Chi Siamo  chi siamo - Annunci annunci

 

Italian English French

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi e esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.

Approvo

ASSANTI

Anche oggi LUPUS IN FABULA approfitta di un genetliaco per rendere onore ad un artista che porta alto il nome dell'Irpinia, rendendo anche un servizio, per il tramite delle sue opere, alla sociatà locale nel suo complesso nelle forme della cinematografia. Parlo di Giambattista Assanti, autore e regista del "L'Ultima Fermata", il film che narra della tratta ferroviaria "Avellino - Rocchetta Sant'Antonio", stazione, questa, che serviva anche Lacedonia. Tale lavoro, che vede la partecipazione in qualità di attrice di un mito quale Claudia Cardinale, ha riscosso notevoli riconoscimenti, tra i quali, ultimamente, il Premio "Terra di Siena Film Festival". Oggi si parla della riapertura della ferrovia nostrana ed io ho come la sensazione che la pellicola de quo abbia in qualche maniera influenzato tale decisione dei politici, sensibilizzandoli e facendogli comprendere quali enormi vantaggi possa produrre il ripristino del trasporto su rotaie. Di questo rendo merito ed atto a Giambattista, come pure alla sua particolare poetica, soffusa di nostalgia ma non priva di vitalità. Egli è un figlio di Mirabella Eclano, ma non di meno lotta artisticamente per l'intero territorio irpino, ivi compresa la vicina Rocchetta, in Puglia, ravvivando la funzione sociale dell'arte.

Ebbene tanti auguri di buon compleanno innanzitutto.

Ma LUPUS IN FABULA augura a Giambattista di proseguire spedito sulla strada del successo cinematografico.

ASSANTI1

ASSANTI2

ASSANTI3

Condividi su:

festa

Franco Festa, già dirigente scolastico, ha sempre nutrito una passione particolare per la letteratura che si è estroflessa, da molti anni a questa parte, nella scrittura di avvincenti romanzi gialli, l'ultimo dei quali, «Il Confine dell'Oblio", è stato oggetto di una presentazione  tenutasi questo pomeriggio presso il Museo della Religiosità Popolare di Lacedonia. A parlarne sono stati gli ottimi Alfonso Nannariello e Rocco Pignatiello, che hanno offerto all'uditorio attento, ed abbastanza numeroso in considerazione delle condizioni climatiche per nulla affatto propizie, due letture differenti del romanzo, ma concordanti sul fatto che si tratta di un lavoro letterario di gran pregio e di notevole interesse. Naturalmente il lettore, specialmente se appartenete a quella categoria di fruitori letterari, purtroppo in via di estinzione, dotati di spirito critico e della giusta attenzione, compartecipa al farsi del romanzo, completandolo con l'occhio della propria sensibilità, e pertanto non è affatto inusuale che taluno rimarchi alcuni aspetti ed altri invece ne notino di affatto diversi.

Quel che si è compreso bene, però, è la portata di un romanzo dalle connotazioni decisamente "Noir", nell'accezione che oggi la critica letteraria attribuisce al francesismo: non un giallo classico, ma un'inchiesta trasposta in forma letteraria e quindi foriera, pur nella presenza del patto finzionale che Eco pone alla base del rapporto autore-lettore, di innumerevoli piani di lettura e di implicazioni sociali ed etiche, oltre che, naturalmente, psicologiche: e parliamo in questo caso di psicologia individuale nella costruzione dei personaggi, ma anche collettiva nel tratteggiamento dei caratteri somatici di una società in decandenza perché inondata, in seguito al sisma del 1980, da uno tsunami di sterco diabolico, il denaro che ha corrotto le coscienze e in qualche modo deprivato la società della sua originaria semplicità.

Per quel che mi concerne, trovo intrigante l'idea di leggere questo libro e lo farò senza dubbio alcuno, essendo attualmente nell'impossibilità di offrirne un quadro più completo non avendone ancora esperienza di lettura diretta.

Ciò che mi ha colpito, però, è stata la personalità di Franco Festa. Ne ho veramente apprezzato le parole, espresse in un linguaggio al contempo forbito e comprensibile, virtù della quale sono portatori soltanto coloro i quali s'intendono molto, e sono purtroppo ormai in pochi, di lingua italiana.

Ne ho potuto apprezzare la sincerità evidente, al punto che il suo dire ha evocato in me il celebre verso dantesco «libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta». Dalle sue parole si è evinta una assoluta verginità da servo encomio, un occhio intellettivo limpido, capace di decodificare le dinamiche del reale oltre le stesse apparenze, e soprattutto una volontà di agire artisticamente in funzione di contrasto all'appiattimento morale di una società che pare aver perso la bussola dei valori per i quali vale la pena di vivere e la volontà di cercare un senso compiuto all'epifania antropica su questa terra.

LUPUS IN FABULA si complimenta vivamente con l'autore Franco Festa e con i relatori Nannariello e Pignatiello. Gran bella manifestazione culturale.

festa1

festa2

Condividi su:

denise

È sorprendente quanta vita creativa si agiti nell’underground di questi nostri paesi. Ogni persona sembra essere una scoperta, una interessante storia da raccontare. E LUPUS IN FABULA non può esimersi dal recepire e divulgare gli ottimi risultati che la giovane Denise Russo va compiendo nella creazione, completamente artigianale, dei suoi bijoux. Il materiale che utilizza è il fimo, poiché esso ben si presta alla modellazione e alla lavorazione a mano, così da assumere le forme desiderate e concepite nell’intelletto. Si tratta di una pasta polimerica che, una volta assunta la forma stabilita, diviene solida e resistente per il tramite della cottura in forno. L’idea è nata in Denise girovagando su internet: essendo stata incuriosita da gioielli creati con tale pasta sintetica, ha deciso di provare, scoprendo da subito una passione sfrenata per il modellismo a mani nude. Come lei stessa afferma: «Adoro sporcarmi le mani, mi aiuta a "tenere sotto controllo " l'ansia da esami (poiché il suo impegno è negli studi universitari). Nasce tutto da un'idea e un po’ di manualità, mi fa stare bene. Con l'ausilio di altri materiali poveri ho così creato diversi gioielli ma anche graziosi barattoli da cucina, segnalibri, portachiavi, portafoto, portabijoux, ovverossia qualsiasi oggetto si presti alla decorazione.

È un hobby molto gratificante, al momento ho creato solo per me e le persone che mi sono più vicine ma mi organizzerò con le dovute autorizzazioni per partecipare a mercatini di esposizione al pubblico. Ho aderito all'evento organizzato a Natale ed è stato molto divertente, spero di crearmi altre occasioni.

E LUPUS IN FABULA, naturalmente, apprezza molto ed incoraggia Denise. Che la vita le sorrida.

denise1

denise2

denise3

denise4

Condividi su:

sansone

L'esposizione vertente sulla creatività al femminile, tenutasi presso il Castello Ducale di Bisaccia, ha registrato anche la partecipazione di tre artiste di gran rilievo provenienti dal capoluogo della Capitanata, Foggia, a testimonianza dello stretto legame che unisce le terre di transito di questa parte dell'Osso appenninico d'Irpinia con il Tavoliere. In verità Donatella Sansone è di origini bisaccesi, per quanto da molto si sia stabilita in Puglia, in grazia della sua professione di docente. A lei si deve il recupero di antiche tradizioni quali la costruzione delle campane votive, pur rivisitate in chiave moderna. Peculiarità, evidentemente, della tradizione pugliese, l'uso di avere in casa campane votive si diffuse a partire dalla fine dell'Ottocento, e scomparve progressivamente, intorno agli anni '50 insieme al mutare della tipologia abitativa, quando si passò dalle abitazioni tipiche dei centri storici, con una grande stanza nella quale la famiglia si riuniva anche per pregare, alla tipologia attuale. In questa fase di passaggio le campane votive vennero per lo più donate alle chiese. Essendo oggetti di un certo valore erano commissionate ad artigiani dalle famiglie più abbienti. Ogni famiglia poi le personalizzava. Si tratta di oggetti del culto e della devozione molto belli e suggestivi, che oggi rivivono proprio grazie alle mani sapienti di Donatella Sansone.

de Lisi

Maria Luigia De Lisi, invece, esprime al sua arte lavorando materiali nobili quali la madreperla, utilizzata per creare, rigorosamente a mano, gioielli di varia foggia, ma veramente molto belli e preziosi. Inoltre si dedica all'arte della decorazione, su vetro, su specchio e su ceramica, con risultati veramente eccellenti sotto il profilo estetico.

genchi

Gli stessi obiettivi di ricerca del bello persegue anche Wanda Genchi, com'ella stessa afferma "di riflessi in trasparenze per fermare l'attimo". Decorazioni finissime, le sue, che vanno ad impreziosire bottiglie, piatti e vassoi, ottenendo un risultato finale ineccepibile sotto il profilo della suggestione che tali oggetti provocano nell'osservatore.

 

LUPUS IN FABULA esprime il suo apprezzamento per le belle cose viste e si congratula con le artiste e con l'assessore che ha voluto a Bisaccia tutto questo: Valentina Aloisi.

 

Condividi su:

 

Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


  • erdonea
  • LaCigogna
  • vecevending

 

pubblicita

 

gallery

Clicca per accedere alla

Video Gallery

Seguici su Facebook

Supporta la tua Irpinia