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Che Antonia Gallicchio possedesse una grande voce e fosse molto brava anche a suonare lo sapevamo tutti. Ciò che ignoravamo è che, trasferitasi a Milano, queste sue doti hanno trovato giusta valorizzazione. Sabato prossimo, 14 marzo, infatti, debutterà presso il Teatro Oasi di Locate Triulzi, nel milanese, in un concerto denominato “Le Nuvole – Omaggio a Fabrizio De André”. Peraltro abbiamo scoperto che Antonia ha composto anche brani propri, che ella spera di registrare molto presto in studio. Tra gli astanti è prevista la presenza anche di musicisti di chiara fama, come il bassista storico della PFM Giorgio Piazza, quello di “Impressioni di Settembre” per intenderci, che con Fabrizio De André fu protagonista del celebre tour che seguì al rapimento del cantautore e della moglie in Sardegna.

I MIGLIORI COMPLIMENTI AD ANTONIA DA LUPUS IN FABULA!

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«Mi chiamo Dario D’Arena, nome d’Arte riconosciuto dalla S.I.A.E., Società Italiana Autori Editori, ma il mio vero nome è Dario Cafazzo. Sono nato a Bisaccia, un paese dell’estremo lembo dell’Alta Irpinia, là dove gli ultimi contrafforti dell’Appennino campano digradano stancamente verso il Tavoliere delle Puglie. Cominciai a coltivare la mia passione per la canzone napoletana fin da ragazzino, quando la radio mi portava in casa le voci ammalianti di Sergio Bruni e di Franco Ricci, di Nunzio Gallo e di Roberto Murolo, che per me avevano l’effetto di un balsamo sopra una ferita, relegato com’ero nel mio monotono e sonnolento paesino di montagna». Usava presentarsi sempre in questo modo, nel corso dei suoi numerosissimi concerti, Dario D’Arena, cantante e musicista, noto soprattutto per le sue composizioni, canzoni quali “Ingenuamente”, “Preghiera”, “La notte bruna”, “Pe n’ora ‘e freva”, che peraltro sono state interpretate anche da personaggi del calibro di Mario Merola. E proprio nella sua amatissima Bisaccia, per quanto abitualmente risiedesse a Napoli, in grazia soprattutto del suo lavoro artistico, volle concludere i suoi giorni, nella piena consapevolezza d’essere ormai giunto all’epilogo inevitabile della sua esistenza. Per diversi mesi, infatti, trascinò lungo i pendii del suo Golgota personale la croce di un male innominabile che non perdona, contro il quale aveva però combattuto con la tenacia ch’era suo tratto distintivo, accompagnato da una forza d’animo e da connotazioni caratteriali sempre e comunque predisposti all’ottimismo e al sorriso, che non mancava mai di regalare a tutti, quando le sofferenze prodotte dalla sua patologia decidevano di lasciarlo in pace. Nel corso della sua carriera di artista, iniziata nell’isola di Ischia, aveva ottenuto molti riconoscimenti, ma soprattutto era molto amato dalle popolazioni dell’Irpinia orientale, perché sapeva stringere rapporti amicali solidi e duraturi, specialmente nell’ambito della sua comunità di origine, quella di Bisaccia, ove non mancava mai di trascorrere lunghi periodi nel corso dell’anno.

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Anche il duo artistico FRABISMA ha partecipato alla giornata della creatività femminile di Bisaccia. Si tratta di Maria Libera Russo e Francesca De Gianni, che sperimentano con grande perizia la tecnica del mosaico. Come spiegano loro stesse: «La passione per il mosaico nasce dalla paziente natura e dall'inclinazione ad un lavoro minuzioso e certosino. In occasione della festa della donna abbiamo pensato di lavorare  sul tema dell'etnia e dell'unione tra i popoli che, pur se lontani, risultano avvicinarsi sempre di più alle nostre culture, e manifestare le loro in tutta la bellezza e diversità. Abbiamo preparato tre lavori rappresentanti due donne etiopi e un sole intitolato " Il sole d'Africa", tutto con la tecnica del mosaico in vetro su supporto in multistrato. Lo sfondo in specchio ci permette di riflettere qualsiasi cosa e soprattutto la nostra immagine che, però, in questo caso viene scomposta in mille pezzi e questo a sottolineare il fatto che ciò che spesso vediamo diverso da noi e magari denigriamo il più delle volte risalta e predomina su di noi che, di contro, scompariamo e ci scomponiamo come il sole che anche se nero, un richiamo alla diversa pigmentazione della pelle, è lo stesso che illumina quel'unico cielo che ci sovrasta».

I complimenti di Lupus In Fabula.  

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In principio lo gestiva Arturo, lo sciamano del villaggio che beccava tutti i numeri al lotto, quindi il bar di Largo Tribuni, ritrovo abituale della “Squadra del Collegio”, a due passi dal Circolo Tonino Arminio, fu rilevato dai coniugi Gelsetti e da allora, per antonomasia, fu definito il “Caffè di Finuccella”.

Era proprio lei, Serafina detta “Finuccella”, l’anima del bar che attirava tutti gli amanti del bigliardo.

E Finuccella, persona peraltro di gran cuore, sarà ricordata soprattutto perché non si lasciava saltare la mosca al naso se gli avventori la provocavano, rispondendo a tono e in forme anche molto aspre, anche se comunque sempre simpatiche. Chiunque gli fosse al cospetto, importante oppure no, doveva attendersi i suoi strali nel caso la facesse adirare. Due aneddoti su tutti.

Un giorno un ispettore scolastico, accompagnato da una schiera di professori del Magistrale, si recò a prendere il caffè, sul quale, povero lui, ebbe qualcosa da ridire. Non avesse mai parlato, perché Finuccella, immediatamente, lo fulminò prima con lo sguardo e poi con le parole. Gli disse, infatti: «Quann la nev s’ squaglj éss’n tutt’ li strunz!» (Quando la neve si scioglie affiorano tutti gli stronzi!). Immaginabile come ci rimase di sasso, mentre la gente intorno rideva.

Altro malcapitato, un presidente di commissione dell’esame di Stato al Magistrale. Abituato al servilismo, costui pensava che tutti, nel paese, fossero disposti a diregire le sue uscite. Non era affatto così, perché il suo orgoglio si infranse contro Finuccella. Servitogli il caffè, si accinse a porne un altro sul banco per un cliente diverso. Al che il presidente le disse: «Guardi che le ho ordinato un solo caffè!», mentre Finuccella, prontissima, lo apostrofò: «E chi cazz t’av ritt ca t’ né piglià rui? Pigliat’ ssù cafè e vafangul!» (E chi cazzo ti ha detto che devi prenderne due? Prenditi il tuo caffè e vaffanculo!).

Finuccella era fatta così, ma era anche estremamente generosa, soprattutto con le persone in difficoltà.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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