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EMANUELA SICA

 

A volte diamo ascolto alla parte di noi più insolente, tenace, dura da scalfire. Quella che ci spinge a fare delle cose che non sempre hanno un risultato definito. Come quando proviamo ad analizzare qualcosa che di per sé non è semplice da analizzare, né conveniente. Ci improvvisiamo ricercatori di quella molecola che, una volta estrapolata, potrebbe essere in grado di cambiare il corso delle nostre esperienze oppure abbozziamo una risposta, decisamente parziale, per chiarire dove la natura ha fatto uno sbaglio. Eppure quando il dolore arriva e ci colpisce lo fa con una silenziosa potenza, o meglio prepotenza. E, da qualsiasi angolazione ci colpisca, riesce ad espandersi a trecentosessanta gradi. Allora, quasi inebetiti da quello che è appena successo, proviamo a strapparne una piccolissima parte. L’intento assurdo è metterlo su un vetrino e studiarlo, capirci qualcosa, trovare una cura. Ma si può analizzare qualcosa che ha una vita ed è attivo soltanto se è dentro di noi? Non credo sia possibile. Il dolore quando arriva, quando entra, disintegrando ogni barriera posta a difesa del nostro cuore, diventa parte di noi. Il dolore genera una sorta di endocitosi cellulare dove le nostre cellule internalizzano le molecole della sofferenza e, modificandosi nella forma della membrana plasmatica, creano uno spazio per racchiudere quel materiale venuto dall’esterno. Ed anche se ci colpisce con forme diverse (una fitta leggera, una dose di amarezza, una pulsazione indolente che va e viene e ad ogni ritorno sembra sempre più acuta e pesante) si infila così bene nelle fasce muscolari sino a penetrare nelle cellule, diventando parte del nostro dna. Allora come affrontiamo questo stravolgimento organico? Come affrontiamo il dolore? Dipende da noi. Alcuni credono che sia utile farsi anestetizzare dal dolore, per sopportarlo bisogna quasi assuefarsi. Altri lo accettano come un ingresso obbligatorio, senza possibilità di fuga. Altri lo elaborano trovando il punto di sutura di quel mondo oramai ridotto a pezzettini. Altri lo ignorano. Nonostante la ferita sanguini e sia infettata non avvertono nessun sentore di putrefazione. Per altri, invece, il miglior modo di affrontare il dolore è imparare a conoscerlo ed iniziare quella che potremmo qualificare come: convivenza forzata. Ad ogni modo non credo che esistano soluzioni univoche né risposte semplici da dare per affrontare questo argomento. Magari bisognerebbe fare un profondo respiro e contare fino a dieci. Magari al dieci il dolore trova un angolo segreto, un angolo sconosciuto a noi stessi, e li si nasconde. Eppure, anche se la maggior parte delle volte il dolore si sopporta, altre volte, quando uno meno se lo aspetta, ci colpisce basso, senza ritegno, senza rispettare le regole del gioco e non ci lascia più in pace. Questo accade quando a ferirci sono le persone che amiamo. Forse è per questo che l’unica risposta da dare al dolore potrebbe essere la convivenza. Perché la verità è che ogni volta che lo analizzi, lo elabori o lo accetti, la vita te ne porta sempre altro. Il carico continua all’infinito. Senza margini di tregua. Qualcuno dice: “per vivere bene, o solo degnamente, perdona chi ti ha portato quel dolore e … dimentica”. Sembra un buon consiglio ma non molto pratico. Quando qualcuno ci ferisce la prima sensazione è quella di restituire il dolore magari moltiplicato. Ma così facendo perdiamo di vista un elemento fondamentale. Chi ci ferisce non ci ama, altrimenti non lo avrebbe fatto. E restituire lo stesso dolore non solo non è logico ma è praticamente impossibile. Significherebbe che quella persona dovrebbe avere nel cuore la stessa emozione e sensazione che portiamo nel nostro. E non lo dico io che è una guerra persa in partenza, ci siete arrivati da soli.

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Un libro scritto dal noto avvocato Giuseppe Megliola nei due ultimi mesi della sua esistenza, mentre una feroce malattia lo stava consumando. Una testimonianza importante della vita politica degli anni sessanta, settanta e ottanta del secolo scorso, con innumerevoli riferimenti all'attualità, che è al contempo un testamento spirituale.

AUTORE: GIUSEPPE MEGLIOLA

EDITORE: DELTA 3 EDIZIONI

Info SUL LIBRO: 3386831696

In alternativa scrivere alla nostra e-mail

 

GIUSEPPE MEGLIOLA

Avv. Giuseppe Megliola

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Truffatori allo sbaraglio, ma in Irpinia prendono innumerevoli legnate. Nel mirino soprattutto gli anziani, che però ormai difficilmente ci cascano ed anzi denunciano i tentativi alle forze dell’ordine, permettendo loro di assicurare i responsabili alla giustizia. Non a caso il Comando Provinciale ha lanciato la campagna informativa “Difenditi dalle Truffe”, che a quanto pare sta dando ottimi risultati. Ultima truffatrice incappata nelle maglie ordite dai Carabinieri, nella fattispecie quelli della Compagnia di Mirabella Eclano, è una “signora” che si spacciava per promotrice di una nota ditta straniera di elettrodomestici con metodo di vendita a domicilio, stipulando falsi contratti d’acquisto nei confronti delle ignare vittime che si vedevano recapitare richieste di pagamento di un articolo che non avevano mai ordinato e né, tantomeno, ricevuto. Ci ha provato con tre casalinghe di Sturno, che naturalmente non ci sono cascate e che hanno denunciato. Immediate le indagini degli uomini dell’Arma, coordinate dal Procuratore della repubblica Dr. Rosario Cantelmo, che hanno individuato e deferito all’Autorità Giudiziaria la “furbetta”. Soltanto nell’ultimo mese la Compagnia Carabinieri di Mirabella Eclano ha già proceduto a smascherare sei soggetti responsabili di truffe on-line e un finto postino autore di truffe ai danni di anziani. Legnate da orbi per i truffatori.

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Questi sono i nomi e le motivazioni espresse dalla giuria dei primi tre classificati del concorso fotografico “ARIA – ACQUA – TERRA - FUOCO”, finalizzato alla valorizzazione delle bellezze del territorio dell’Appennino. Il concorso è stato organizzato da FotOfficine, gruppo di appassionati di fotografia e appartenente all’associazione di promozione sociale Sinergie con sede a Bisaccia. L’iniziativa si è collocata nell’ambito dell’evento “Appennino Futuro. Laboratorio Transumante” che si è appena tenuto nel Castello Ducale di Bisaccia l’8 febbraio scorso, ed è proprio in questa cornice che è avvenuta la proclamazione e la premiazione delle tre foto vincitrici.

1° CLASSIFICATO: SALVATORE GRILLETTO - “danzando sull’acqua” – Conza della Campania

Ottima composizione: la linea di fuga, immaginaria, che unisce la diagonale della foto è la stessa su cui si proietta l’intera rappresentazione dell’immagine. La dinamica visiva è ben sottolineata da una corretta posizione del soggetto che, nel suo itinerario, percorre l’intero spazio espositivo. Forte è l’impatto emotivo trasmesso, il bianco e nero ne enfatizza la percezione. Tecnica corretta e ben valutata: i tempi a disposizione hanno sicuramente contribuito a dover mettere sapientemente in campo le capacità dell’autore.

2° CLASSIFICATO: DANIELA GIANNANGELI - “risveglio” – Castelluccio di Norcia

Lo sguardo che induce alla calma. Le cromie riprodotte in primo piano convergono nel punto dove il nulla chiude in un grigio diffuso: colori e bianco e nero si bilanciano correttamente. Lo scatto restituisce appieno la bellezza incontaminata e maestosa di uno dei luoghi più suggestivi dell’Appennino.

3° CLASSIFICATO: DOMENICO NAPPO - “una finestra sul mondo” – Monte Pollino

Composizione ricercata ed al contempo equilibrata: il tronco, oggetto e soggetto rappresentato in primo piano, cinge interamente il panorama appenninico retrostante. Buona profondità di campo ben rappresentativa degli elementi raffigurati. Lo scatto esalta le particolari geometrie di madre natura. Ottimo impatto visivo.

Con le stampe di tutte le 34 fotografie che hanno partecipato al concorso lo staff di FotOfficine ha allestito una mostra all’interno di uno dei locali del Castello Ducale di Bisaccia, molto visitata nel corso dell’intera giornata di domenica 8 febbraio, non sono mancati gli apprezzamenti dei visitatori alle opere esposte.

Con le migliori 12 fotografie è stato realizzato un calendario che a breve sarà diffuso on line dagli organizzatori del concorso.

In una sala, appositamente attrezzata, è stato proiettato una video presentazione di fotografie dell’Irpinia, accompagnate da musica e poesie, gentilmente spedita a FotOfficine da Michele e Maria Pina Sisto. Un gesto di generosità e spontaneità, avuto da parte degli autori, molto apprezzato dagli organizzatori del concorso fotografico e dai tanti visitatori.

Da segnalare, sempre domenica 8 febbraio, la simpatica presenza delle “Invasioni Irpine”, gruppo di appassionati di fotografia che hanno invaso, in modo del tutto pacifico, Bisaccia; armati di macchine fotografiche sono stati accompagnati da ben tre guide per i vicoli del centro antico per poi approdare al magnifico Castello Ducale. Una bella e significativa iniziativa volta alla promozione dell’Irpinia, l’immagine del nostro territorio sarà sicuramente ben veicolata attraverso gli scatti fotografici dei componenti delle “Invasioni Irpine”.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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