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Auguri alla neodottoressa Marilena Pandiscia dalla redazione "Spazio Giovani" di Lupus In Fabula per il conseguimento della laurea presso l'Orientale di Napoli. Auguri estesi naturalmente all'intera famiglia. Che il futuro sia prodigo di gradissime soddisfazioni più che meritate!

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Ed anche quest'anno il rito della rottura della pentolaccia, in lacedoniese "pignata", è stato celebrato. Esso affonda le radici nella notte dei tempi, e deriva, con certezza quasi assoluta, da feste di natura pagana di epoca romana. Rompendo la pentola, metaforicamente si frantumava l'inverno e quindi si lasciava libera la primavera, imprigionata nell'argilla del freddo, di profondere i suoi doni. Ottima l'organizzazione della Pro Loco "Gino Chicone", cui vanno i nostri complimenti. Gli argomenti relativi alla ritualità festaiola tipica della cultura contadina saranno da noi approfonditi in seguito.

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il pozzo del miracolo

Alfonso Amarante, nel suo pregevole testo dal titolo “Gerardo Maiella - Strada Facendo”, a proposito di Lacedonia si esprime in questi termini:

«Lacedonia è stata, ed è forse, la città più legata e cara a Gerardo, nella buona e nella cattiva sorte. Sua residenza per quattro anni (1740 – 1744), l’ha frequentata, poi, spesso, a più riprese, per diversi mesi...»

Nei fatti non si può che concordare con l’ottimo studioso, anche perché la storia della “santità” di Gerardo trova proprio tra queste strade antiche, oggi vestite dei cementi nuovi del dopo terremoto, i momenti fondamentali del suo farsi. A Lacedonia, infatti, avvenne il primo miracolo attestato e posto in essere in presenza di testimoni.

Gerardo era stato assunto in qualità di servitore dal Vescovo Albini, pastore della diocesi di Lacedonia , essendo suo conterraneo. L’iconografia tradizionale ci mostra l’alto prelato nelle vesti di uomo collerico e per nulla incline alla dolcezza, anzi piuttosto rude nei modi e addirittura manesco. Probabilmente tale tradizione amplifica le caratteristiche negative del pastore d’anime per fare in modo che le virtù gerardine di pazienza e di sacrificio rifulgano ancora di più. Nei fatti, però, quella era un’epoca nella quale l’educazione dei giovani passava attraverso la frusta e non è escluso che anche la pedagogia dell’Albini si basasse sul celebre detto popolare “mazz’ e panell’ fann’ li figl’ bell’” (bastone e pane rendono i figli belli).

Accadde dunque un giorno che, uscito il Vescovo, Gerardo chiuse la porta degli appartamenti episcopali e si recò ad attingere acqua al sottostante pozzo. Poggiata la chiave sull’antica pietra circolare che ne costituisce il bordo (oggi ancora visibile), questa gli cadde accidentalmente in acqua poggiandosi sul fondo. Non fu certamente il timore della punizione a preoccupare Gerardo, anche perché egli ricercava la penitenza in tutti i modi, e quando non la trovava in altri se la infliggeva da solo. Fu invece il pensiero che avrebbe dato un dispiacere al suo Vescovo ad intristirlo oltremodo, al che fece la sola cosa che gli venne in mente in quel momento: decise come sempre di affidarsi a Gesù. Corse in chiesa e staccata la statuetta di un bambinello dalle braccia di un santo, la cinse alla vita con una corda e la calò nel pozzo pronunziando due semplici parole: “Pensaci Tu”. Tra la meraviglia degli astanti, tirata su la statuetta, si vide che questa recava tra le mani la chiave perduta.

Era giovanissimo, all’epoca, Gerardo, ed ancora non era in odore di santità, essendo per altro reputato piuttosto alla buona. Per quanto, dunque, le biografie postume ci dicano che anche in infanzia egli era stato protagonista di eventi prodigiosi, questo è il primo miracolo “attestato”, ovvero riconosciuto ai fini della beatificazione del Santo.

Il Pozzo è allo stato dei fatti visitabile nei locali dell’Episcopio, che ospitano il museo dedicato proprio al nome di San Gerardo Maiella, e sorprende non poco che esso non goda ancora delle visite che merita.

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CALITRIDISCARICA

Questa non è l’Irpinia che vogliamo. Non si può rendere il territorio un immondezzaio, neanche nelle sue parti più piccole, ponendo a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Pertanto diciamo “ben fatto” ai Carabinieri della Compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi che si impegnano senza soluzione di continuità nel contrasto al lavoro irregolare ed a quelle violazioni commesse tanto in materia ambientale quanto di sicurezza sui luoghi di lavoro, ancora troppo spesso teatri di incidenti, le cui conseguenze sono rese maggiormente tristi dal fatto che, il più delle volte, risultano corollario del mancato rispetto di normative e procedure di sicurezza.

E dunque chapeau ai militari della Stazione di Calitri, coadiuvati da quelli del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, che, nell’ambito di mirati servizi disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Avellino, hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Avellino, diretta dal Procuratore Dott. Rosario Cantelmo, il rappresentante legale di una fabbrica di Calitri per gestione non autorizzata di rifiuti e per la presenza, all’interno del perimetro dell’azienda, di una discarica abusiva, consistente in polveri e fanghi classificati come rifiuti speciali. L’intera area è stata sottoposta a sequestro penale, in attesa che vengano autorizzate dall’Autorità Giudiziaria le analisi qualitative sulle sostanze presenti sul terreno.

I controlli sono stati quindi estesi anche alla verifica delle norme in materia di sicurezza e lavoro in nero: pur non essendo state riscontrate irregolarità dal punto di vista penale, sono state tuttavia elevate sanzioni amministrative pari a circa 50.000 euro per violazioni riguardanti la sorveglianza sanitaria dei lavoratori dipendenti.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

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