, nella scrittura di avvincenti romanzi gialli, l'ultimo dei quali, «Il Confine dell'Oblio", è stato oggetto di una presentazione  tenutasi questo pomeriggio presso il Museo della Religiosità Popolare di Lacedonia. A parlarne sono stati gli ottimi Alfonso Nannariello e Rocco Pignatiello, che hanno offerto all'uditorio attento, ed abbastanza numeroso in considerazione delle condizioni climatiche per nulla affatto propizie, due letture differenti del romanzo, ma concordanti sul fatto che si tratta di un lavoro letterario di gran pregio e di notevole interesse. Naturalmente il lettore, specialmente se appartenete a quella categoria di fruitori letterari, purtroppo in via di estinzione, dotati di spirito critico e della giusta attenzione, compartecipa al farsi del romanzo, completandolo con l'occhio della propria sensibilità, e pertanto non è affatto inusuale che taluno rimarchi alcuni aspetti ed altri invece ne notino di affatto diversi.

Quel che si è compreso bene, però, è la portata di un romanzo dalle connotazioni decisamente "Noir", nell'accezione che oggi la critica letteraria attribuisce al francesismo: non un giallo classico, ma un'inchiesta trasposta in forma letteraria e quindi foriera, pur nella presenza del patto finzionale che Eco pone alla base del rapporto autore-lettore, di innumerevoli piani di lettura e di implicazioni sociali ed etiche, oltre che, naturalmente, psicologiche: e parliamo in questo caso di psicologia individuale nella costruzione dei personaggi, ma anche collettiva nel tratteggiamento dei caratteri somatici di una società in decandenza perché inondata, in seguito al sisma del 1980, da uno tsunami di sterco diabolico, il denaro che ha corrotto le coscienze e in qualche modo deprivato la società della sua originaria semplicità.

Per quel che mi concerne, trovo intrigante l'idea di leggere questo libro e lo farò senza dubbio alcuno, essendo attualmente nell'impossibilità di offrirne un quadro più completo non avendone ancora esperienza di lettura diretta.

Ciò che mi ha colpito, però, è stata la personalità di Franco Festa. Ne ho veramente apprezzato le parole, espresse in un linguaggio al contempo forbito e comprensibile, virtù della quale sono portatori soltanto coloro i quali s'intendono molto, e sono purtroppo ormai in pochi, di lingua italiana.

Ne ho potuto apprezzare la sincerità evidente, al punto che il suo dire ha evocato in me il celebre verso dantesco «libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta». Dalle sue parole si è evinta una assoluta verginità da servo encomio, un occhio intellettivo limpido, capace di decodificare le dinamiche del reale oltre le stesse apparenze, e soprattutto una volontà di agire artisticamente in funzione di contrasto all'appiattimento morale di una società che pare aver perso la bussola dei valori per i quali vale la pena di vivere e la volontà di cercare un senso compiuto all'epifania antropica su questa terra.

LUPUS IN FABULA si complimenta vivamente con l'autore Franco Festa e con i relatori Nannariello e Pignatiello. Gran bella manifestazione culturale.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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