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Prostituzione Strada

Pagare in cambio di sesso è già in sé poco dignitoso, ma sborsare denaro in cambio di nulla è proprio da fessi. Non si conosce il numero dei polli che una trentenne casertana, che aveva preso la sua residenza a Mercogliano, abbia spennato nel tempo, ma fonti ufficiali parlano di un cospicuo numero di vittime delle estorsioni della finta signora della notte. Li adescava telefonicamente e dava loro appuntamento in un parcheggio a Torrette di Mercogliano, fissando un incontro in un fantomatico appartamento vicino e facendosi pagare in anticipo. Naturalmente non concedeva loro nulla, ma cominciava anche a ricattarli, minacciando di farli bastonare dal suo "magnaccia", del tutto inesistente, o di informare le famiglie dei pesciolini che finivano nelle sue reti. E la cosa si è protratta fino a stamattina, perché il sex trade della creativa pregiudicata è stato interrotto dai Carabinieri della Stazione di Mercogliano, i quali, con quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile di Avellino, l'hanno tratta in arresto in esecuzione all'ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Avellino, in seguito a lunghe indagini dei Militari dell'Arma coordinate dal Procuratore della Repubblica Rosario Cantelmo.

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grande vecchio

In Italia li chiamiamo Nonno e Nonna. In Inglese vengono chiamati Grandfather e Grandmather. In Francia vengono chiamati Grand - Père e Grand – Mère. In queste tre lingue, nella definizione, certamente viene espresso il senso di affetto e di tenerezza che noi nutriamo per i “ nostri vecchi”.

Ma dal lato strettamente lessicale, nelle tre definizioni, si può riscontrare uguaglianza o una differenza? A mio parere, nonno e nonna, sono parole cariche di affetto e inducono tenerezza, ma rispetto a Grande Madre e Grande Padre, detto in lingua italiana, riguardo alla dignità delle persone e all’importanza che hanno, o che dovrebbero avere, nella famiglia, possono apparire “riduttive”.

In molti casi, purtroppo, esiste la concezione che i nonni, in quanto non solo anziani, ma anche vecchi, non abbiano più nella famiglia quel valore morale e quell’utilità che, invece, per la loro esperienza, per la loro saggezza, e, non ultimo, per il loro acquisito economico, in molti casi, dovrebbero meritare. Anche, e soprattutto, in questo periodo di crisi, sotto l’aspetto sociale, i nonni sono tornati ad essere molto “importanti” nella famiglia e nella società, diventando in molti casi dei “veri modelli di riferimento”. Come scrive lo scrittore Cristiano Gatti: «Tutte le statistiche, e le analisi, segnalano che il vero salvagente per le ultimissime generazioni, sono proprio loro, gli anziani, costretti spesso a ricominciare da capo, mettendo mano ai risparmi, cucinando per i figli e nipoti, ospitando le coppie giovani nelle loro stanze libere, facendo da baby- sitter ai nipoti, perché la mamma e il papà non ce la fanno a pagare l’asilo. I nonni sono il nuovo faro e l’approdo; sono, di nuovo, al centro del sistema; sono fondamentali e insostituibili. Non parliamo poi del patrimonio ideale di saggezza o di vera esperienza, che mettono sempre a disposizione per chi abbia quantomeno la voglia di ascoltare».

Per quanto sopra, restituendo loro il vero significato della loro opera all’interno della famiglia, forse sarebbe più giusto e qualificante chiamarli “Grande Padre e Grande Madre”, come, opportunamente, in lingua inglese e in francese, vengono indicati. Questa definizione, anche in lingua italiana, suona benissimo e restituirebbe Loro, anche in Italia, un po’ di dignità e gratitudine per quello che hanno fatto, che stanno facendo, e che, anche in futuro, potranno fare.

Concludendo :

NON CHIAMIAMOLI “ NONNI”….. CHIAMIAMOLI GRANDI.

 

Maestro del Lavoro Aldo Pampana

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ema nuela

Guardando il buio del soffitto che ci divide dalla pesantezza di cieli umidi, in quelle notti insonni che nessuno di noi ha mai contato, spesso ci poniamo delle domande. Domande che magari, ad occhi aperti e con la luce del sole, non siamo neanche in grado di formulare. Tanto il giorno è abbagliante ed i colori ci strappano, solo per una mera casualità, quella melanconia che appartiene al nostro essere più privato. Quell’essere che, nel nascondiglio notturno, ci sussurra chi siamo veramente. Cosa pretendiamo da noi stessi, cosa pretendiamo dagli altri, in una partita senza margini di errori ma ricolma di incertezze. Incertezze che generano paure. Dalla più piccola alla più grande. E quella che ci travolge, come uno scacco matto al re o alla regina è forse la paura più grande: la paura di essere felici. Così quando ci interroghiamo sulle ragioni che ci portano a dire, o a pensare, che forse saremmo  stati più felici da soli, il più delle volte la risposta esce senza una logica ben definita. Come una radice che spacca, improvvisamente, il terreno. Tutti i terreni, anche quelli più duri e cementificati. Forse lo diciamo perché pensiamo che quando ci doniamo  completamente, quando amiamo senza limiti o confini, e poi la fine arriva a mettere un punto di sutura alle nostre emozioni allora, forse, non siamo in grado di farcela. Allora pensiamo che, forse, è decisamente più facile, o meglio conveniente, stare da soli. Questo perché se ci affidiamo ed impariamo ad aver bisogno di qualcuno, di qualcosa, dell’amore insomma, e poi questo, magari, si traduce in un’illusione, un miraggio che per un attimo prende il senso del reale e poi ritorna evanescente, cosa ci succede? Se ci appoggiamo all’amore e fondiamo su questa condizione tutta o buona parte della nostra vita, cosa succede se alla fine ci vengono tolte le fondamenta mentre siamo intenti a costruire il tetto? La domanda è sempre la stessa. Quando, pur non decidendo di amare, amiamo lo stesso… potremmo mai sopravvivere al dolore che sopraggiunge quando non veniamo amati allo stesso modo oppure veniamo abbandonati? Perdere l’amore  è una lesione inferta con precisione chirurgica al nostro organo principale, il più importante ma il più debole e senza protezioni. Ammettiamolo. Chi ha inventato il cuore lo ha fatto con troppa superficialità. Non ha creato nessuna protezione. Non ha creato un lucchetto che, una volta aperto, si possa chiudere a chiave. Non ha creato né mani, né dita, per evitare un abbandono. Un distacco. E quando qualcuno entra non possiamo fare quasi nulla per trattenerlo, quando decide di andarsene. Se vuole restare deve farlo autonomamente, senza che noi possiamo fare o dire nulla per fermarlo. E’ vero. Il cuore ha una porta girevole ma ha sempre un interno di argilla. Prende la forma del suo inquilino. Si conforma così bene a quella persona che  quando questa decide di andarsene, se decide di farlo, quello che rimane è un cuore diverso. Il cuore non è in grado di trattare l’uscita come una cosa naturale. Non è un albergo dove, una volta fatto il check-out, si rifà la stanza, si cambiano le lenzuola, le asciugamani, si pulisce tutto per garantire l’ingresso di nuovi ospiti. Eppure non credo sia una questione di chi entra, credo, piuttosto, sia una questione di chi decidiamo di far entrare e del rispetto che quella persona decide di avere, non solo per quello che è un nostro organo vitale, ma per noi stessi. Ma, tralasciando le azioni e l’accortezza che ci aspettiamo da chi entra (la dipendenza è sempre un grave errore) sarebbe comodo se si potesse cambiare, quell’organo oramai modellato ed impregnato del vecchio inquilino. Già, cambiare e prenderne uno nuovo...se solo avessimo ciò che per le auto è una ruota e per noi potrebbe essere un cuore di scorta.

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incontrada pignotta 7 8 Marzo

Vanessa Incontrada, la showgirl spagnola addivenuta a fama nazione perché per lungo tempo conduttrice di Zelig accanto a Claudio Bisio, calcherà le scene del Teatro Comunale di Lacedonia domani, sabato 27 febbraio, interprete femminile della commedia “Mi Piaci perché sei così”, con Gabriele Pignotta, che ne è anche il regista. È una deliziosa commedia sulla coppia moderna, che vede quali ulteriori interpreti Fabio Avaro, Siddharta Prestinari. La trama è imperniata sulle vicissitudini di Marco e Monica, che sono innamorati e sposati da qualche anno, ma che, dopo la passione iniziale, come spesso in tante storie d’amore, arrivano ai primi screzi ed ai primi cenni di noia. Quando la loro storia sembra essere arrivata alla deriva, provano un’ultima estrema soluzione: una terapia di coppia sperimentale che metterà i due protagonisti in condizione di vedere il mondo con gli occhi del partner. Tre mesi a parti scambiate! Al loro fianco un’altra coppia, Stefano e Francesca, i vicini di casa, che invece rappresentano la classica coppia di facciata nella quale i due partner sembrano felici agli occhi degli altri, ma in realtà si detestano profondamente e non hanno il coraggio di dirselo. La vita di queste due coppie si intreccerà fino a quando il coperchio salterà e nasceranno situazioni bizzarre e occasioni di puro divertimento. La commedia regala in tal modo un’occasione per ridere, divertirsi e riflettere sulla condizione di coppia 2.0.

TEATROCOMUNALE

VEMERDI' 27 FEBBRAIO 2015 - TEATRO COMUNALE DI LACEDONIA - APERTURA PORTE ORE 20.15

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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