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Si è laureata alla Sapienza di Roma in Sociologia e Comunicazione la giovane Adele Melillo Franzese, ma, come moltissimi giovani che hanno terminato il curricolo scolastico non ha ancora trovato occupazione consona agli studi effettuati. Certamente, però, non è tipo da perdersi d'animo ed anzi ha pensato di riscoprire la manualità artigiana come possibile fonte di occupazione, così come accadeva nell'ambito della cultura contadina. Se non che l'artigianato di un tempo oggi è possibile definirla arte, ovvero espressione della creatività umana. E' lei stessa a raccontare i motivi di questa sua scelta.

«Ho imparato da poco, da circa un anno, grazie ad una signora che realizza molti e bellissimi lavori a uncinetto, ai ferri e al chiacchierino. Mi sono avvicinata a questo genere di lavoro quando mia sorella, in attesa di mio nipote, commissionò a questa signora una copertina per la carrozzina. Le chiesi così di poter andare qualche volta a vedere come lavorava e se poteva insegnarmi a lavorare. Le "qualche volta" divennero ben presto tutti i giorni della settimana e mano a mano che vedevo la signora realizzare, con semplicità e passione, lavori stupendi, mi sono appassionata ogni giorno di più riuscendo, dopo un po’ di tempo, a farmi conoscere e vendere anche qualcosa. Ancora oggi coltivo questa passione assiduamente e dico sempre, anche a chi mi chiede come faccio ad avere tutta la pazienza che questo genere di lavoro richiede, che se solo potessi farei questo tutto il giorno».

E in tal modo Adele si è messa a produrre cose bellissime, come borsette di varia foggia, sacchetti per neonati, ma anche bijoux o addirittura bouquet di fiori ricamati all'uncinetto. A noi pare che questo sia il giusto modo di reagire alla disoccupazione giovanile, in attesa che giungano tempi migliori.

 

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Per chi non avesse mai visto la rievocazione storica della battaglia del 293 a.C., qui un compendio. Riprese e montaggio di Bruno Guerriero.

 

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Da qualche tempo vado registrando un rinnovato interesse per la storia antica del nostro popolo. Ritengo che l'insoddisfazione per un presente che ci vede contare meno di una pacca di fave ci induca a ripensare alle nostre origini, nella specie quelle preromane, ovvero ad una epoca della nostra storia nella quale godevamo, pur con tutti i limiti di quel periodo evolutivo, di ben altra importanza. E questo, io credo, ci può aiutare a riconquistare l'orgoglio necessario a reagire alla decadenza in atto.

Occorrono dunque azioni culturali mirate a cementare il senso di appartenenza ed è questo che si accingono a fare le associazioni e l'ammistrazione di Lacedonia. Qui partirà a breve un corso gratuito per valorizzatori del patrimonio culturale voluto dal comune, che ha anche affidato l'incarico ad un noto esperto di redigere un primo volume concernente la storia della comunità nelle epoche sannitiche e romane. Peraltro si va costituendo il "Gruppo Storico Sannitico Irpino", sul modello di quello Romano, che costituirà un nucleo importante per la promozione delle nostre origini. Iniziative imnportanti si registrano anche a Bisaccia, con la valorizzazione amministrativa in atto del Museo Civico Archeologico, a Monteverde, con la creazione di un percorso intorno alle mura pelasgiche sannitiche della Collina dell'Incoronata e a Conza Della Campania, che ha creato un iter nel parco archeologico dell'antica Compsa gestito con grande passione dalla Pro Loco guidata da Antonella Petrozzino.

Anche Aquiolonia - Carbonara fa la sua parte e a Calitri un giovane pittore, Francesco Roselli, ha posto in essere il progetto "Archeoartista", incentrato proprio sulle peculiartà archeologiche delle nostre zone. Attività, queste, che potrebbero fare la differenza tra la rinascita e l'annichilimento completo, come dimostra il grande successo dell'evento "Sanniti - la primavera di un popolo" tenutosi nello scorso agosto a Lacedonia e che dovrà essere senza dubbio ripetuto. Proprio a tale evento si riferiscono le splendide foto di Antonello Pignatiello che proponiamo in queste pagine.

 

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FOTO DI ANTONELLO PIGNATIELLO, TRANNE L'ULTIMA CHE E' DI MAX ANGELONI

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Ines De Leucio, affermata artista italo-australiana dalle radici ben salde in terra d’Irpinia, e per la precisione in quel di Altavilla Irpina, espone in questi giorni presso la Tornatora Art Gallery di Roma, zona Eur.

A pochi giorni dall’inaugurazione, notevole è l’interesse che hanno suscitato le due tele informali della pittrice De Leucio, nel percorso espositivo romano dal titolo “L’Arte, le Donne e l’Amore” curato da Anna Astrella e Maria Grazia Londrino. Nelle sue opere l’artista, che a breve rientrerà in Adelaide dove attualmente vive, fa emergere ancora una volta l’innato talento e con esso tutta la propria sensibilità e la libertà interiore, le sole che “permettono di sentire la materia pulsare e che ci rigenerano” come lei stessa sovente afferma.

In particolare, il critico d’arte prof. Claudio Lepri ha così sintetizzato l’arte di Ines De Leucio “La ricerca antropologica è costrutto e fondamento della produzione artistica di De Leucio, personalità complessa e al tempo stesso veritiera nellesposizione di una sapiente narrazione che ha il connotato di un astrattismo espressionista e concettuale. Le sue opere racchiudono la sofferenza e lanelito al riscatto, con labile alternanza di cromatismi che svelano le significanze simboliche della narrazione, fra tinte cupe e mirabili bagliori fluorescenti.”

La mostra è una collettiva di 20 artisti e nasce dall’idea di porre sotto i riflettori e omaggiare la femminilità e i sentimenti attraverso vari punti di vista artistici declinati da figure di primo piano del panorama italiano e internazionale.

La mostra e le opere della De Leucio restano a disposizione dei visitatori fino al 17 marzo, con apertura al pubblico tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.

 

TESTO DI ALBERTO DE ROGATIS

 

 

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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