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emanuela

A volte penso che nessuno sappia veramente cosa racchiuda il nostro corpo. Ma probabilmente ognuno comprende, anche se spesso non lo dice, quali siano realmente le proprie debolezze. Capire quello che ci disturba, ci devasta, ci distrugge o che, semplicemente, ci fa tremare ed inciampare nella paura, è magari meno complesso ed ha bisogno di meno fatica per essere rivelato. Perché rapportarsi con il dolore è quasi connaturato all’essere umano. Il dolore è una radice profonda che, non appena richiede linfa, pretende buona parte della nostra vita, se non tutta. E noi siamo pronti a dargliela, a volte senza fiatare, senza ribellarci. Per contro, quello che mi chiedo è se comprendiamo, esattamente o anche solo parzialmente, quali siano i nostri poteri. Poteri in grado di dare una svolta alle cose, svolta positiva intendo. Analizziamoci. Nel nostro corpo, o meglio, in una parte di questo, posta verso l’alto, tra il naso ed il mento, c’è un potere in grado di modificare il corso degli eventi, intorno e dentro di noi. Potere di cui, forse, sono consapevoli o inconsapevoli detentori i bambini. Da grandi, per ragioni che non sto qui ad elencare e che possono essere le più diverse, dimentichiamo di possederlo. E chi ancora riesce ad aver memoria dell’infanzia magari lo utilizza poco o male. Di che sto parlando? Non della bocca, non della lingua, non di quello che fuoriesce come parole, ma del sorriso. Ebbene, il sorriso ha un potere smisurato. Con il sorriso riusciamo ad irradiare tutte le qualità che ci costruiscono interiormente. Tra tutte, ne dico una, credo la più importante: la gentilezza. Dovremmo imparare a dispensare non soltanto parole ma sorrisi. A volte è difficile farci capire. Molti discorsi hanno bisogno di una estrema chiarezza da parte nostra ma anche di comprensione da parte dei nostri interlocutori. Eppure con un semplice sorriso riusciamo a far comprendere che vogliamo essere positivi, propositivi. Inoltre dovremmo concepire il sorriso come un invito, che facciamo agli altri, a conoscere chi siamo. Chi si cela dietro quel sorriso. Il sorriso apre la porta che ci tiene distanti dal mondo. La bocca, i denti, la lingua, l’espressione, le parole che ne escono, sono tutte collegate e legate alla persona che li detiene. Sorridendo però il volto, l’espressione si modifica. Qualcosa di dolce, di magico, si impossessa del modo di essere di chi lo fa, ma anche di chi lo riceve. E questa estensione della bocca, questo prolungamento della nostra più intima essenza, esprime come vogliamo essere riconosciuti. Il sorriso diventa la carta di identità della nostra anima. Qualcuno diceva che il nostro ornamento non dovrebbe consistere in vesti sontuose, gioielli, acconciature, ma dovrebbe essere il nostro spirito benigno e pacifico, quello che teniamo spesso occultato nel nostro cuore. Allora quale miglior modo di svelare chi siamo se non con un sorriso? Il sorriso dimostra la nostra disponibilità al contatto. L’assenza di paura. La capacità di relazionarci con il mondo esterno. Siamo e vogliamo essere inoffensivi. Ed anche se, nel linguaggio animale, “mostrare i denti”può essere un modo di ostentare la forza, nella cultura umana è un invito a presentarci in maniera autentica, genuina. Eppure, anche se siamo belli esteriormente, se non uniamo a questa condizione esteriore la virtù interiore di cui ho parlato prima, è come se fossimo un fiore senza profumo. Chi ha un bell’aspetto può essere piacevole da guardare, ma chi ha il dono ed il privilegio di una bellezza interiore, è in grado di lasciare una fragranza meravigliosa nella vita di tutti quelli che incontra. L’odio, la rabbia, non hanno spazio davanti alla forza immensa della gentilezza. Negli atti di gentilezza diamo ed esprimiamo il meglio di noi stessi nei confronti del prossimo. In realtà, anche il più piccolo atto di gentilezza dice molto di più di inutili parole. La gentilezza è uno di quei doni di grande valore che, il più delle volte, ci costa davvero poco. E qualora richiedesse impegno, ciò che ne riceviamo in cambio è un regalo sproporzionatamente superiore. Il sorriso, facendo leva sul dono della gentilezza, è il nostro potere più grande. Un potere in grado di cambiare il mondo. 

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rocchetta5

Fino agli anni cinquanta del secolo scorso non esisteva altro modo per compiere lunghi viaggi se non quello ferroviario. Nella nostra Irpinia la strada ferrata più importante, quella che ha visto centinaia di migliaia di nostri conterranei abbandonare le proprie terre per cercare fortuna, era la Avellino – Rocchetta Sant’Antonio, oggi inopinatamente chiusa al traffico in nome di un incomprensibile anelito al “risparmio”. Nei fatti tale linea avrebbe potuto costituire un importante attrattore turistico, ma farlo comprendere ai burocrati di certa politica è come pretendere che un neonato comprenda le teorie di fisica quantistica. Quante lacrime sono state versate in quelle stazioni e quante storie hanno avuto inizio o fine: sarebbe impossibile raccontarle tutte. Tuttavia una è veramente simpatica.

Anni cinquanta. Un vecchio contadino sta per salire in vettura quando dai diffusori della stazione si annuncia «I signori viaggiatori sono pregati di prendere il treno che è in partenza».

Udito ciò il vecchio scende. Passa un altro treno, ed un altro ancora, e la storia si ripete, finché il capostazione non chiede al vecchio:

«Nonno, ma voi dovete prendere il treno?»

«Sì, devo andare ad Avellino».

«E perché non avete preso i treni che sono passati?»

«Perché la voce ha detto che i signori devono salire sul treno, ma io non sono un signore, io sono un contadino. Quando passa il treno dei cafoni?»

Colui che mi ha raccontato tale aneddoto mi ha giurato che è vero e non ho alcun motivo per non crederci. Fatto è che con la chiusura della linea ferroviaria gli inutili idioti responsabili di tale atto hanno annichilito non solo una grande storia, ma centomila microstorie di gente comune.

Onore dunque a quanti combattono per la sua riapertura, a cominciare dall’Associazione “InLocoMotivi” di Pietro Mitrione e dall’Associazione Liberamente, per finire a tutti gli intellettuali che negli anni si sono espressi su tale argomento.

rocchetta2

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elena1

Elena è una ragazza solare, infaticabile nel perseguimento dei suoi obiettivi esistenziali, sempre in corsa per costruire, giorno dopo giorno, il suo futuro. Per quanto si impegni molto negli studi, essendo laureanda in scienze motorie (le manca un solo esame), già è impegnata in un tirocinio, a Napoli, in posturologia e ortopedia. Ma questo è ancor poco, perché nel frattempo, animata da grande spirito solidale, ha anche conseguito la qualifica quale operatore socio – assistenziale per infanzia e terza età. Ma la sua grande passione è la danza. Avendo fondato un’associazione che per l’appunto si chiama “Passion Dance”, tiene corsi a Lacedonia e a Bisaccia, attualmente presso il ristorante “Zì Nicolina”, ma a breve comincerà anche a lavorare come istruttrice presso la palestra di Nunzio Antolino, sempre a Bisaccia. Trova anche il tempo di tenere corsi di pallavolo. A nostro parere Elena, che ha vinto anche diversi concorsi di bellezza, costituisce uno dei tanti esempi di attivismo giovanile finalizzato all’autorealizzazione da un canto, ma anche a rendere la società di appartenenza più vitale. I complimenti di Lupus In Fabula.

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marilena

Auguri alla neodottoressa Marilena Pandiscia dalla redazione "Spazio Giovani" di Lupus In Fabula per il conseguimento della laurea presso l'Orientale di Napoli. Auguri estesi naturalmente all'intera famiglia. Che il futuro sia prodigo di gradissime soddisfazioni più che meritate!

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

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