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kaieta

Ad essere veramente sincero, alla mia età ancora riesco a percepire quella vaga e indefinibile sensazione di benessere che caratterizzava, nel corso dell’infanzia, il periodo prenatalizio. Ritengo del pari che molti, come me, rimpiangano quella particolarissima atmosfera, fatta di attese, ma anche di spirito creativo che andava a focalizzarsi sulla costruzione del presepe. Non c’è sicuramente bisogno di scomodare il grande Eduardo De Filippo ed il suo culto dei panorami della Natività espressi in “Natale in Casa Cupiello” per rendersi conto che il presepe, da quando san Francesco lo inventò, è parte importantissima della cultura italica. Non a caso quella presepiale è una forma d’arte straordinaria ed al contempo difficile, che trova nei maestri partenopei i caposcuola indiscussi.

E al presepe ha indirizzato la sua creatività, con risultati veramente straordinari, Kaieta, che espone in Corso del Sole, al civico 76, sotto l’arco denominato “Porta La Stella”, da venerdì 8 dicembre. Questi i giorni e gli orari:

VENERDÌ 8 DICEMBRE
SABATO 9 E DOMENICA 10 DICEMBRE
SABATO 16 E DOMENICA 17 DICEMBRE
SABATO 23 DICEMBRE
SABATO 30 DICEMBRE
DALLE ORE 17:00 ALLE ORE 21:00.

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Al di sopra delle mie più rosee aspettative il video girato da Antonio Onorato a Lacedonia per vestire di immagini la sua splendida canzone "O nonno mio". Merito delle sonorità promananti dalla sua chitarra, ma anche dalla perizia estrema delfilm-maker Salvatore Cafiero, del pilota del drone teleguidato, Rosario Ruvolo, e del simpatico Pasquale Troise, road manager. Il tour tra i vicoli del nostro paese ha dimostrato, ove mai ce ne fosse ancora bisogno, che le antiche pietre possono costituire "note visive" in una sinfonia di antiche cifre musicali che soltanto i nostri orecchi distratti non odono più.

Bravissimo Antonio, grandissimo artista grande anima.

Ecco il video.

 

 

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Le dita di Antonio Onorato volano sulle corde della chitarra, che veste di inusitate sonorità i vicoli silenti del centro storico di Lacedonia. Qualcuno, incuriosito, getta un occhio dalla finestra al fine di comprendere che cosa stia accadendo in quel mondo inondato dal pallore del sole pomeridiano, già pronto ad immergersi nel suo usuale letargo dopo il breve risveglio di agosto. La telecamera sensibilissima del film-maker Salvatore Cafiero riprende tutto con avidità, guidata da mani che sembrano riuscire a scovare da sole le angolazioni migliori, gli sfondi più idonei. Il drone teleguidato da Rosario Ruvolo ronza sulle nostre teste, incurante dei nostri sguardi levati in aria, tranne quello di Pasquale Troise, il road manager, affaccendato nelle questioni relative alla sua funzione. È questa la cronaca di una giornata di faticose riprese. Le immagini, una volta montate, costituiranno gli abiti visivi di una canzone di Antonio Onorato, in un video che andrà a promuovere il suo nuovo splendido album, il quale si discosta dai precedenti perché ospita anche brani cantati e non soltanto musicali. Le parole si innerveranno tra le note lanciando messaggi di eterogenea natura, taluni anche molto forti e dalla marcata intonazione satirica. Questo è il caso del video de quo, che si fonda un noto detto in grande uso a Napoli: «Se mio nonno non fosse morto, sarebbe vivo!»

Altro non si aggiunge in questa sede se non le foto che testimoniano della fatica artistica di un grandissimo musicista che ha scelto quale location per le riprese il paese di suo padre, il luogo nel quale affondano le sue radici.

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Zia Ripalda

Il prof. Michele Frasca è un preside emerito che da sempre coltiva la passione per la fotografia. Nei decenni l'ha esercitata con costanza, riuscendo, in tal modo, a cesellare il talento che gli era connaturato: ad osservare i suoi lavori c'è soltanto da riconoscere che egli merita a pieno titolo l'appellativo di artista. Come è noto in Italia, a proposito della fotografia, esistono eterogenee scuole di pensiero, ovvero quella che ritiene più importante la macchina fotografica e quella, invece, che centralizza la figura del fotografo. In realtà la verità è nel mezzo e, stante il fatto che senza apparecchiature non si fotografa un bel niente, non di meno a fare la differenza è un quid, una peculiarità del fotografo, al quale ho tentato di offrire connotati precisi identificandolo con l'ibridazione tra sensibilità personale, gusto estetico e visione onirica di chi, quale atto finale di un processo di concettualizzazione psichica prima ancora che mentale, procede a schiacciare il dito sul bottone catturando l'attimo. Per altro verso, da ricercatore quale sono, mi rendo perfettamente conto dell'importanza che la fotografia ha assunto, da oltre un secolo a questa parte, ai fini della conservazione e della ricostruzione storica, perché accanto alla cinematografia, che io considero la sorella minore della fotografia, è il solo strumento in grado di "frodare" il tempo, che altrimenti porterebbe via con sé le immagini del passato "rubandocele" in maniera irreversibile.

E di ciò penso si rendesse perfettamente conto Michele Frasca quando, decenni or sono, decise di cominciare a documentare fotograficamente talune situazioni di vita vissuta e i volti di molti dei suoi concittadini, i lacedoniesi, salvandone, in tal modo, la memoria. Dalla fine degli sessanta in avanti, infatti, egli ha ritratto (e continua a farlo ancora oggi) persone della più svariata sorta, ma tutte care all'intelletto latente collettivo del luogo, anche perché nei paesi non molto grandi finiscono per emergere le peculiarità caratterizzati ogni individuo, al punto che tutti diventano (io compreso, forse!), personaggi, naturalmente nell'accezione positiva del vocabolo. Non per caso, almeno una volta, non c'era chi non portasse metaforicamente appiccicato sulla fronte il proprio nomignolo.

Penso ad esempio a "Zia Ripalda", presso la cui piccola bottega ci sono passati praticamente tutti per comprare semi di zucca o arachidi prima di entrare nel Cinema Argentino.

E penso ai moltissimi i cui volti Michele ha avuto la cura di fermare per sempre su una pellicola fotografica, gli stessi esposti dal giorno 9 del corrente mese di agosto presso il Museo Diocesano "San Gerardo Maiella", lato "Pozzo del Miracolo". Ritengo che Lacedonia debba a Michele, insieme naturalmente ad altri, la salvezza di una memoria storica, quella relativa all'ultimo scorcio del "secolo breve", che va tutelata perchè, soprattutto, non si perda quel senso delle origini che, solo, può restituire coesione ad una società ormai in frantumi in quanto, purtroppo, investita da un movimento di appiattente globalizzazione!

LUPUS IN FABULA consiglia vivamente di visitare l'esposizione de quo!

Rocco Lu Lemm

Rocc Lu Lemm

Ettore

Ettore 

colino sauzicchio

Colìn Sauzicch

 

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

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aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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